Una Wit che non c’entra nulla con le wit

“Maledetti” i belgi e la loro “lingua”, incomprensibile ai più e fuorviante per molti. Quando ho letto sulla label di questa (ottima) birra di Hof Ten Dormaal il primo dei due nomi (wit) l’ho subito archiviata mentalmente come la nuova blanche di André Janssens, ospite anche quest’anno al Villaggio. Nel momento in cui me la sono bevuta, ne sono rimasto (ovviamente) spiazzato: niente a che vedere con una blanche, nessuna speziatura tipica delle birre di questa categoria, una (seppur ottima) amarezza diffusa e una gradazione alcolica (8% abv) troppo importanti per appartenere ad una blanche. Quindi, riprendo in mano la bottiglia, scandaglio meglio la label, e capisco.

Wit Goud vuol dire oro bianco: con queste parole  i belgi della zona di Kampenhout (dove il mastro birrario ha trascorso la propria infanzia) chiamavano (e continuano a chiamare) la cicoria (witloof in fiammingo), un ortaggio che ha fatto (e continua a fare) la fortuna commerciale degli abitanti di questa zona, portandovi una bella prosperità economica. La Francia è il primo produttore mondiale della indivia, spesso venduta avvolta nella carta blu, per proteggerla dalla luce e preservare così il suo colore pallido e il suo sapore delicato. Il Belgio la segue a ruota, vendendone ingenti quantità in 40 diversi paesi. Il triangolo belga della produzione della cicoria è quello che racchiude le zone di BruxellesMechelenLeuven; ma il punto di partenza “storico” è stato Schaerbeek, dove nel 1830 (narra la “leggenda”) in piena guerra contro i Paesi Bassi  Jan Lammers, imprenditore locale, scoprì casualmente il modo di poterla coltivare “scientificamente”, mettendone durante l’inverno le radici nella propria cantina, al buio, nascoste da uno strato di sabbia. Fu poi il botanico Frans Bréziers, negli anni intorno al 1850, a razionalizzarne ancora di più la coltura, grazie a successivi esperimenti che condusse nel Giardino Botanico di Bruxelles, del quale era uno dei responsabili. Ad oggi la cicoria belga (o indivia o radicchio selvatico) si è guadagnata, in patria, fama ed onori: ad essa è dedicato un museo a Kampenhout, e sono ben due i marchi europei che la tutelano, quali prodotti regionali storici e di qualità.

E di cicoria Andrè Janssens ne coltiva anche nei campi limitrofi al proprio birrificio; e ha deciso di usarne un po’ per questa sua Wit Goud. Ha aggiunto al mosto di birra, nell’ultima mezz’ora di bollitura, un po’ di radici essiccate di cicoria, per conferire alla birra un particolare tipo di amarezza. Non che non abbia usato il luppolo; solo che ce ne ha messo di meno, rispetto al solito. Ne sono saltati fuori 6.000 lt. di “birra alla cicoria” che hanno preso (letteralmente) quasi totalmente il volo per gli USA, dove le birre della Hof Ten Dormaal stanno riscuotendo un grande successo. Dalle nostre parti (europee) ne è rimasto solo il 10% della birra prodotta; staremo a vedere se per il futuro le proporzioni cambieranno, perché la birra, davvero, merita.  La birra è robusta (abv 8%) e rotonda allo stesso tempo, di un bel colore biondo aranciato (relativamente simile a quello della blonde) e dalla bella testa di schiuma, fine e scoppiettante. Non è che la cicoria la senti all’odore, e anche l’amaro che caratterizza la birra non è sicuramente di tipo “vegetale”. Di fatto si ha la sensazione di una caratterizzazione relativamente diversa della componente amara, meno astringente e più soffusa/diffusa, meno impegnativa e più “collaborativa”. Mantiene a lungo, la birra, carattere e bevibilità, freschezza e completezza, garantendo fino alla fine un bell’equilibrio generale. La struttura maltata regge e si fa riconoscere, poche le sensazioni fruttate (sia all’aroma che al gusto), decisa la frizzantezza, moderata la speziatura, solenne la pulizia finale. Un’altra bella prova di questa farmer house brewery belga, la prima birra alla cicoria della quale si ha notizia, che si è meritata perfino un servizio in Tv e che speriamo di poter nuovamente “testare” al prossimo Villaggio. Terrificante, nella sua progettazione grafica, la label di questa birra, che intende riprodurre il particolare di un quadro che l’artista belga Gust Dierickx ha dedicato ai raccoglitori di cicoria. Assaggiata in bottiglia da 0,375; alc. 8% vol.; © Alberto Laschi

5 Responses to “Una Wit che non c’entra nulla con le wit”

  1. Filippo

    interessante!
    Mi ricorda un po’ la mossa di BI-DU con la Ley Line, miele di corbezzolo come amaricante!

  2. Alberto Laschi

    birra davvero interessante, te lo assicuro. Niente a che vedere con alcuni esempi davvero poco bevibili di birre simili. E’ davvero buona e ben fatta

  3. Resumé dal Belgio | inbirrerya

    […] prodotti della tradizione agroalimentare belga, come il Burro delle Ardenne, il Patè gaumais e la cicoria. In Germania è la Kolsch di Colonia a potersi fregiare del marchio […]

Lascia un commento