I venerdi del Villaggio (#1)

Iniziamo, con questo post, la serie dei Venerdì del Villaggio, un appuntamento fisso (o almeno il più fisso possibile) nel quale cercheremo di presentare un po’ più da vicino le birre dei birrifici italiani presenti a Bibbiano il prossimo Settembre. Una specie di preview, per non farsi trovare “impreparati” all’appuntamento settembrino. Si comincia con il progetto Loverbeer di Valter Loevrier, birraio dell’anno per il 2010, già ospite su queste pagine con la Papessa, la sua splendida imperial stout. Birra che al Villaggio ci sarà, assieme alla sua evoluzione, la nuova Marche’l Re, una IICSS (italian imperial coffe spiced stout); le altre birre presenti a Bibbiano saranno la Madamin, la Dama Brun-a e la D’UvaBeer.  Una birra, la Marche’l Re, che porta il nome di un gioco di carte piemontese, ancora “praticato” in quei bar di provincia, nei quali si accompagna il gioco con una consumazione di caffè e fernet. Una birra che nasce come la Papessa, con la variante rappresentata dal fatto che viene poi fatta affinare per 12 mesi in barrique, addizionata di caffè e spezie, che le regalano (Kuaska dixit) quelle eleganti note di china (fra le altre) che un po’ ricordano il mix caffè/fernet citato prima.

Per una birra che ci sarà, al Villaggio, una birra invece che non ci sarà, ma della quale non si può non parlare, tanto è unica nel suo genere: la Beerbera. Una birra che per parlare della quale si deve prima “sterzare” sul vino. Lo dice già il nome: in questa birra l’ospite d’onore (insostituibile) è il vino, e non un vino qualsiasi, ma “la” Barbera; che al femminile è il vino, mentre “il” Barbera è il vitigno, uno fra quelli a bacca rossa più diffusi nel Piemonte. Vitigno robusto, dalla resa produttiva elevata, uno fra quelli che meglio resiste agli attacchi dei parassiti e alle mutazioni climatiche, coltivato nella zona di Asti fin dal 1700 circa, da dove poi ha “invaso” tutto il resto del Piemonte. Tanto per rendere l’idea, nel solo Monferrato, sono 15.000 gli ettari coltivati a Barbera. Dal 1970 è arrivato per questo vitigno il riconoscimento di Denominazione di Origine Controllata,e ad oggi sono ben 88 i vini DOC e DOCG prodotti con Uva Barbera. Di questo pregiato prodotto del suolo (e della sapienza contadina) piemontese Valter ne fa un uso “spregiudicato” per la sua Beerbera, una fruit beer con abv 8%. Aggiunge, infatti, al mosto di birra,  uva Barbera d’Alba (di Pioiero), pigiata e diraspata. Aggiunge uva e non mette lievito, Valter, in questa birra, perché ci “pensa” il vino: il 20% del mosto di uva presente in questa birra attiva, infatti, il vero e proprio processo di fermentazione (spontanea), grazie ai lieviti presenti nella buccia dell’uva stessa. Fermentazione che si dipana completamente in legno, tassello fondamentale della filosofia produttiva che Valter si è dato. Birra che viene da lontano: i primi esperimenti di quella che poi diventerà la Beerbera risalgono al 2003, con gli ulteriori, decisivi passaggi produttivi che si sono consolidati nelle due vendemmie successive. Quindi nessuna casualità, né estemporaneità, ma una ricerca seria e ponderata, per un risultato finale sorprendente. Birra dal bel colore rosato, leggermente opalescente, dalla schiuma quasi assente, nella quale ci senti molto vino e molta frutta, fin dall’olfatto. E’ fresca e vigorosa al naso, con molta frutta rossa (ciliegia, amarena, fragola) e un leggero tono legnoso, che non la caratterizza, ma che le dona una variante importante. Ruffiana al palato,ti acchiappa con grande facilità: regala, anche qui, una freschezza intrinseca, un equilibrio quasi insperato fra note vinose e tenui sensazioni acido/lattiche. Relativamente piatta, delicatamente amaricante, ha un finale come una assenza: è birra che arriva, colpisce (per equilibrio, fantasia, sapienza) e poi scompare deliziosamente, lasciando una grande sensazione di pulizia. Da dimenticarsi in cantina, per anni: sono certo che può solo migliorare, al buio, con il tempo. Assaggiata in bottiglia da 0,375; alc. 8% vol.; © Alberto Laschi

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