I venerdi del Villaggio (#3)

Ancora una volta protagonista del post settimanale dedicato alla preview di alcune birre che saranno protagoniste nella prossima edizione settembrina del Villaggio è Valter Loverier, con due delle sue raffinate birre, la D’UvaBeer e la Madamin, da me assaggiate in bottiglia, ma che troveremo, sempre a settembre, entrambi alla spina. A dire la verità la Madamin l’ho assaggiata sia nella versione bottled che in quella on tap, e l’ho trovata, in entrambe le versioni, splendida. Ma non anticipiamo troppo i giudizi, e partiamo ancora una volta dal vino (come per la BeerBera) per parlare di una delle birre di Loverbeer.

Nel caso della D’Uva Beer si “deve” partire dall’uva Freisa, vitigno a bacca rossa che si coltiva nelle zone di Asti, Casale Monferrato, Chieri, Alba e anche Pinerolo (per un totale di 21 fra vini DOC e DOCG prodotti con quest’uva).  Vitigno carico di cinque secoli e più di storia, visto che le prime notizie che lo riguardano fanno riferimento ad un transito di alcuni carri carichi di questi vitigni dalla dogana di Pancalieri, in provincia di Torino, nel 1500. La prima descrizione dedicata alla “Freisa” risale invece alla fine del 1700, ad opera del Conte Giuseppe Nuvolone-Pergamo, direttore dell’Orto Sperimentale della Reale Società di Agricoltura di Torino, che inserisce il vitigno fra le uve nere piemontesi di prima qualità.  Per la sua D’Uva beer Valter aggiunge una percentuale significativa di mosto di uva Freisa durante la fermentazione, assieme (questa volta) al lievito,  un saccaromiceto in grado di aggredire, oltre che il mosto di birra, anche quello di uva (parole di Valter stesso). Presentata per la prima volta al Salone del Gusto del 2010, questa birra delicatamente ma anche decisamente vinosa è alcolica alla stessa maniera della Beerbera (8% abv), si/ci regala un bel colore ambrato/arancio e non nasconde la propria intrigante, complessa (senza essere complicata) personalità. Per niente acida, né all’olfatto né al gusto, è ricca di una bella freschezza vinosa, di una altezzosa eleganza fruttata e di quella punta di frizzantezza asprigna che la rende perfettamente dissetante. Frutta  rossa astringente che “circola” liberamente (fragola, lampone), un leggera ma inconfondibile nota citrica e un tocco di acidità lattica che chiude il cerchio. Per farle il complimento “definitivo”, ha quel corpo perfetto che non ti stucca né ti ammazza, quell’equilibrio invidiabile che te la fa ricercare sorso dopo sorso, e te la fa lungamente ricordare una volta terminata. Assaggiata in bottiglia da 0,375; alc. 8% vol.; © Alberto Laschi

Dop0 due birre brassate in coabitazione con il vino, un’altra, la Madamin, che il vino lo ricorda e lo tira in ballo per l’uso che Valter fa della maurazione in botte. Una oak amber ale, la “signora giovane” del birrificio piemontese, la versione giovane di quella oak aged Ale (che si chiamerà Dama Brun-A) che verrà immessa sul mercato nel corso di questo 2011 e che potremo assaggiare a Settembre, alla spina, al Villaggio. C’è tanto Belgio dietro questa birra, il Belgio brassicolo ancorato alla tradizione produttiva prettamente fiamminga delle oud bruin: fermentata in tini di rovere, elegante ma non pretenziosa, elaborata e non cervellotica. Bevendola, ci si accorge che Valter ne ha davvero bevute tante di oud bruin, dalle quali ha, in effetti, imparato tanto per la sua Madamin. Anche questa birra ha il  “colore Loverbeer“, un vero e proprio marchio di fabbrica, un delicato ambrato/aranciato, schiuma poca  e non molto persistente, naso davvero tipico “da botte”, con un vinoso anticato e pungente che ti porta subito fra cantine in penombra e rusticamente polverose. Al naso è asciutta e leggermente acida, più bretta che lattico al palato, con una acidità, in questo caso, più pronunciata. Un luppolo non emarginato la rende pulita  e dissetante, dandole la giusta dose di tenore amaricante, adatto a stemperare la caratterizzante matrice vinosa. Non esagera mai, con un finale armoniosamente amaricante che ne conferma eleganza e personalità. Produzione laboriosa, per un ottimo risultato finale: l’ennesimo. Assaggiata alla spina; alc. 8% vol.; © Alberto Laschi

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