Il Barley “estivo”

Parlare di Nicola Perra e delle sue birre è sempre un piacere: ottima persona, birre ottime e sempre a posto, una eleganza e una pulizia produttiva con pochi rivali, in Italia, un grande apprezzamento anche all’estero. Le sue birre (ad eccezione delle BB10 e delle due BB evò, per ovvi  motivi) sono fra le più adatte alla stagione estiva, per la loro intrinseca carica di freschezza; per questo, dopo aver già parlato di Tuvi Tuvi, Zagara e Friska, completo il range di questo splendido birrificio sardo con le tre birre che ancora mancavano, la Toccadibò, la Macca Meda e la Sella del Diavolo.

Come sempre, il nome che Nicola sceglie per le proprie birre non è mai banale, ancorato al territorio e la Toccadibò, in questo, non fa eccezione:  l’espressione gergale campidanese “toccadibò” (dalla quale la Toccadibò prende il nome) è comunemente usata per incitare cani e cavalli, ricordati anche nella label. Birra brassata  nello stile delle abbey tripel, alle quali non ha quasi niente da invidiare,  splendidamente beverina, pulita e rinfrescante, dal colore lucente, di un dorato leggermente opalescente e con bei riflessi aranciati. Ha schiuma pannosa e persistente, con un naso ricchissimo, delicato ed equilibrato: il fruttato la fa da padrone, un fruttato delicato e allo stesso tempo lussureggiante, di albicocca e pesca, di miele millefiori, arancio e pompelmo, con un luppolo fragrantemente aromatico e leggermente astringente, che fa perfettamente il proprio lavoro. Il corpo è rotondo, morbido, ed inizia con una nota calda e avvolgente, per poi virare quasi subito su di una sensazione nettamente secca (ma non troppo astringente), che azzera un po’ il plafond fruttato e leggermente maltato della birra. Questo taglio netto e asciutto la rende nuovamente più che desiderabile; una leggera nota amara sul finale (amaretto) la fa ricordare a lungo, con piacere. Riassaggiata con un po’ di cantina sulle spalle, rivela personalità e corpo ancora più importanti e ben costruiti: una (ottima) tripel made in Maracalagonis. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 8,4% vol.; © Alberto Laschi

Non è “molto pazza” (“macca meda”) la Macca Meda, la amber ale di casa Barley: è solo e soltanto “molto buona”. Nessuna follia creativa, brassata nella stessa maniera impeccabile delle altre “creature” da parte di Nicola ; una  amber ale di grande respiro e di ottima complessità, accompagnata dalla “solita” splendida bevibilità. Un bel colore aranciato, mediamente opalescente, e un cappello di schiuma cremosissimo e compatto, che resta dov’è per molto tempo. Grazie ad un uso calibratissimo del luppolo First Gold, il naso (splendidamente fresco e fragrante) ha gustose note aranciate e di albicocca, con un sottofondo leggermente asprigno e speziato. In bocca è rotonda, corposamente morbida e allo stesso tempo acutamente dissetante: la frizzantezza di media entità le conferisce grande equilibrio gustativo, lo stesso equilibrio che permane nel retrogusto, intrigante, nettamente amaricante e particolarmente piccante. Una vera e propria esplosione di sapori e odori, che, e qui sta la maestria del mastro birraio, si presentano in perfetta sequenzialità e omogeneità. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 7,8% vol; © Alberto Laschi

 

La Sella del Diavolo è il promontorio che sorge a sud di Cagliari e separa la spiaggia del Poetto da quella di Calamosca. La leggenda racconta che un giorno i diavoli, attratti dalla bellezza del golfo di Cagliari cercarono di impadronirsene. Dio mandò allora i suoi angeli, guidati dall’arcangelo Michele, a combattere contro Lucifero e i suoi seguaci. La battaglia fu combattuta nei cieli del golfo, e ad oggi sopravvivono ancora due teorie riguardanti il suo esito: la più conosciuta vuole che Lucifero, in fuga, disarcionato dal cavallo, perse la propria sella, che cadde nelle acque del golfo e, pietrificandosi, diede origine al promontorio; l’altra racconta che il demone, durante la battaglia, cadde sul promontorio dandogli l’attuale forma. Ancora oggi si racconta che gli angeli mandati dall’Onnipotente mantengano fede al loro compito e continuino a proteggere il golfo, chiamato per questo Golfo degli angeli. Tutto questo per dimostrare una volta di più il radicamento sul territorio di Nicola e dei suoi prodotti. Difficile non raccomandare caldamente l’uso, ripetuto ed abbondante, di questa birra, la Sella del Diavolo, profumata come la Sardegna. E’ spettacolarmente ben fatta, solida e accattivante con il suo colore ambrato/arancio e la sua schiuma color bianco sporco. Nel naso c’è tanto, e tutto al posto giusto, nella sequenza corretta: i malti caramellati, un fruttato rigoglioso, le note asprigne di frutta rossa, con un  finale di luppolo odoroso. Anche al palato la birra si conferma ricca ed equilibrata. E’ calda e robusta all’inizio e appare più di quello che è (nella gradazione almeno): poi si assesta e viene fuori il carattere secco e asciutto, pulito, dato da un luppolo deciso e corretto, che si accosta ad un fruttato dolce ma non stucchevole e ad un tostato presente ma non predominante. Finisce lunga, lunga, decisa ed asciutta, con una leggera predominanza della componente amaricante. Rasenta la perfezione. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 6,5% vol.; © Alberto Laschi

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