Tre wheat beers: Southern Tier, Hoppin Frog, Meantime

Caldo è caldo, davvero, ma c’è modo di proteggersi un po’, o quantomeno, di provare a prendersi un po’ di sollievo anche nella calura. Tre estivissime Wheat ales sono state un toccasana per i bollori di questi ultimi giorni: tre birre estive, di provenienza diversa, ma con lo stesso (o quasi) esito finale: dissetare, dissetare, dissetare.

Imperial Summer Wheat Ale, questa la “specifica commerciale” della Über Sun (così come riportata da Ratebeer, che però la incasella nella sezione american strong ale, misteri della Rete) , e come capita loro spesso, quelli della Southern Tier non ci vanno certo leggeri. L’importante e caratterizzante prefisso Imperial compare spesso dalle parti di Lakewood: su 27 birre prodotte, almeno 14 sono “incasellate” in questo segmento estremo. La  Über Sun (da non confondere con la sorella minore Hop Sun), con il suo abv all’8%, è una delle birre più “hard” della categoria wheat ale, di per sé leggere e fresche, e quindi beverine per definizione. Devo comunque dire che quelli della Southern Tier sono riusciti nella non facile impresa di non snaturare una categoria birraria così “facile” con una birra troppo estrema per la categoria stessa. ”Una galassia del gusto in ogni bottiglia”,  un tributo alla “dinamica energia dell’estate”, questa la sostanza di questa birra;  brassata con 3 malti (2-row, pale e wheat), un solo luppolo (centennial) usato anche in dry hopping, e due spezie (cardamomo e coriandolo). Una birra al grano luppolato, di più, un perfetto “allineamento” luppolato fra frumento e luppolo: questa in estrema sintesi la birra, che regala un curioso, godibilissimo effetto finale rinfrescante/agrumato. Bionda e leggermente torbida, non una grande schiuma, ma un grande aroma, che mixa argutamente cereale maltato, lievito piccante, luppolo floreale ed agrumato. In bocca va giù liscia come la seta: corpo più che equilibrato, rotondo e correttamente watery, una leggerissima granulosità che rivela carattere e determinazione. In bocca il luppolo si fa notare anche di più; non ce n’è tanto quanto se ne trova solitamente in una IPA, ma per essere una “specie di weizen” ce n’è davvero in una quantità inaspettata. E devo confessare che le sensazioni agrumate si sposano davvero bene con il frumento, così come abbastanza sorprendente è l’interazione che si sprigiona fra gli agrumi e le spezie. Il malto qui fa solo da contorno, concedendo alla birra una vaga sensazione biscottata che la completa. Che dire, una birra perfetta per l’estate, alla faccia della gradazione “spinta”, che spingerebbe a pensare l’esatto contrario. Una birra che non fai assolutamente fatica a berti anche da solo, nella confezione maxi da 0,66 cl. Potenza della “ennesima” Imperial assaggiata di questa brewery, ma potenza, soprattutto dei bravi birrai della Southern Tier che, per quanto mi riguarda, non hanno ancora sbagliato un colpo. Un ultima curiosità: di questa birra non c’è traccia sul sito della brewery americana: strano, di solito sono molto attenti alla comunicazione e alla descrizione dei propri prodotti. Assaggiata in bottiglia da 0,66; alc. 8% vol.; © Alberto Laschi

Accanto a questo vero e proprio “mostro”, la Hoppin Frog Wild Frog Wheat Ale segna un po’  il passo. Questa hefe weizen german style made in Akron è in sè e per sè più che buona, ma resta nettamente un gradino al di sotto del grado di beverinità della consorella made in USA. Non ci sono spezie, in questa birra, ma la casa produttrice parla di una “special fermentation” (senza specificare oltre) che di fatto le conferisce un carattere decisamente fruttato e moderatamente speziato. E’ rotonda e più “maltosa” della Über Sun, i luppoli si avvertono, ma un po’ sottotraccia, latitando un po’, alla lunga (12 IBU stanno lì a dimostrarlo), la frizzantezza non molto accentuata la rende più ponderata e meno scattante. Che di per sè non è un difetto, ma, in questo caso una caratteristica dello stile un po’ affievolita. Lascia un particolare sentore fruttato nel finale, al quale non sono riuscito a dare un nome e una identità; ondivaga. Assaggiata in bottiglia da 0,66; alc. 6% vol.; © Alberto Laschi

E per finire, una wheat made in UK che non ti aspetti: la Meantime Wheat. Pescata quasi per caso in fondo alla cantina regala un risultato finale ben al di là di qualsiasi rosea aspettativa (devo ammettere che, nell’acquistarla, non ci avevo “investito” psicologicamente più di tanto). 5 gradi alcolici di pura freschezza e pulizia, una birra ispirata alla tradizione germanica delle weizen, alla quale rende pienamente giustizia.  Non filtrata, non pastorizzata, brassata con lievito proveniente dalla Baviera, si fa sorseggiare con foga e piacere, tracciando un profilo delicatamente fruttato (la “famigerata” banana c’è, ma non ingombra), regalando un’ asciuttezza austera e, allo stesso tempo, sbarazzina. Una birra che taglia davvero la sete, la prosciuga, pizzicando allegramente il palato. Non spicca quanto l’estrosissima Über Sun, ma ne costituisce una interessantissima alternativa (ad un prezzo decisamente più abbordabile …). Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 5% vol.; © Alberto Laschi

One Response to “Tre wheat beers: Southern Tier, Hoppin Frog, Meantime”

  1. La Gemini di Southern Tier | inbirrerya

    […] una storia tutta di gemelli. Dev’essere andata (suppergiù) così: dalle parti di Lakewood (la patria delle imperial, ricordate?) c’avevano una bella, bellissima coppia di birre extra luppolate, la Hoppe (una imperial extra […]

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