In Toscana, per birre e birrifici

A giro per la Toscana, in questi ultimi dieci giorni, in giro per birre, ma soprattutto, in giro a salutare amici. I primi sono stati, in ordine di tempo, Francesco Mancini e Carlo Zurgo Franceschini, che lo scorso 25 agosto hanno dato corpo al loro sogno, aprendo ufficialmente al pubblico il “loro” Birrificio del Forte (il 32° birrificio artigianale toscano, il terzo aperto quest’anno). Non una semplice visita di cortesia, la mia: troppi gli anni passati assieme ai due al Villaggio per pensare “solo” a rispettare  la forma. Il birrificio è nella zona artigianale  di Pietrasanta, a poco più di 2 km dall’uscita Versilia della A12: tutto nuovo di pacca, dall’edificio all’impianto che la coppia “ex” Ars Birraria si sono fatti costruire “su misura”, tutto molto hi-tech. La scelta produttiva, dichiarata nell’opuscolo divulgativo distribuito nell’occasione (il sito non è ancora attivo, c’è solo la home page) è di chiaro stampo “continentale”: parlando un po’ con Zurgo, esplicita è la volontà di non strizzare l’occhio (almeno per ora) né correre dietro alla tendenza dell’extra luppolatura, soprattutto quella di marca oltre oceanica e/o australe. Birre “classiche” quindi, con malti, luppoli, lieviti tutti made in GB/Belgio/Germania. Le birre con le quali sono partiti sono quattro, delle quali tre erano disponibili alla spina nella serata dello scorso 25 agosto. L’ assente (ancora troppo giovane, mi ha detto Francesco) era la 2 cilindri, una porter da 5,3% vol. Le altre tre, tutte dedicate alla matrice marinaresca del birrificio, erano invece disponibili, giovani nell’età ma già pronte. La Gassa d’amante, una blond ale di ispirazione belga, vuole essere, nelle intenzioni dei due mastri, un invito al bere “scorrevole” ma necessario, come necessario, meglio, basico, nella marineria è il nodo che porta questo nome. Una birra leggera e decisamente watery, con una luppolatura non molto caratterizzante, una struttura maltata abbastanza esile e un finale volutamente asciutto. Salendo di appena mezzo grado alcolico ci si imbatte nella Meridiano 0, quello che passa dalle parti di Greenwich: e quindi bitter ale, di chiara impostazione anglosassone, nella quale i malti caramellati prevalgono sui luppoli, rendendola relativamente morbida e meno asciutta di quanto uno si potrebbe aspettare. Rinfrescante, con la medesima caratteristica di “liquidità” già riscontrata nella Gassa. Per ultima La Mancina, una belgian strong ale, che porta il nome di una poderosa gru che c’era sul pontile del Forte: 7,5% vol., una corpo robusto e copiosamente maltato, caratterizzazione, sia all’aroma che al palato, nettamente fruttata, quasi solida nel suo grado alcolico. Tutte birre a posto, come è spesso “necessario” dire di questi tempi, birre ancora giovani, da “rifilare” ancora un po’, ma che già promettono bene. Ai due amici il più grosso in bocca al lupo per questa loro nuova avventura, e un … arrivederci al Villaggio (anche quest’anno, con una sorpresina …)

Seconda tappa di questo mio tour Ponte a Moriano, Lucca, la “tana” del Bruton. Ci mancavo da un po’, complice anche la mia passata difficoltà negli “spostamenti”, e ci sono (finalmente) ritornato per “testare” l’evoluzione del progetto del birrificio lucchese. Evoluzione che materialmente ha comportato l’eliminazione del bar/pub originariamente posto al piano terra: c’era bisogno di nuovi spazi per sostenere le nuove, importanti e stringenti necessità produttive, e così è stato. Nuovi fermentatori, una cantina davvero capiente, spazi operativi decisamente più vivibili e funzionali. Evoluzione “fisica” che è andata di pari passo con una evoluzione birraria “stabilizzatrice”: ricette tutte “rivisitate” da Andrea, il mastro birraio, direi “semplificate”, il che è un complimento. Decisiva, a mio parere, la scelta della monoluppolatura per ciascuna delle birre, che ha regalato a tutte beverinità, pulizia, gradevolezza, e impronta “caratteriale”  univoca. Avevo già assaggiato la Lilith, e quindi mi sono buttato sul resto (della produzione estiva, ovviamente): eccezionale la Bianca (che considero attualmente una fra le prime tre blanche italiane), fresca e pizzichina, delicatamente luppolata da un uso centellinato del Northern Brewer; l’Hellertau Hersbrucker invece regala la decisiva eleganza floreale ed erbacea alla Bruton, che si fa bere a tutta canna e che lascia dietro di sé la pulizia assoluta del palato; ancora Northern Brewer per la Stoner, davvero in forma eccezionale, armoniosa come poche altre volte, con una buccia d’arancia  e un’albicocca mai stucchevoli; da riassaggiare in condizioni climatiche diverse (faceva davvero un caldo boia) la Momus, la scura “non stagionale” del Bruton, che mi è parsa ancora bisognosa di qualche limatura (ne ho parlato anche con Andrea), tosta e molto “mielata”, con un terragno ancora un po’ rasposo. Complimenti, davvero, al Bruton e alle sue birre, decisamente tutte di alta gamma.

Potevano mancare gli amici di Greve? Assolutamente no, e allora tappa alla Birroteca a caccia delle birre del Bi Du, ospiti, assieme a Beppe, nello scorso fine settimana in “casa” di Piso e Michela. Confesso che non avevo avuto l’occasione di riassaggiare a “tappeto”  la produzione del birrificio di Olgiate Comasco da un bel po’; avendolo potuto fare solo la scorsa settimana, mi sono accorto di essermi perso, ultimamente “tanta roba”. 5 assaggiate e 5 al top, fresche, ricche e “semplici” allo stesso tempo, pulite e aggraziate, il festival della bevibilità. Una Rodersch da … mangiarsi con gli occhi, fresca ed erbacea, una Yerba che per la sua esigua alcolicità assomigliava ad un tè freddo, ma che l’Amarillo riaffermava subito come una ottima birra (della sete), una ArtigianAle che ti proietta direttamente in uno dei classici, austeri pub anglosassoni, una SuperanAle che rappresentava la giusta, corretta e doverosa evoluzione della specie, e una Inverno Nucleare Oak Aged che sprizzava alcolicità e calore ad tutti i pori. Una bella esperienza gustativa, davvero, come ottima e imperdibile si prospetta quella del prossimo 6 settembre, quando a Greve si sbicchiereranno le appena “sbarcate” dall’America Rogue Ales: 11 birre in bottiglie e la Brutal IPA alla spina. Imperdibile.

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