I venerdi (mercoledi) del Villaggio #7

Il magazzino di Birrerya è colmo, i fusti sono tutti (o quasi) arrivati e piazzati lì dove li potrete trovare a partire da venerdi prossimo: per questo, nello scorso fine settimana, abbiamo potuto dare un’ “occhiata” ad alcune chicche/novità che da sabato si potranno “testare” al Villaggio. Due birre dal Belgio che saranno presentate in prima assoluta italiana a Bibbiano (la Vikking di Boelens e la Bruin di Hof Ten Dormaal) e la Gueze di Tilquin in bottiglia, già “servita” (alla spina, se non ricordo male) sulla nave della birra di romana memoria.

Boelens si sa, ogni tanto smanetta, anche sulle ricette già consolidate. In più, si diverte, ogni tanto, a sperimentare nuove produzioni, cambiando anche radicalmente mano e metodologia produttiva. La Vikking è la sua ultima creazione, che al Villaggio penso incuriosirà più di un ammiratore di Kris. Ratebeer la classifica come una belgian strong ale (chiedere a Kris di inserirla nella lista delle birre prodotte sul proprio sito è battaglia persa in partenza …), ed è una bella bionda, dalla stessa gradazione alcolica della già nota  Triple Klok (8,5% vol.). Una birra abbastanza “originale”, per Kris, molto rinfrescante, agile e scattante, “svezzata” a luppoli non continentali (non ci sono nomi certi per identificare il luppolo autore di questo “maquillage” degustativo, Kris è sempre molto abbottonato …). Una strong che si fa bere molto volentieri, delicatamente erbacea e moderatamente fruttata, con alcune note citriche che la sveltisconoa ancora di più. La componente alcolica passa in secondo piano, permettendo alla delicata speziatura di alzare abbastanza la testa: una birra quasi “estiva”, a dispetto della pronunciata gradazione. Ruffiana, molto ruffiana; davvero beverina.

Hof Ten Dormaal si sta dando davvero da fare: solo due anni di vita produttiva (il birrificio ha aperto nel 2009) e un range birrario già di tutto rispetto, per ampiezza e qualità. Dopo la Amber e la Blond, che abbiamo avuto modo di conoscere nella scrosa edizione del Villaggio, è stata la volta della Wit Goud (quest’anno alle spine del Villaggio), particolarmente ben riuscita, assieme alla invernale Winter 11 (la ex Winter 10, diventata successivamente Dormaal tripel). Oltre alla Wit Goud quest’anno, al Villaggio, è la volta della nuova (di quest’anno) Donker (o Bruin che dir si voglia) del birrificio agricolo di Tildonk, una belgian strong ale nella versione dark, 7,5% vol. di estremo equilibrio e gradevolezza. (abbastanza ben “evoluta” rispetto al mio primo assaggio di diversi mesi fa). Non c’è che dire, le birre di Hof Ten Dormaal le riconosci sempre e subito, non solo per la loro bottiglia da 0,375, non solo per l’indovinata e riconoscibilissima veste grafica, ma, soprattutto, per la loro eleganza e pulizia produttiva. Anche la Bruin non li smentisce, rivelandosi per una dark strong ale molto asciutta e completa, dalle noti predominati di frutta secca (noce e nocciola) e dalla “solita” abbondate e cremosa schiuma. Decisa la frizzantezza, delicatamente robusto il corpo, affascinante la beva, che lascia una sensazione finale di grande e definitiva eleganza. Una birra “completa”: difficilissimo, se non impossibile pensare di aggiungervi qualcosa, assolutamente vietato toglierle qualcos’altro. Come dicono loro, una birra nella quale “si respira la tranquillità della nostra azienda: i campi, il bestiame, la vita in fattoria“. Un’altra splendida farmhouse ale.

Tilquin: ho assaggiato la sua gueuze in bottiglia, disponibile al Villaggio accanto a quella alla spina. Non sono la stessa birra: la Oude Gueuze Tilquin à l’Ancienne è la versione in vetro, 6% vol., ottenuta tramite un blend fra lambic di 1, 2, 3 anni (made in Cantillon, Boon, Lindemans e Girardin, maturati in botti di Borgogna e Bordeaux) e rifermentata in bottiglia per i successivi 6 mesi; la Gueuze Tilquin – draught version, invece, ha minore concentrazione alcolica (4,8% vol.) ed è il risultato del blend fra lambic di 1 e 2 anni, assieme ad un lambic particolare, il Meerts, dalla bassa gradazione alcolica. Sono “giovani”, birraio e birra, ma promettono davvero bene. Una signora gueuze, l’ Ancienne, fresca, rinfrescante e beverina, più morbida di altre gueuze assaggiate, sicuramente meno “impegnativa”. Moderata la caratterizzazione citrica, acidità non troppo esasperata, la sensazione generale è decisamente avvolgente. Bello il colore (color albicocca/oro antico), densa, cremosa e persistente la schiuma, secca e leggera la corsa, finale decisamente asciutto. Forse manca ancora un pochino di “profondità”, che un più prolungato invecchiamento in bottiglia (la cui scadenza è 2021) sicuramente le conferirà.

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