I Venerdi (giovedi) del Villaggio #8

Ormai ci siamo, il Villaggio apre i battenti domani con la serata tutta Hoppy Hour dedicata all’extra luppolo belga, con tutti i birrai belgi già pronti alla … battaglia (se sono nella stessa, smagliante forma del venerdi sera dello scorso Villaggio, se ne vedranno delle belle, ve lo assicuro). Questo è l’ultimo post dedicato all’anteprima di alcune delle birre che saranno presenti al banco dei vari birrifici. Me ne mancavano due, da descrivere, e due saranno.

La prima è la birra che a Schigi “piace meno”, e che quindi brassa con un po’ più di “difficoltà”. Non ha mai nascosto la personale preferenza verso le bionde, Schigi, che beve con più piacere e più assiduità delle scure; questa sua inclinazione  un po’ si è riflettuta sul range produttivo di Extraomnes, nel quale la sola Bruin è l’alfiere delle birre color tonaca di frate. Birra da conversazione […] autunnale negli ingredienti ma non stagionale, così è descritta sul sito del birrificio, dotata del color marrone-saio di prammatica, asciutta e decisa come nelle migliore tradizione delle abbey dubbel – “versione non dolcione”. E’ rampante, la Bruin, si addomestica solo con un piglio (degustativo) deciso: non perchè abbia un cattivo carattere, ma perchè un carattere ce l’ha, e ben definito. Alcolicità media (7,1% vol., per rispettare la “forma”), ma che non rappresenta l’investimento maggiore: più si è puntato sul carattere spigliato e sulle note un po’ più rustiche dellla polvere di caffè e del cacao: leggera nella sua consistenza, rivela una qualche nota medicinale all’aroma (nel quale vi ho trovato tanto legno e caramello), e una sensazione di liquirizia leggermente acidula nel corso della beva, rifinita da una pulizia ripulente data da una luppolatura che emerge dalla parziale latenza iniziale. E’ birra “decisa”, fin dalla frizzantezza, che scende a pochi compromessi, vendendosi per quello che è, senza infingimenti. Bella la nota di distillato (e/o di torbato) che la completa nel finale; ottima birra, a mio parere, per accompagnare pasticceria secca e cioccolato, ma deliziosa anche come compagna di un dopo cena “vivace”.

La seconda è la cascadian ale (o Black IPA che dir si voglia) dell’ udinese Foglie d’Erba, la Ulysses, finalmente “uscita” dalla indeterminatezza classificatoria (e anche alcolica) nella quale mi ero imbattuto in occasione del mio primo assaggio di questa birra. Un’altra birra made in Forni di Sopra, ma dal marcato accento americano, impregnata da un mix di luppoli made in USA (Cascade, Amarillo, Centennial, Simcoe, Citra) e made in Germania del Sud (Herkules, Tettnanger) e sostenuta da un adeguato apparato maltato (in maggioranza scuri) della tradizione europea (orzo, avena, frumento, frumento scuro e torrefatto, malti caramello, chocolate), per un totale di 50 IBU pari pari. Stile di birra, quello delle cascadian, relativamente “giovane” (ha iniziato a diffondersi nei primi anni ’90) nel Nord Ovest degli States, prendendo il nome da un “ipotetico” stato (la Repubblica di Cascadia), che, nelle intenzione dei promotori, dovrebbe comprendere uan parte dell’Alaska, dell’Idaho, del Montana, dell’Oregon, dello stato di Washinghton e della provincia canadese dell’Alberta. Curiosità “politiche” a parte, questo particolare stile birrario ricerca (a volte con difficoltà) il miglior equilibrio possibile fra l’uso dei più fammosi luppoli aromatici americani (cascade, simcoe, amarillo, centennial) con i malti “black”, nel tentativo (non sempre riuscito) di non dar vita ad una stout/porter luppolata, ma ad un IPA tostata. Giochino pericoloso, quindi, al quale però i mastri birrai (anche italiani, ultimamente) tendono a dedicarsi con sempre maggior frequenza. Gino, con la sua Ulysses, ha dato vita ad una black ipa ben fatta, ben profilata, con una gradazione alcolica (5,5% vol.) felicemente contenuta e una frizzantezza equilibrata e mai prevaricante, che ne agevolano moltissimo la beva. Più tostata che luppolata, senza essere troppo “bruciacchiata”, con quella leggera affumicatura solo accennata che piano piano cede il passo alla componente resinosa/balasamica che i tanti luppoli le regalano. Decisamente collocata sul versante delle IPA, più che su quello (periocoloso, in questo caso) delle stout/porter, ha finale delicato ed equilibrato, nettamente luppolato, con una nota finale (e definitiva) di tabacco che ne sancisce la perfetta appartenenza allo stile. Curioso di ri-assaggiarla alla spina: dovrebbe dare il meglio di sè.

Adesso “tutto comincia”: da domani, a Bibbiano … vicino Bruxelles, iniziano le danze. Ci vediamo là, ci salutiamo là, beviamo là, in santa pace.

Un “piccolo”, conclusivo consiglio, o meglio, una “dritta”: occhio alla Ichtegems Gran Cru, nella sezione oud bruin/lambic. Di una bontà/raffinatezza spiazzanti.

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