Birrificio Rurale con la sua Seta

Pavia è terra di riso e terra di vino: dal 2009 è anche terra di birra, di buona birra. E’ la storia (a lieto fine) di cinque homebrewers (Beppe Serafini, Silvio Coppelli, Lorenzo Guarino, il birraio “ufficiale”, Stefano Carnelli e Marco Caccia) che si erano conosciuti ad un corso di cultura birraria presso il Birrificio Italiano e che dopo 10 anni di pentole e pentoloni, di ricette casalinghe limate e rivisitate, hanno deciso di fare il grande passo, mettendosi a produrre birra in maniera “seria” e continuativa. E hanno scelto (o sono stati scelti da) un luogo molto particolare per farsela, la birra: un silos (risalente al 1957) all’interno di un’azienda agricola della provincia di Pavia. Perchè la birra, loro ne sono convinti, è un prodotto della terra, e niente meglio di un contesto agricolo, o per meglio dire Rurale, può aiutare a produrla come si deve. Per questo mettono su casa all’interno dell’Azienda Agricola L’Oasi di Davide Carlini, agricoltore di Certosa di Pavia, e adattano il proprio impianto di 7 hl. ai locali “anomali” (per un birrificio) di un silos. Un birrificio in verticale, quindi, con il mulino per la macinazione posto al secondo piano, gli impianti di ammostamento e cottura al primo, il reparto fermentazione/imbottigliamento al piano terra. La prima cotta del birrificio data 12 giugno 2009. Ci impiegano solo sei mesi, e il lavoro dei cinque viene immediatamente premiato, nell’edizione 2010 del Premio Birra dell’Anno Unionbirrai, che si svolge a Rimini: la Terzo Miglio, la loro APA, incassa il 1° posto nella categoria Birre ad Alta Fermentazione fra 12 e 16 plato. Tanta roba, per un birrificio con così poche cotte sulle spalle. Nel 2011 (cioè quest’anno) si ripetono: sempre Rimini e sempre Premio Birra dell’Anno di Unionbirrai, la Castigamatt, la loro Black Ipa (“nata” solo pochi giorni prima della kermesse riminese), riceve il premio quale miglior birra nella Categoria 8, birre scure, ad alto grado alcolico, di ispirazione angloamericana. Accanto a queste due birre, il Birrificio Rurale produce anche una strong bitter (la Milady) di ispirazione inglese, una blanche (Seta), e una stout (Black out) di chiara ispirazione irlandese e dalla gradazione alcolica contenuta. Socio Unionbirrai, ma anche (e soprattutto?) socio American Brewers (come Foglie d’Erba, Amiata e Real Beer), il birrificio patavino sta conoscendo un bel successo di pubblico e critica, allargandosi commercialmente sempre di più. Segno di questo successo anche la nuova veste grafica del logo e delle labels, adesso molto curate e accattivanti (le prime erano davvero troppo stile-homebrewers).

Parlando (bene) di questa birra Stefano Ricci tira in ballo niente meno che Pierre Gobron (ex patron di Achouffe e attuale proprietario della Brasserie Les 3 Fourquets), secondo il quale una blanche così non si trova neanche in Belgio (cit.). La Seta è nata in casa ed è cresciuta in birrificio: punto di partenza la ricetta da homebrewers, punto d’arrivo una bella wit bier, prodotta con malto d’orzo, grano tenero non maltato (proveniente da agricoltura biologica), fiocchi d’avena, luppolo, lievito, coriandolo e buccia d’arancia dolce e amara. Appena avvicinata al naso e al primo sorso mi ha riportato alla mente le prime Hoegaarden che bevevo una quindicina di anni fa. Davvero: stessi aromi speziati, stesso sapore agrumato, stessa nota di coriandolo. Un bel salto indietro nel tempo. Devo dire che però tutte queste ottime premesse si sono progressivamente, anche se solo relativamente, ridimensionate. Una birra dalla corsa molto veloce, la componente watery prende un po’ troppo il sopravvento e la fa scappare un po’ sul finale, a causa anche di una frizzantezza un po’ troppo sottotono. Bello il colore aranciato, dalla velatura relativamente accentuata; un po’ troppo esangue la schiuma, poca e molto poco presente. Molto meglio al naso che al palato, nel complesso, per una blanche comunque sopra la media (delle italiane), ma con ancora un po’ di strada da fare per raggiungere (e superare) alcuni mostri sacri belgi di questa categoria. Curioso di assaggiarla alla spina; secondo me cambia. Assaggiata in bottiglia da 0,50; alc. 5% vol.;   © Alberto Laschi.

4 Responses to “Birrificio Rurale con la sua Seta”

  1. 13th

    a Bologna (lortica ) sta avendo così successo che ora è fissa alla spina

  2. Italians do it bi(e)tter | inbirrerya

    […] e ci sanno fare. E’ il caso di  Pietro di Pilato del Brewfist e di Lorenzo Guarino del Birrificio Rurale. A loro il mio personale premio (assieme alla coppia Carilli/Allo di Toccalmatto, ora […]

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