Le tedesche “scadute”

Volutamente alcune birre le lascio scadere, anche abbondantemente; altre invece saltano fuori ogni tanto, anche in maniera fortunosa, dal magazzino di Birrerya (sposta scatole, sposta scatoloni, la sorpresa, prima o poi ci scappa …), spesso già abbondantemente scadute anche queste. Bere la birra dopo la sua naturale, meglio, “legale” scadenza è un esercizio al quale mi dedico volentieri, motivato da una specie di curiosità “scientifica”. La domanda che mi faccio, in questi casi (soprattutto se le birre che sto per assaggiare le conosco già) è: il tempo cosa regala o cosa toglie a questa birra? Questo è il primo di tre post che dedicherò ad una serie di birre “scadute” e assaggiate in occasioni diverse, raggruppate, più che per tipologia, per nazione. Nessuna pretesa di certificare chissà quale certezza, men che meno la volontà di esprimere giudizi su chi “invecchia meglio”. E’ solo curiosità statistico-scientifica (si fa per dire), interessante per me, e spero anche per chi leggerà queste righe. Comincio con la Germania, e con sei birre che rappresentano tanta parte della migliore tradizione birraria, tre della famiglia delle bock, le altre tre a cavallo fra le bock e le weizen.

Hacker Pschorr Animator (scad. 10/2010); una doppelbock che viene da lontano (la ricetta originaria è del 1820), ma che solo dal 2004 è ritornata a far stabilmente parte del protfolio produttivo della Hacker Pschorr. E’  la doppelbock più robusta per costituzione (8,1% vol. alc.) della brauerei tedesca, e a un anno dalla sua data naturale di scadenza non si fa certo pregare per farlo riconoscere. Massiccia e consistente, quasi priva di carbonazione, luppolo solo a tratti, regala caramello maltato e alcolicità spocchiosa, facendola assomigliare più ad un liquore che ad una birra. Sciropposa

Weltenburger Asam Bock (scad. 09/2010); un’altra doppelbock che non ha retto benissimo all’urto del tempo, assai meno godibile di quando l’ho assaggiata, tempo addietro, entro i parametri “di legge”. Birra che il monastero che da più secoli al mondo produce birra dedica ai fratelli Asam, costruttori dell’antica chiesa interna al monastero, ha  robusta gradazione alcolica (6,9% vol. alc.), che, anche in questo caso, prende il sopravvento su tutto il resto. Anche qui più caramello/liquore che luppolatura/speziatura, carbonazione ancora più latente, schiuma ancora (questa sì) abbondante e cremosa. Stucchevole.

Andechs Doppelbock Dunkel (scad. 31/12/2009): altra doppelbock, altro monastero, altra birra dell’antica e pregiata tradizione monastica della Germania. Il “Monte Sacro della Baviera” ospita questo monastero fin dal XIV secolo, che fin dal 1455 offre ai pellegrini la propria birra. La sua Doppelbock dunkel è brassata ancora oggi secondo il tradizionale metodo della Dreimaischverfahren, nel quale il mosto di birra viene cotto tre volte. Robusta, meno alcolica delle due assaggiate in precedenza, nonostante un anno in più di età. Ancora delicatamente fruttata, giusta o quasi la carbonazoine, corretto ancora l’equilibrio fra la componente maltata e tutto il resto; regala una bella sensazione di calore e (ancora) completezza. Elegante

Simon Schwarze Kuni (scad. 24/09/2010): quella, delle sei, in assoluto la meglio “conservata”, la birra più beverina. L’avevo assaggiata già in passato, abbastanza di sfuggita, ma quel tanto necessario da fissarmela nella memoria come un bell’esempio, davvero, di weizenbock, per questa piccola, ma attentissima alla tradizione, brauerei, aperta ininterrottamente fin dal 1875. Lo stesso, profilo aromatico, un bananoso leggermente tostato davvero elegante, bella e vivace ancora la frizzantezza, schiuma correttamente al suo posto, in qualità e quantità. Fruttata e pulita al palato, con il luppolo ancora abile e arruolato, perfettamente in grado di regalare ancora pulizia e astringenza. Invidiabile.

Schneider Aventinus (scad. 10/2010): la madre di tutte le weizenbock, dedicata dalla brauerei tedesca allo storico tedesco della Baviera Johannes Turmair, detto Aventinus. Mi aspettavo molto, da questa birra/paradigma, per questo ci sono parzialmente rimasto un po’ male, nel berla. Spezie (chiodi di garofano) e fruttato (uva passa, banana) e liquirizia ancora al proprio posto, ma freschezza e vivacità originarie (pur nella robustezza alcolica) ormai passate a miglior vita. Consistente più che elegante, ben costruita ma decisamente “seduta”, con caramello (anche qui) e alcool che spadroneggiano, lasciando pochissimo spazio a tutto il resto. Schiuma scarsa, il bel colore originario che si incupisce (e si intristisce un po’). Senescente.

Schneider Hopfenweisse (scad (08/2010): la delusione più grossa. E mi duole dirlo, perchè la Schneider & Sohn la considero una delle migliori brauerei teutoniche. E’ una delle loro birre che più ho amato ed apprezzato, e sentirla così “stravolta” mi ha fatto davvero “male”. La cornucopia dei luppoli usati (Hallertau, Cascade, Willamette, Amarillo, Palisade) completamente svanita, schiuma a tratti, naso esageratamente fruttato (con la pesca che affoga la banana), rotondità gustativa rotta da un eccesso di dolcezza. Il cereale ha regalato tutti gli zuccheri, i luppoli hanno battuto in ritirata, la carbonazione semi-esausta non ha riequilibrato il tutto. Un vero “dolcione”, l’esatto contrario della birra originaria. Sarà stata la bottiglia sfortunata, saranno state le troppe aspettative, sarà l’età, sarà …. Inescusabile.

4 Responses to “Le tedesche “scadute””

  1. INDASTRIA

    È capiatata anche a me una Schneider Hopfenweisse andata. Era la prima che bevevo e ci rimasi davvero male. ribevuta successivamente è risultata del tutto differente: birra straordinaria

  2. Alberto M.

    Successe anche a me una Aventinus scaduta da un 7-8 mesi, decisamente inacidita e soprattutto molto alcolica, come dici te, seduta. Mentre una Doppelbock Dunkel di Andechs, scaduta da un 4-5 mesi, la trovai ancora in forma splendida, ancora bella fruttata e molto godibile.

  3. Alberto Laschi

    E’ talmente spettacolare che se ti imbatti in una sua cattiva performance ti ci inca … subito

  4. Le italiane “scadute” | inbirrerya

    […] date di ciascuna birra sottoposta a questa prassi. L’ho già detto per le belghe e per le tedesche, doverosamnete ripeto adesso le necessarie premesse: nessuna pretesa di certificare chissà quale […]

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