Le belghe “scadute”

Avevo cominciato con la Germania, adesso è la volta del Belgio e di alcune “sue” birre consumate oltre la data di scadenza. Sette birre, delle più svariarte tipologie, blanche escluse. Confesso di aver fatto il furbo: ho “testato” solo le birre non-trappiste. Perchè le trappiste “invecchiano”, non “scadono”. Quello è un altro settore, e la dinamica è diversa. Non birre da supermercato, le sette di seguito, ma birre della produzione tradizionale belga, rappresenattive, nel loro insieme, di un’altra, grande tradizione brassicola.

Fisser Ne Flierefluiter (scad. 02/2009); la birra del buono a nulla, dell’incapace, o dell’edonista/epicureo a tutto tondo. Una triple da 8,5% brassata da De Smedt/Affligem, e quindi Heineken. Non un gran che, ma neanche il diavolo. La “normalità” la porta dignitosamente oltre la scadenza, con una caratterizzazione decisamente maltata e una effervescenza ancora aggressiva. Leggermente fruttato l’aroma, una nota citrica ancor ben presente al palato, poca rotondità e qualche spigolo alcolico. Più malti che luppoli, un finale abbastanza anonimo, con una corsa non sempre lineare. Senza pretese.

Papegaei (scad 07/2010):una belgian strong ale, della DECA Service: sparita o quasi la luppolatura, molto abboccata, maltosa e un po’ appiccicosa. Appare a tratti una leggera vena acidula, in una birra di fatto molto consistente e robusta, con la componente alcolica in grande evidenza, Brucia un po’ nello scendere; un bel deposito di lievito sul fondo e un particolare aroma finale, una volta riscaldata riscalda, molto vinoso. Scomposta

Ultra Fraiche (scad. 05/2010), della Brasserie Ecaussines. Una belgian ale di soli 3,5% abv,  schiuma a bolle grosse, dal biondo un po’ slavato; una leggera sensazione di infuso in bocca, davvero scarsa la persistenza, carbonazione ancora ok, naso quasi piatto, un amarognolo erbaceo in fondo. Corretta e liscia, un po’  di malto che fodera il palato alla fine della beva. Innocua.

Caves (scad. 8/2008): lavandino, direttamente dopo il primo accenno di sorsata. Già il naso era “marcio”, poi la beva terrificante. Aceto leggermente balsamico. Indeciso se usarla per farne una riduzione in cucina. Poi ha prevalso l’acquaio. Peccato, Verhaeghe mi sembrava fosse nome da garanzia. Niente da fare

Tonneke (scad. 3/2010): una belgian ale che si è trasformata in una semi-oud bruin. 5% vol., decisamente asciutta e rinfrescante, leggermente acidula al palato e nettamente legnosa al naso. Schiuma stabile, permane anche a lungo, un bel po’ di fiocchi di lievito in fondo al bicchiere. Prima sorsata nettamente acidula, al limite dell’asprigno, che ti rimane in fondo al palato alla fine della beva. Sparito l’acidulo resta una discreta pastosità. Luppoli zero, carbonazione rarefatta, un ingannevole, transitoria sensazione watery. Contreras, in questo caso, non conferma. Anomala.

Noblesse (scad. 08/2010): una golden ale perfetta, anche 14 mesi dopo la scadenza. De Dochetr van de Korenaar con questa birra ha fatto una gran cosa: bellissima la schiuma, pannosa, solida, persistente, colore dorato con qualche infiltrazione di lieviti che un po’ l’appannano, grande naso, leggermente citrico e moderatamente speziato; una grande rotondità in bocca. Una percezione alcolica lievemente superiore al dichiarato (5,5% abv), tanta frizzantezza che morde e pulisce, una luppolatura sostenuta, erbacea e tenace, una grande corsa finale, che la mantiene elegante e sostenuta fino alla fine. “Nobile”.

‘T Smisje BBBourgondier (scad 12/2008): una delle label più brutte della storia, per una strong ale corposa, quasi solida. Lo era già quando l’avevo assaggiata in un periodo “a norma”; l’età le ha tolto freschezza (ovviamente) e le ha regalatao consistenza. Zero luppoli, tanta torbidità, schiuma ancora presentabile, naso e palato di soli malti. 12% abv, birra calda e  massiccia, sparito quasi tutto il floreale e tanto zucchero candito in bocca. Un finale insolito: miele, un alcool bruciante e una strana sensazione di tiramisù/waffel al cioccolato che permane a lungo. Insolita.

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