Il gemello cattivo

La colpa è tutta della Carlsberg: lo racconta Jeppe Jarnit-Bjergsø, il “gemello cattivo” del gipsy brewer Mikkel. Era il ’97 e, stufi di bere sempre e solo birra Carlsberg, che allora saturava il mercato danese di birra, Jeppe e altri suoi amici si misero a farsi da soli un po’ di birra “diversa” dalla solita. Che poi fosse anche buona, lo ammette sempre Jeppe, era tutto, ancora, da dimostrare. Comincia così l’avventura birraria del secondo membro della famiglia Mikkeller, un nome, una garanzia, birrariamente parlando, avventura che culmina, a metà del 2010 nel suo più nuovo e recente progetto: quello del produttore di birra, con il marchio Evil Twin. Perché intanto era già “spacciatore”, e di livello sopraffino, per dirla tutta. Dal 2005, infatti, Jeppe è proprietario (assieme a Michael Peyk e Henrik Boes Brølling) di Ølbutikken, il beershop di Copenaghen da anni stabilmente nella top five dei migliori beershop del mondo (n° 1 nel 2008, nella classifica stilata da Ratebeer). Nel 2008 Jeppe e Ølbutikken allargano i propri orizzonti, e cominciano ad importare e a far conoscere in Europa birre artigianali americane; questo dopo aver collaborato ad una miriade di progetti (birrari) collaterali al negozio, uno dei quali, il più conosciuto ed apprezzato, con Cantillon. In esclusiva per Ølbutikken, infatti, dal 2005, sotto la “supervisione” di Jeppe, Cantillon brassa una volta l’anno la Blåbær Lambik, una lambic al mirtillo che su Ratebeer “raccatta” un fantastico 100. Tornando a bomba all’ultima “versione” di Jeppe, quella di mastro birraio, è utile fargli subito i conti in tasca, ovvero contare le birre che ha già prodotto e commercializzato: 6 da Amager Bryghus, 2 da Brewdog, 7 da De Molen, 12 da Fanø Bryghus 1 da Lervig Aktiebryggeri, più un paio di birre “apolidi”, per un totale di 30 birre in poco più di un anno, e tutte con una valutazione più che positiva. E’ la stessa deriva del fratello maggiore: tante birre, prodotte in giro per birrifici altrui, e quasi tutte più che apprezzate: un nuovo zingaro che si aggiunge alla banda dei gipsy brewers, per i quali i limiti geografici, in questo mondo globalizzato, non hanno più significato. Tutte birre dal nome volutamente “strano”, per le quali conta il fine e non il mezzo (Jeppe da sempre dice di non essere troppo interessato al processo produttivo, cosa lievita e se lo fa nel modo giusto, ma solo al risultato finale), spesso irriverenti e quasi sempre “estreme”, per questo ex insegnante, fan di Ron Jeffries (mastro birraio di Jolly Pumpkin) e delle sue birre brettate e dell’ Orval (una birra magica che potrei bere tutti i giorni, tutto il giorno). Un presente comunque già ricco di soddisfazioni per Jeppe: le birre di Evil Twin sono importate in America da 12percent e godono di grande considerazione nel mondo dei raters. Un futuro che sembra promettere ancora meglio. L’importante, penso, è non tirare troppo la corda, e non cadere nella tentazione della produzione compulsiva.

La prima birra di Evil Twin, per me, è stata la Cat Piss, una ipa di 6,5°, brassata da De Molen. Non la definirei una birra rozza, piuttosto una birra primitiva. Poche accortezze e zero ruffianerie, molto basica nel suo risultato finale, una luppolatura a tappeto, che comunque non sdegna. Gialla (come la pipì di gatto?), naso pungente (come la pipì di gatto?), più robusta dei suoi 6,5% abv., presenta con relativo orgoglio la propria patente di esoticità, dovuto all’uso massiccio di Nelson Sauvin. E’ fresca, questo sì, di una freschezza garibaldina, che no ti lascia sonnecchiare con il bicchiere in mano; è frizzante, decisamente frizzante, ha una schiuma ricca e profumata delle note resinose e “pinose” che le regala il luppolo dell’Altro Mondo. Una delle tante Ipa oggi sul mercato, è vero, ma non un doppione o la scimmiottatura di qualche altra. Ha personalità e carattere, con tutti i vizi che la gioventù porta in dote alla birra e al birraio, ma è un bicchiere che non si dimentica subito. Una bella botta di luppoli al palato, pregevole l’alternanza tra l’esotico fruttato/resinoso e l’amaricante erbaceo, sostenuto e astringente il finale. Molte le carte in regola di questa birra, non tutto il mazzo (un po’ troppo aggressiva e una corsa un po’ a singhiozzo), ma c’è tempo per migliorare, visto il buon inizio. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc 6,5% vol.; © Alberto Laschi.

2 Responses to “Il gemello cattivo”

  1. I conti in tasca | inbirrerya

    […] da qui sono passati tutti quei birrifici che ad oggi menano la danza da quelle parti: Mikkeller e Evil Twin rubano spesso la scena, ma vengono tenute assiduamente sotto controllo anche le produzioni di […]

  2. Tre IPA “mondiali” | inbirrerya

    […] ormai “obbligatoria” di là dall’Ocenao per ogni birrificio che si rispetti.  Evil Twin, fra l’altro, ha brassato qui cinque delle proprie birre e Stillwater due, tanto per dire e […]

Lascia un commento