Una settimana a tutta birra

Settimana di “sole degustazioni”, questa, nelle quali abbandonerò temporaneamente le “notizie” birarrie per pescare nell’archivio personale delle birre degustate (un bel po’ in questi ultimi tempi) e che non avevano ancora trovato spazio nelle pagine di InBirrerya. Si comincia, come è d’obbligo, con sua maestà il Belgio, e tre sue birre.

La prima l’aveva brassata Greg Verhelst, il nostro amico mastrobirraio di La Rulles; per la seconda si è cambiato birraio, ma si è rimasti nella stessa Valle della Gaume, spostandosi solo di pochi chilometri, presso il birrifico St. Hélène. Per la terza, invece, hanno fatto un bel salto e sono arrivati a Bruxelles, chiedendo a Jean Pierre Van Roy, mastro birrario di Cantillon, di fare per loro una gueze “speciale”. Sto parlando di Jean Le Chocolatier e Chris del beershop belga Mi-Orge Mi-Houblon di Arlon, che, una volta per ogni anno, chiedono ad un birraio a loro scelta di brassare una birra solo per loro, e che in loro “onore” si chiama, appunto, Jean Chris. La n° 1 era una splendida belgian ale piccante e pepata, in pieno Rulles-style; la n°3 sarà una gueze affinata in botti di Bordeaux rosso, Bordeaux bianco e Côtes du Rhône; la n° 2, quella che ho da poco bevuto, è una foreign stout di 70 IBU e 9% abv, brassata con il lievito d’Orval, malti pils, caffè e un mix di torrefatti e luppoli Brewer Gold e Challenger. E’ una stout, la tipologia foreign, extra luppolata, prodotta così, all’inizio, per meglio sopportare i lunghi viaggi alle quali erano sottoposte per arrivare fino in Russia, più dolce di una stout classica ma non così robusta come una imperial stout. Questa n° 2 ha davvero un bel carattere, un carattere forte,  un bel vestito scuro, una schiuma spettacolarmente cremosa e persistente e tanto “caffè luppolato” al naso e al palato.  L’acido del caffè si prolunga, al palato, nella speziatura e nell’asprezza erbacea del luppolo, con la parte maltata/zuccherosa che non si fa appiattire; davvero molto apprezabile la sequenzialità delle senseazioni. Rotonda e “sapida”, cioccolato e polvere di caffè uniti ad un asprigno olivastro nel finale della beva, la fa in parte accosatre alla Noir de Dottignies, dalla quale si distingue per una caratterizzazione più torrefatta. Davvero splendida, una birra che, sbagliando, pensavo non potesse appartenere alle corde produttive di Eddy Pourtois, mastro birraio di St. Hélène. Esiste, di questa birra, anche una limited edition, 700 bottiglie da 37,5 cl.,  maturata in botti di cognac. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc 9% vol.; © Alberto Laschi

Dato che ci siamo, rimango dalle parti di St. Hélène, con la loro Mistinguett (ispirata, forse, a Jeanne Bourgeois, nome d’ arte Mistinguett, attrice e cantante francese morta nel 1956) una belgian ale con abv 6,5%. E’ una delle birre del nuovo corso grafico del birrificio, che ha completamente cambiato impostazione e caratteri grafici delle proprie labels; ma non è una birra “nuova”, poichè non è altro che la St. Helene Blonde ribattezzata. Ma visto che non l’avevo assaggiata, la Blonde, la Mistinguett è stata comunque per me una novità assoluta. In parte assomiglia ad una saison, per la sua freschezza/asciuttezza, in parte mantiene i caratteri, piccanti, di una “giovine” belgian ale. Bello il gioco di luppoli (Brewers Gold e Pioneer), bello il matrimonio fra i due, nel quale è ben riuscito il mix fra la piccantezza di quello inglese e la freschezza erbacea del tedesco. Robusta, pur nella sua gradazione non spiccata, una bionda di carattere, solida e ben costruita. Un leggero citrico sia al naso che al palato, secca e rotonda allo stesso tempo al palato, fresca e rinfrescante, equilibrata e delicata, dal bel colore biondo leggermente velato e dalla schiuma fine e cremosa. Ideale per la stagione più calda. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 6,5% vol.;  © Alberto Laschi

Una triple nuova per un nuovo microbirrificio belga, Den Triest, aperto da non molto (nel 2009) a Kapelle op den Boss, nel Brabante fiammingo, da Marc Stufy, tecnico delle luci free-lance che lavora nel settore televisivo, ma, soprattutto, il maggior collezionista belga di labels birrarie. Ne ha 37.000, suddivise in ben 96 cartelle, una per ciascuna nazione. La sua passione e il suo lavoro principale ( molto flessibile) lo spingono sempre più sul versante della produzione birrari,a tanto che nel 2009 fa il passo decisivo, aprendo microbrouwerij e locale di mescita annesso, diventato meta imprescindibile per tutti i ciclisti che capitano da quelle parti (oltre che degli abitanti della zona). Prima di produrre in proprio, su di un micro-impianto da 200 lt, Marc brassava da DECA, e ad oggi sono 7 le birre del suo portfolio, tutte disponibili in bottiglie da 0,75 e alla spina nel locale di sua proprietà. La sua Tripel è una bionda da 7,5% abv., dall’enorme testa di schiuma, relativamente sfuggente e dall’aroma nettamente pepato e piccante. Decisamente frizzante, alla beva rivela un carattere relativamente astringente, non da luppolo, ma da buccia d’uva, che la rende un po’ troppo allappante. Il finale vira poi su di una deriva floreale/fruttata da frutta dalla polpa bianca, che ne fa relativamente apprezzare la buona ossatura maltata. Buona, ma non eccezionale. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 7,5% vol.; © Alberto Laschi

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