Quattro birre dall’Inghilterra

Due birre a testa, per due birrifici della storia birraria recente in Gran Bretagna: Meantime e St. Peter’s, aperti il primo nel 2000, il secondo nel 1996. In due fanno già un sacco di birre, legate, almeno in parte, alla tradizione brassicola anglosassone; per Meantime ho già dato, nel senso che avevo già assaggiato tre loro birre (Coffee porter, IPA, Wheat), mentre di St. Peter’s non avevo mai parlato sulle pagine di questo blog. Rimedio ora.

Per le sue London Pale  Ale e Yakima Red Meantime ha fatto la spesa Oltreoceano, almeno per i luppoli, che sono quasi tutti made in USA. Cascade e Centennial per la prima (oltre al Kent Goldings), ancora Cascade e Centennial, oltre a Citra, Amarillo e Simcoe per la seconda.  La Yakima Valley (nello stato di Washington) è il luogo di appartenenza di questa tribù di luppoli, che innescano in entrambe un piacevolissimo tourbillon di aromi/sentori agrumati, esotici, freschi. Soprattutto freschi. Nella prima, la London (una premium lager?), il britannico Kent Goldings riesce a lasciare comunque una discreta traccia di sé, mettendo a margine di questa esplosione di fragranze un tocco di ebaceo e di asciutta freschezza. Tutt’altra storia per la Yakima: mantenuto volutamente basso il tasso alcolico (4% vol.), i birrai londinesi  si sono concentrati (quasi) esclusivamente sull’intreccio dei luppoli, intreccio che ha “partorito” questa corposa amber ale, meno rotonda di quanto ti aspetteresti. E’ una birra che resta un po’ a metà del guado, fra la grande personalità luppolata e la comunque robusta ossatura maltata, che alla fine da un risultato non molto “digeribile”. Più svelta e scattante la London Pale Ale, da affrontare con piglio meno garibaldino la Yakima: entrambe proiettano comunque  anche questo birrificio, attualmente molto trendy, sulla ribalta della nuova tendenza brassicola, quelle delle birre dalla luppolatura accentuata e  di marca extraeuropea.

 

La Brewery di St. Peter’s (quella delle botiglie inconfondibili, a fiaschetta, replica delle bottiglie che nel 1770 si trovavano a Gibbostown vicino Filadelfia) apre nel 1996 a Bungay, nel Suffolk, in alcuni edifici adiacenti al municipio di St. Peter, una volta destinati ad un uso agricolo. Birre della tradizione (o nel rispetto della tradizione) potrebbe essere il suo motto: 30.000 litri a settimana di birra davvero made in England. Materie prime “locali”, stili birrari (porter, mild, golden ale) legatissimi ai gusti e alla tradizione birraria inglesi, con in più un bel numero anche di birre stagionali, a tiratura limitata. Tanta bottiglia, ma anche tanto fusto, per questo birrificio che usa malto d’orzo locale e luppoli del Kent, oltre alla buonissima acqua locale. Le loro Suffolk Gold e Mild non sono state, per me, le loro prime birre bevute in assoluto: sono quelle però alle quali ho potuto prestare un po’ più di attenzione degustativa. Il modo di produrre di questo relativamente giovane birrificio, devo dire, non mi colpisce più di tanto, ma gli si deve riconoscere una effettiva classicità produttiva, che in questo caso, si manifesta maggiormente nella Mild, rispetto alla Suffolk Gold. Quest’ultima, una premium bitter brassata con malto del Suffolk e luppolo First Gold, è un po’ troppo “dolce” per i miei gusti (e per una premium bitter): molto miele al naso, un po’ meno al palato, luppolo asciutto ma non sensazionale, nè al naso e nè al palato. Colpisce la gasatura davvero latente, che non la vivacizza; il corpo invece è equilibrato e relativamente beverino. Il finale decisamente amaricante è indubbiamente la parte migliore di questa birra, non certo memorabile (abv. 4,9%). Di tutt’altra … pasta invece la Mild (che ho avuto la fortuna di assaggiare nella sua versione spillata a pompa). Stile birarario quasi in via d’estinzione sia in madrepatria che in giro per il mondo: non ce ne sono moltissime di mild ale “buone” in giro (a me è piaciuta tantissimo la Milk Mild di Revelation Cat). Questa di St. Peter’s si è rivelata beverinissima, perfettamente esile nei suoi soli 3,5% vol., delicatissimamente luppolata, morbida al punto giusto, tostata in maniera davvero aggraziata. Marrone scura, schiuma quasi a zero, un naso mite e temperato dal caffè e dalla frutta secca, un palato morbido e avvolgente; ma soprattutto watery, perfettamente watery. Si fa bere a canna, senza stancarti.

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