Quando uscì fuori la prima notizia più o meno ufficiale che li riguardava (lo scorso 1 Agosto), ci buttai un occhio e la misi fra quelle “approfondibili”, ma rimasi, lì per lì un po’ scettico. Anche altri ci hanno buttato, nel frattempo, l’occhio,
rimanendo, come me, abbastanza scettici. Ma adesso le cose si sono fatte “serie” ed ufficiali, e “gli stronzi” son venuti allo scoperto (“a galla” mi sembrava un po’ troppo …). Sono Morten Strunge (27 anni) e suo fratello Kristian (25 anni), che detengono il 95% delle azioni del nuovo birrificio danese, Stronzo Brewing Co., con sede a Copenaghen (il restante 5% del pacchetto azionario è in mano dei genitori dei due Strunge). Nuovo birrificio, l’ennesimo della spumeggiante scena birraria danese, grandi le ambizioni: dagli attuali 35.000 litri di birra prodotta arrivare ai 300.000 lt. annui, diventare uno fra i primi 10 birrifici danesi entro un anno dall’apertura ufficiale (avvenuta lo scorso 3 novembre), 30 nuove birre da mettere in produzione in tutto il 2012, esportare i propri prodotti entro un anno e mezzo (sempre dall’apertura). Ma chi sono questi due e, altra domanda altrettanto importante, chi la fa la birra, e dove? I due sono personaggi molto conosciuti in Danimarca: Morten è un imprenditore della telefonia, e con la sua Onfone (della quale è rimasto CEO), compagnia per la telefonia mobile a basso prezzo, ha fatto soldi a palate (è stata acquisita dalla TDC danese per 300 milioni di korone danesi lo scorso maggio). Kristian (responsabile vendite in Onfone fino alla sua cessione) sembra essere quello, fra i due, che “se ne intende un po’ di più” di birra, poichè negli
ultimi tre anni “si è addestrato” presso la Amager Bryghus. Scendendo nel pratico, le intenzioni brassicolo/commerciali dei due sembrano essere chiare: due linee di prodotti, uno per la grande distribuzione, l’altra più “misurata” per i pub e i negozi specializzati. Vogliono aprire entro il prossimo gennaio un brewpub nel Meatpacking District a Vesterbro, Copenaghen (gurada caso, nella stessa zona del pub di Mikkeller): la birra per questo loro punto-vendita dovrebbe essere prodotta in loco dal piccolo impianto (1.000 lt.) che i due hanno rilevato dalla Amager. Le birre gliele fanno in tre: la Amager stessa, l’immancabile De Proef e Fanø, con la prevalenza, negli stili scelti, della filosofia americana del brassare (dicono loro), cioè luppolo a go-go, anche per le birre destinate alla grande distribuzione. Ma soprattutto, tanto, tanto marketing: il lancio di questo nuovo micro birrificio danese è stato supportato da un’operazione di marketing di massa mai visto prima tra i micro birrifici danesi. Artefice la Dreyer + Kvetny, la stessa agenzia di marketing responsabile della pubblicizzazione del brand Onfone, che ha affidato allo studio Hornsleth di
Londra la progettazione e la realizzazione del marchio e delle labels. Chiara la strategia dei due Strunge: abbinare prodotti “interessanti” a competenze e capitali commerciali considerevoli, per penetrare in maniera reale ed efficace il mercato. A giudicare dalle immagini relative alla loro prima tranche di battage pubblicitario, ci si trova di fronte al “solito” campionario di immagini fintamente trasgressive, alla “solita” sfrenata voglia di “colpire” e “stupire”, alla atrettanto “solita” (in quanto ormai troppo ricorrente) dichiarata intenzione “iconoclasta”, nei confronti del modo “solito” di fare e vendere la birra. Un vero e proprio deja-vu: ultimamente, sempre di più, anche nel mondo della birra artigianale, si fa ricorso a questo “mezzucci”, quasi come se non si fosse troppo “sicuri” del proprio prodotto, così da doverlo “pompare” con astute e/o spregiudicate operazioni di marketing. Ad oggi sono comunque sette le birre già prodotte da, meglio, per il nuovo birrificio danese; vedremo se avranno i prodotti giusti per restare sul mercato.
Un’ultima annotazione: il nome del birrificio. In danese, se non ho capito male, stronzo si dice røvhul (se c’è qualcuno che conosce il danese meglio di me mi corregga, se ho sbagliato). Quindi il nome scelto è volutamente “italico”, con la sua voluta accezione “volgare”. Complimenti?