De Molen Rasputin Bruichladdich Barrel Aged

Menno Oliver con le botti ci “gioca”, o meglio, l’invecchiamento/maturazione in botte è una sua prassi costante, soprattutto per il segmento “pigne” della sua produzione. Ha adoperato quelle nelle quali ci è già passato il Bourbon (Amarillo, ),  il Wild Turkey Bourbon (Bommen & Granaten, Hel & Verdoemenis), il Bordeaux (Fris & Fruitig)  , il whisky Macallan (Hel & Verdoemenis), il Barbera (!) (KersBier Mummia Barrel), il Calvados (Kopi Loewak), il Cognac (Mooi & Machtig), il Macmyra (Thor e Mjölnir). Nelle botti di Bruichladdich ci aveva già messo la Bloed, Zweet & Tranen e la Hemel & Aarde, oltre alla Rasputin, che nella migliore (o peggiore) tradizione di Menno e del suo birrificio, assume per questo il solito chilometrico nome: De Molen Rasputin Bruichladdich Barrel Aged. E’ , quindi, una imperial stout che è passata “prima” dalle parti della Scozia, meglio, di una scheggia (granitica) della Scozia, quella di Islay, la “regina delle Ebridi”, la vera “isola del tesoro” per tutti gli amanti del whisky.

In questa porzione di roccia in mezzo all’Oceano hanno sede nove fra le più famose distillerie al mondo (Ardbeg, Lagavulin, Laphroaig, Bowmore, Bruichladdich, Port Charlotte, Bunnahabhain, Kilchoman e Caol Ila), tutte “alimentate” dalla particolare torba imbevuta di aria salmastra, che conferisce ai whisky di puro malto prodotti da quelle parti l’inconfondibile aroma chiamato “brezza di mare”. La distilleria Bruichladdich (“riva”, in gaelico), l’unica che imbottiglia ancora il proprio whisky sull’isola, dal 1881 ha i propri impianti sulle rive del lago Indaal, vicino a Port Charlotte. Aperta dai fratelli Robert e William Harvey, la proprietà di questa distilleria è passata di mano più volte, fino a quelle della Invergordon, nel 1968,  che ha apportato i maggiori cambiamenti alle metodologie produttive. Dal 1994 al 2000 la Bruichladdich interrompe la propria attività; nel 2001 un pool di imprenditori la rileva, “appoggiandosi” tecnicamente a Jim McEvan, isolano e  vincitore per 3 anni del titolo di Master Blender of The Year. Lui la rimette “qualitativamente” in carreggiata, mantenendo e “potenziando” le caratteristiche peculiari che da sempre contraddistinguono i single malts di questa azienda, che si distinguono per un sentore di torba meno spiccato di quello degli altri single malts prodotti a Islay e da una forte connotazione “marina”, salmastra.

Oliver quindi ha “puntato in alto”, quando ha messo la sua già consistente Rasputin nelle botti nelle quali il whisky della Bruichladdich aveva a lungo riposato; la robusta consistenza della birra originaria messa alla prova dall’altrettanto consistente patrimonio alcolico portato in dote da queste botti. E ha vinto, bisogna dirlo. L’imponente, impegnativa, rocciosa Rasputin originaria in queste botti “sterza”, magnificamente, tirando fuori un carattere altrettanto austero, ma anche maggiormente levigato e meno scostante. Basta lasciarla respirare e riscaldare nel bicchiere (i 15° Celsius raccomandati, per servirla, sulla label della birra sono davvero tutti necessari), poi si allarga, si distende, e si lascia completamente apprezzare. Nera come l’inchiostro, la quantità e la persistenza giusta di schiuma, e poi un naso potente ed elegante: poco alcool, note di caffè al limite della latenza, un po’ di polvere di cacao, e poi la “struttura” legnosa della quale si è impregnata, morbida, raffinata, delicatamente affumicata, con quel pizzichino di salmastro che la distilleria scozzese si porta in dote. Non aggredisce lingua  e palato, non satura le papille, l’elegantissima luppolatura (Premiant e Saaz) ancora regge la botta, pulisce e pizzica ancora. Ancor più evidenti le note di cioccolato amaro, ancora più latenti quelle di caffè, sempre più presente la consistente maltatura, più tostata che affumicata. Sorprende la pulizia finale: tutto scompare, tutto viene “ripulito”, niente resta inutilmente impregnato, nessun sovraccarico. E’ la perfezione. E non solo per il dopo cena. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 11,4% vol.; © Alberto Laschi

One Response to “De Molen Rasputin Bruichladdich Barrel Aged”

  1. INDASTRIA

    L’ho bevuta parecchio tempo fa e non la ricordo bennissimo (le birre più impegnative sono quasi sempre le ultime ad essere bevute). Ricordo anche io l’affumicato e forte il salmastro. Non mi pare fosse particolarmente torbata; cosa che non gradisco. Insomma il passaggio in botte l’affina e la rende importante senza dare troppo carattere del whysky

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