Grassroots Brewing, che “fantasma”!

Più le cose sono intricate e più mi ci intigno: ho bevuto un paio delle loro birre e, come sempre faccio, vado a ritroso, cercando di capire chi sono, dopo aver messo insieme una mezza idea su quello che fanno. Sto parlando del “misterioso” progetto Grassroots, danese (ma non del tutto), “misterioso” (ma, alla fine, non troppo), complicato (abbastanza). Nel cercare testardamente sono ritornato sempre allo stesso punto, una piccola isola nel sud ovest della Danimarca, e mi sono imbattuto sempre nelle medesime due persone (Ryan Witter-Merithew e Shaun Hill, americani entrambi). Il cerchio si è chiuso quando ho verificato che sia Beeradvocate che Ratebeer alla “voce” Grassroots recitano, entrambi, Grassroots Brewing is a subsidiary of Hill Farmstead Brewery, VT, USA operating as a client brewer at Fanø Bryghus, Denmark. La conferma, banalissima, in due numeri di telefono e in un identico indirizzo: sia Fanø Bryghus che Grassroots “risiedono” in Strandvejen 5 Nordby, Fanø, Denmark 6720; per la prima il numero di telefono da chiamare è +45 76 66 01 12, per la seconda, invece, è +45 36 99 15 18. Quindi, concludendo, i due birrifici sono uno solo: quello “vero” è la Fanø Bryghus, quello “finto” è Grassroots Brewery. Il primo fa le birre per il secondo (come le fa per Croocked Moon, Evil Twin, Kissmeyere anche Mikkeller), il mastro birraio è sempre il solito, Ryan Witter-Merithew (nella foto qui di lato), americano trapiantato in Danimarca dopo aver lavorato presso la Duck Rabbit Brewery. La mente di tutto questo intreccio si trova Oltreoceano, ed è quel Shaun Hill (americano, anche lui, ex brewer alla Nørrebro Bryghus ed ex brewer della Fanø, assieme a Ryan) che si è da non molto ri-trasferito Oltreoceano per aprire nel Vermmont la Hill Farmstead, uno dei nuovi birrifici più promettenti negli USA. Fa le birre che vuole nel suo birrificio americano e brassa “per interposta persona” anche in Europa, dando vita ad un nuovo, l’ennesimo, modaiolo, birrificio fantasma, dopo Mikkeller, Stillwater, Evil Twin, Kissmeyer, Crooched Moon, Pretty Things. Non se ne sono fatte poche di birre per il “progetto Grassroots”, considerando anche la brevissima linea temporale tracciata da questo birrificio su contratto (non più di un anno e mezzo di vita): già 26 le birre recensite su Ratebeer. Complicanza volutamente aggiuntiva, in una situazione già complicata, le 10 birre (su 26) brassate in collaborazione con altri birrifici (Stillwater e Mikkeller, ovviamente, Cigar City, Duck Rabbit, Ungstrup): per tutte punteggi più che alti e giudizi quasi unanimemente positivi. Che dire? Se lo sono già chiesto altri: è un birrificio “paraculo” o sono “troppo avanti”? Un po’ rimani sospettoso, di fonte a simili modalità produttive, combattuto fra la curiosità per la novità e la diffidenza per la eventuale  componente modiaola. Poi ne cominci a bere un paio e dici: dio buono se  sono bravi. Ma davvero bravi. Chiunque essi siano. Se non si sciupano in itinere, questi faranno parlare molto di sé, e a lungo.  Ah, dimenticavo: non affannatevi,per ora, a cercarli in Rete, inseguendo notizie un po’ più dettagliate: il dominio Grassrootsbrewing è registrato, ma è “vuoto”, così, tanto per alimentare ancora per un po’ il “mistero”.

Due le loro birre che ho assaggiate, altre due sono in frigo, in attesa. Due birre agli antipodi fra di loro, ma entrambe fatte e finite, davvero eleganti, ciascuna alla sua maniera, a cavallo fra un modo classicheggiante di birrificare e il “nuovo” modo di fare birra. Una è la Grassroots Viola Sofia, una imperial stout di 10,2% abv., l’altra è la Grassroots Neither, una imperial/double ipa di 9,25% abv, brassata in quel di  Fanø  da Ryan e da quelli di Cigar City Brewing. La prima è birra che viene brassata in esclusiva per il Macche di Roma (brassata per la prima volta in occasione della nascita della primogenita di Manuele), una stout falsamente massiccia, godibilissima, che mischia talentuosamente sensazioni cioccolatose e resinose, con una speziatura piccante in punta di lingua che la rende pizzichina quanto basta per mascherarne la pur robusta consistenza. Ti lascia una bocca che è seta pure, ammorbidita da un malto gratificante e spazzolata da una sventagliata luppolata, indomita e necessaria. Poche le imperial stout bevute così volentieri come questa, da parte mia: il meglio della eleganza coniugata al massimo (o quasi) della fantasia e della destrezza. Di questa birra ne è stata messa recentemente in commercio anche la versione barrel aged, fatta maturare per tre messi in botti di whisky Jack Daniel.  Stesso discorso, anche se per una birra totalmente opposta alla Viola, è da farsi per la Neither: una cascata di luppoli, non una spremuta, falsamente consistente, ingannevolmente beverina, si adagia in bocca dopo averti ammaliato il naso (tanto luppolo fruttato, tanta resina, una leggera piccantezza), e una volta che la fai rotolare fra palato e lingua ti fa perdere la cognizione di causa. Elegantissima, mai pigna, meno che mai mappazza, corre veloce, senza mai azzardare e/o sbandare, mantenendo sempre la direzione giusta. Amarezza adeguata e mai assoluta, malto che si fa solo intuire (nella sua necessità), una leggerezza lievitosa che fa il paio con una frizzantezza allegra e mai sfrontata. Uan session beer da 9,25% abv: mica facile farne così.

3 Responses to “Grassroots Brewing, che “fantasma”!”

  1. Gennaro

    Ciao Alberto,
    C’è anche un pò di italia nel progetto di Ryan, in quanto le botti da lui usate, sono di vino monteregio e Brunello di S.Angelo in colle, in quanto Ryan mi chiese se potevo fornirgliele. Concordo con te sulla qualità delle birre e in anteprima ti dico che a primavera ci sarà una cotta al birrificio Amiata sia con Ryan che con Mike Murphy dedicata appunto alla nascita dei nostri figli nati appunto tutti nel 2011 a breve distanza l’ uno dall’ altro. Sei ufficialmete invitato a presenziare e conoscere meglio la realtà interessantissima condotta da Ryan, che tra l’ altro è una persona fantastica.

  2. Alberto Laschi

    Grazie, Gennaro, delle notizie e dell’invito, che accetto volentierissimo: considerami già lì da voi!

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