Le tre galline di The Bruery

Questa volta non mi sono fatto sorprendere, e l’ho bevuta nel momento canonico; non come l’altra (la 2 Turtle Doves), che pur essendo pensata per il periodo natalizio, l’ho bevuta per Pasqua. Nel periodo giusto, ma con un anno di ritardo, però. Sto parlando della 3 French Hens, la belgian strong dark ale con la quale l’americana The Bruery ha omaggiato le festività natalizie dello scorso 2009: ma non ci dovevano essere comunque problemi, visto che la casa madre ne garantisce integrità e bevibilità per ben 9 anni dalla sua data di confezionamento. Interessante progetto, quello della brewery americana, che, partendo dal 2008 ha schedulato la produzione di 12 birre natalizie, una per anno, legandone la produzione alla canzone natalizie inglese Twelve days of Christmas, nella quale il narratore/cantante descrive i doni che gli vengono offerti dal suo vero amore in ciascuno dei dodici giorni di Natale. Per ora ho “saltato” la prima delle quattro già prodotte, la Partridge in a Pear Tree (la pernice in un pero), pernice che simboleggia Gesù, che si finge ferito per attirare i predatori verso di sé, distogliendoli dai figlioletti indifesi nel nido, una  abt/quadrupel; ho bevuta la seconda e la terza, mi metterò presto in caccia della quarta, la 4 Calling Birds (i quattro uccelli rappresenterebbero i quattro Vangeli che proclamano la parola di Dio), brassata per le festività natalizie di quest’anno, un’altra belgian strong dark ale brassata con l’aggiunta di spezie.

La 3 French Hens (le tre galline francesi, ovvero, allegoricamente, fede/speranza/carità, le tre virtù teologali) e la  2 Turtle Doves sono due capitoli dello stesso libro (birrario): la differenza fra le due (a favore della 3 French) è data, penso, dalla diversità della composizione. La “birra delle galline” è composta al 75% di birra fatta maturare nei classici tini di acciaio, mentre il restante 25% ha vissuto il suo periodo di maturazione all’interno di botti di rovere francese. Il risultato finale (ottimo) di questo blend è stato una sconfitta, o meglio, “la” sconfitta. Molto spesso le belgian strong ale made in USA hanno il proprio tallone d’Achille nella loro intrinseca dolcezza stucchevole: anche la 2 Turtles c’era andata molto vicina. La 3 French invece, no: il blend ha sconfitto, o quanto meno decisamente allontanato lo spettro della mappazza alcolica al sapore di zucchero candito. E’ robusta (sono per sempre 10° alcolici) e sostenuta, ma ha uno spettro gustativo alquanto ampio, decisamente speziato (zenzero e pane speziato), pungente quanto basta, fatto di una tostatura di malti sagace e di una bella nota legnosa, di legno fresco e schioccante. La vaniglia compare, in tutto ciò, ma resta relativamente ai margini, lasciando molto spazio ad un profilo più “vinoso” che maltato. Era comunque già cominciata bene, la degustazione , con un naso molto simile a quello di un panettone, con zucchero candito, pain d’Epices, alcool caldo e riscaldante che guidano il naso (e il cervello) in posti decisamente gradevoli. Colore marrone mogano, un IBU che si mantiene stabile sui 25, una frizzantezza decisamente non banale, completano il profilo definitivo di questa birra, sorprendentemente pulita e asciutta nel suo finale, che la fa ricordare, piacevolmente, a lungo. Assaggiata in bottiglia da 0,75 cl.; alc. 10% vol.; © Alberto Laschi

2 Responses to “Le tre galline di The Bruery”

  1. SR

    a me ha ricordato una delle tante incarnazione della Pannepot. quindi più una belga all’americana che un’americana alla belga in effetti

    però il legnaccio lo trovo un po’ troppo astringente. per me blendano semplicemente perché la 100% barrel (di quel barrel) sarebbe imbevibile

    buona neh!

  2. Alberto Laschi

    E’ vero, Stefano! C’è molto più Belgio che America in questa birra. Ho il timore che questa “linea” della Bruery sia (un po’ pericolosamente) avviata sulla strada della mappazza alcolica, foderata di zuccheri. Sono partiti da una abt e non si sono ancora schiodati dalle belgian strong ale: guardiamo se ci riescono, a non perderne il controllo.

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