Le tre migliori

Come al solito, per le feste di natale, assaggi e bevute in ordine più o meno sparso di winter warmer, le birre di questo periodo: non tutto buonissimo, non tutto apprezzabile, ma alcune birre davvero ottime. Nella mia personalissima classifica, qui di seguito le tre birre italiane sul podio, per quest’anno, fra le christmas beer.

Extraomnes kerst

Non è un clone (belga), è una creazione “originale” di Schigi e della sua banda: la testa di questa birra è sicuramente in Belgio (mi viene in mente, quale possibile punto di riferimento, la Avec della Dupont), ma la fantasia nostrana le ha aggiunto una livrea del tutto specifica. E’ una birra che combatte la noia (con la quale si deve fare i conti quando, appunto, ci si imbatte in un qualsiasi clone di una qualunque cosa), è elegante, piacevole e relativamente vivace. E’ birra che “si muove”, nel bicchiere e nella testa. Bionda aranciata, delicatamente opalescente, tanto lievito che scivola nel bicchiere, un sacco di frutta e di spezie all’aroma (pera, pesca, chiodi di garofano, coriandolo …), delicatamente sprigionato da una bella testa di schiuma, corposa e stabilmente “operativa”. E’ alcolica, sagacemente e subdolamente alcolica, in bocca è dolce di marzapane, carica di zuccheri e allo stesso tempo asprigna come il giulebbe; anche al palato ci si sente l’Oriente, speziata quanto basta, con una debole acidità che ne contorna il finale. Più strong che triple, è il Belgio nel bicchiere: ma siamo in Italia, a Marnate, nuova provincia brassicola del Belgio. Una birra con “dedica”, in pieno stile schigiano, per leggere la quale mi ci sono sbattezzato (salvo poi trovarmela spiattellata su una moltitudine di siti web); dedica che si è meritata un contrappasso e un’appendice, i cui frutti si potranno apprezzare al prossimo IBF di Milano ( dove porteranno il nome di Tainted Love). Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 10,12% vol.; © Alberto Laschi

 

Maltus Faber Birra di Natale

L’abv di prammatica (per birre di questo stile): 8% vol. alc. La struttura necessaria (tanto malto, un luppolo discreto, una speziatura delicata). Il finale dovuto (correttamente riscaldante). Questo lo “schema” della birra di Natale di Fausto e Massimo, birrai in Genova, che quest’anno ho trovato ancor più delicata e amabilmente complessa dello scorso anno. Ci sono andati con il calibro, a smussarne angoli e spigoli per costruirne una versione ancor più raffinata della già ottima precedente edizione: ha un carattere delicato e speziato, con la componente alcolica gradevolmente latente, rimpiazzata (o affiancata, meglio) da un bel bilanciamento malti/luppoli e da un apprezzabilissimo spettro olfattivo e degusativo piccante di spezie (coriandolo, mi sembra). E’ rotonda, ha una schiuma che tanto di cappello, è frizzante quel tanto che basta, ha la persistenza che vorresti trovare sempre nelle birre di qualità e un finale che la trattiene a lungo dalle tue parti. Nessuna estremizzazione, nessuna marcatura del territorio (birrario) con qualcosa di troppo: l’equilibrio del tutto nella correttezza di ciascuna delle sue componenti, con il caramello biscottato che si riserva una leggera preminenza sul tutto. Anche qui la testa è in Belgio, anche in questo caso guai a parlare di clone. Ma anche in questo caso siamo in Italia. Assaggiata in bottiglia da 0,75 cl.; alc. 8% vol.;  © Alberto Laschi

 

Olmaia Christmas Duck vers. 2011

Nella versione precedente della sua birra di Natale Moreno ci metteva il miele di olmo; in questa invece ci ha messo la Melata di bosco. Che cosa sia, lo faccio dire a chi se ne intende più di me: la melata, sorellastra buona e salutare del miele, è la sostanza prodotta dal metabolismo degli afidi, ed altri piccoli insetti, che succhiano la linfa dalle foglie delle piante. Le api raccolgono questa sostanza zuccherina e la elaborano trasformandola in miele di melata, molto ricca di sostanze minerali, potassio, fosforo, ferro. Il sapore di questo miele è un pò meno dolce rispetto ai mieli di nettare ed è caratteristico con il suo retrogusto di corteccia, terra e zucchero. Non ho assaggiato la precedente versione, e quindi non posso fare paragoni: posso e devo dire, però, che la Christams Duck dell’Olmaia di quest’anno è davvero, davvero piacevole e ben fatta. Ratebeer la classifica come una belgian strong ale, ma è la meno belga delle tre italiane di Natale: è una birra rustica e ruspante della Val d’Orcia, davvero, una birra pensata con la testa “di qua”, più che in  Belgio. E’ bruna, dalla bella testa di schiuma fine e cremosa, una birra “asciugata dal miele”, più che “appiccicosa di miele”. Bello davvero l’effetto asciutto, ruvido, legnoso e terragno che la melata di bosco regala a questa birra, molto frizzante e molto dissetante, a dispetto dei suoi pur ragguardevoli 8,5% di vol. alc. Spicca la latenza della caramellosità, in questa birra, e la prevalenza della ruvidità, che le regalano un’estrema pulizia e una assoluta mancanza di strascichi gustativi indesiderati (e indesiderabili). Birra che si fa bere e ribere, giustificando in questo modo il suo nome: la “nana” di Natale infatti porta questo nome perchè dalle parti di Moreno quando uno alza un po’ il gomito dicono che abbia “la nana”. Cosa che può sicuramente sopravvenire, se non si applica il limitatore di giri allo sbicchieramento di questa ottima birra. Assaggiata in bottiglia da 0,75 cl.; alc. 8,5% vol.; © Alberto Laschi

2 Responses to “Le tre migliori”

  1. Augusto Brusca

    Ciao Alberto,
    tra le birre di Extraomnes quella che mi ha ricordato la Avec.. è stata la Straff.
    La Kerst mi ha fatto pensare, invece, alla Stille Nacht.
    Comunque, in entrambi i casi si è trattato di un paragone di altissimo livello!

  2. Alberto Laschi

    Caio, Augusto
    Non posso fare i tuoi stessi confronti; l’unica Straff che ho potuto assaggiare non era al top della forma …

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