Due toste per il freddo

Per proteggersi da questi freddi due birre toste, complesse, ricche e riscaldanti. Provare per credere.

Una birra norvegese “buia”  e un proverbio, apparentemente non veritiero. “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”, recita il conosciutissimo proverbio. Solo che non è vero, o almeno, è vero solo in parte. Santa Lucia viene festeggiata il 13 dicembre, ma il Solstizio d’Inverno,  il vero “giorno più corto che ci sia”, cade invece il 22 o il 23 dicembre. La colpa di questa discrepanza fra le due “verità” è di Papa Gregorio XIII, che nel 1582, con la bolla Inter Gravissimas,  pose fine al progressivo sfasamento che si era accumulato, secolo dopo secolo, fra le stagioni astronomiche e il calendario civile. Fu così che, per decreto, giovedi 4 ottobre 1582 divenne l’ultimo giorno del vecchio calendario Giuliano; l’indomani si decretò che fosse venerdi 15 ottobre, sempre del 1582. 10 giorni di “salto”, gli stessi (considerando anche l’alternarsi degli anni bisestili) che oggi intercorrono fra il 13 dicembre (nel quale si è mantenuta la memoria liturgica di S. Lucia) e il 23 dicembre, giorno del solstizio d’inverno, ma anche giorno di S. Lucia, se ci fosse ancora il calendario Giuliano.In questa occasione, il solstizio d’inverno appunto, il birrificio norvegese Nøgne Ø di Grimstad, brassa tradizionalmente la sua Sunturnbrew, una massiccia barley wine di 11°, buia come il giorno più buio dell’anno. Oltre alla famosa acqua di Grimstad, al luppolo e al lievito, il mastro birraio norvegese norvegese Kjetil Jikiun usa, per questa birra, il 20% di segale e il 30% di malto d’orzo affumicato, oltre al malto di frumento. E’ una birra stratificata, ad ogni sorso e ad ogni “annusata” svela strati di sensazioni gustative ed olfattive nuove e diverse: tanta torba, un’affumicatura diffusa ma non greve, vaniglia, pepe, resina, tabacco stagionato, un amaro erbaceo ed una sua variante torrefatta, che la rendono davvero complessa, elegantemente complessa. E’ una birra “fuori moda”, nel senso che bevendola, ti viene subito fatto di pensare che quasi sicuramente nei secoli passati, quando si beveva una birra da quelle parti, doveva essere proprio così: non molto raffinata, robusta, calda e riscaldante, torbata, perché il malto veniva sicuramente tostato su un fuoco di legna. Non stanca, non è uno sciroppone, il luppolo fa davvero bene la propria parte, un’amarezza decisa (50 IBU) la rende gradevolmente beverina fino alla fine, dopo che una frizzantezza congrua e un bel cappello di schiuma color caffellatte avevano già contribuito al formarsi di un giudizio globale più che positivo. Birra nordica, birra tonica, birra buona, perché non estrema. Assaggiata in bottiglia da 0,50 cl.; alc 11% vol.; ©Alberto Laschi

Il piccolo aiutante di Natale (Santa’s little helper) è anche il greyhound arrivato nella leggendaria famiglia Simpson in occasione delle festività natalizie. Forse è a questa figura “leggendaria” che si ispira il nome della birra natalizia di Mikkeller, che nelle sue varie versioni (questa del 2009 è la quarta, brassata da De Proef) si è sempre più arricchita. Assaggiata alla spina  si è rivelata una delle migliori belgian strong dark ale da me bevute ultimamente. Gli “ingredienti”: malti pallidi, special-B, chocolate, fiocchi di frumento, cassonade, luppoli Hellertauer, Goldings, Styrian e Simcoe, polvere di cacao, una ricca speziatura (buccia d’arancia, coriandolo, cannella, pane dolce speziato, zenzero), lievito. Il tutto da vita ad una splendida birra, ricca, gustosa, robusta, ma anche decisamente beverina, alla faccia della propria ricca alcolicità. Si comincia dall’aroma, ricco di caramello e cassonade, che il tempo ha ormai estremamente addolcito, con nun nota finale di polvere di caffè che ripulisce delicatamente. Al palato si esalta la ricca speziatura di base, con  un agrumato latente che viene consolidato da una maltatura efficace e contenitiva; più integrato nel contesto il dolce della cassonade, con una luppolatura asciutta e ripulente che gli impedisce il carico eccessivo. Birra estremamente “lavorata”, che offre al naso e al palato di che soddisfarsi, dopo averne apprezzato la ricchezza  di una schiuma fine e cremosa, il colore profondamente ed impeccabilmente scuro. Con il riscaldarsi nel bicchiere migliora progressivamente, culminando in un finale decisamente amarognolo di tostato. Degustata alla spina; alc. 10,9%vol.; ©Alberto Laschi.

2 Responses to “Due toste per il freddo”

  1. Rik

    La Suntunbrew è veramente un’ottima birra, per quella tipologia. Provata in bottiglia, sorseggiata a lungo e riscaldata, si rivela sempre diversa nei suoi aromi. Ottima descrizione!!!!

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