Le bevute

A Rimini non ci tornavo (in città) dai secoli dei secoli: le ultime volte sono state solo dei rapidi raids sulla direttrice Piazza Stazione – Fiera in occasione di ormai lontane edizioni di Pianeta Birra. Per questo, prima di andarci, avevo dato un’occhiata alle varie “guide” per trovare le dritte “giuste”. Ma nessuna, neanche la solitamente bene informata EurHop!, aveva menzionato La Cantinetta, un pub in pieno centro storico. Per fortuna che mi ci hanno scortato fin dalla prima sera i “soliti” beneinformati e frequentatori abituali: è stata una bella scoperta, un locale che poi è diventato l’obbligata tappa finale di ogni serata trascorsa a Rimini. Non ho avuto modo di mangiarci qualcosa, ma ho visto che sulla carta c’erano diverse opzioni; ma la carta delle birre l’ho scandagliata bene bene, e da quella ho tirato fuori alcune chicche. Una scelta variegata alle spine, con Brewdog sempre presente (la 5 am Saint alla spina è sempre un bel bere!) e una buona rotazione (almeno 6 cambiamenti nelle tre serate). Un occhio attento e coraggioso alla giovane produzione italiana (due birre del Birrificio del Forte al venerdi sera!), Giradin e Loverbeer per la sezione-complessità, qualcosa di inglese, qualcosa anche a pompa. Bella la sezione-vintage delle birre in bottiglia, con delle vere e proprie chicche proposte a prezzi congrui, alcune offerte “invernali” a prezzi ribassati, e un centinaio di referenze nazionali e straniere di tutto riguardo. Sono partito dalla Ossian dello scozzese Inveralmond, una golden ale di 4,1% vol., arricchita dall’uso di luppolo inglese (Goldings) e americano (Cascade). Vincitrice di numerosi premi, è birra che si fa bere con solarità e tranquillità, asciutta quanto basta e sostanziata quanto necessario per farla entrare a pieno titolo nella categoria delle ottime session beers. Testata, in lattina, anche la Maui Big Swell IPA, un’ipa hawaiana tranquilla e non molto talentuosa, arricchita relativamente da un dignitoso dry hopping che non la fa scivolare definitivamente nel dimenticatoio. L’Oceania di Toccalmatto, una saison one shot di 7% vol. me l’aspettavo molto più caratterizzata, visto l’uso dei luppoli australiani Galaxy, Rakau, Pacific Jade e del neozelandese Motueka, ma non è andata molto oltre una piacevole sensazione di grande freschezza e il ricordo di un bergamotto molto pervasivo. Madamin di Loverbeer un pochino al di sotto della media, e botto finale con due birre spettacolari (delle quali parlerò più diffusamente in altri post). Shark pants, la double ipa frutto della collaborazione fra l’americano Three Floyds e Urbain degli Struise: il belga ci ha messo il lievito, gli americani una bella dose di luppoli (100 gli IBU), per un prodotto al top, caricato d’amaro e allo stesso tempo raffinato, mai eccessiva e/o annichilente. Un vero prodotto di classe e non una aggressione a mano … luppolata. E poi la Mikkeller Not Just Another Wit, una blanche brassata da De Proef, dal tenore alcolico quasi spropositato per una witbier (7,6% vol.), nella quale l’uso “generoso” di luppoli (goldings, amarillo, saaz e cascade) non solo non la penalizzano, ma neanche la stravolgono più di tanto, ricca com’è, comunque, di una prepotente speziatura.

Questo per quanto riguarda le birre bevute fuori dal Salone Sapore Rimini. Per quelle, invece bevute fra i vari stands una breve carrellata stile thread di MoBI:

  • Foglie d’Erba: Overdose, una collaboration beer prodotta in società con Opperbacco e Dada fantasticamente amareggiante e splendidamente rinfrescante; la Songs of the wood new version con lo sciroppo d’acero (molto meglio la versione “originale” con resina di pino mugo); Freewhilin ipa, Hopfelia e Haraban al top, la tranquilla sua golden ale. Un birrificio che gira al massimo
  • Brewfist: X-ray, la nuova imperial porter di 8% vol, troppo giovane per poterne parlare (una settimana di fusto). Salutato Allo, il gispsy brewer de noantri ….
  • Rurale: Blackout non in perfetta forma, Milady un po’ spompata, Seta abbastanza tranquilla
  • Birrificio del Forte: testate entrambe le premiate. Classiche, a posto, tranquille.
  • Ducato: una Machete in forma spettacolare, rustica e rasposa come si deve
  • Olmaia: La9 a pompa. Mi sa che la voglio ribere sempre così
  • ImpexBeer: Mikkeller Weizenbock tranquillamente trascurabile (un bel dolcione), la pils di Rogue che si faceva rispettare, Pineau Lambic ri-testato dopo Roma e ri-piaciuto; un utile ripassino alle West Coast Ipa e IIPa
  • Birrificio Italiano: Extra Hop e Tipopils, non proprio a postissimo (un po’ di zolfettino al naso), la Extra Hop particolarmente aggressiva.
  • Elav: Jungle Ale, un mix abbastanza ben riuscito di luppoli e impostazione belga

E altre, perse però nella memoria.

Ultima annotazione sul Premio Birra dell’Anno: resi noti i nomi dei birrifici partecipanti. Alla luce di questa lista, ai nomi “importanti” che hanno raccolto poco o niente vanno aggiunti anche quelli di Amiata, Maltus Faber, Cittavecchia, Rurale, San Paolo, Bruton, Svevo …

7 Responses to “Le bevute”

  1. Michela

    Hai assaggiato la Ryeccomi? A me è piaciuta molto!!!
    Mike era preoccupato, invece…l’avremo all’Indipub ….

  2. Alberto Laschi

    Non ce l’ho fatta ad assaggiarla, e me n’è dispiaciuto

  3. grignano67

    ciao, non sarebbe interessante avere una lista magari aggiornabile dei pub dove si trovano birre artigianali meritevoli di visita?
    come dici tu stesso alla cantinetta ci sei arrivato per una dritta, ma molti magari finiscono in un triste pub sul lungomare e si perdono questi tipi di locali solitamente piu’ piccoli piu’ nascosti e meno publicizzati.
    ti posso portare ad esempio il mosto dolce di prato, fortunatamente molto frequentato ma un turista occasionale finisce in uno dei soliti locali di piazza mercatale e si perde una birra che ha vinto il primo pooto come birra dell’anno.

    ciao

  4. Alberto Laschi

    non è sempre facilissimo trovarfe liste sempre aggiornatissime dei pubs quelle “giusti”: esistono guide abbastanza efficaci (EurHop!, Le Tavole della birra dell’Espresso), esistono siti che offrono “dritte” utili in questo senso (lo stesso Ratebeer, ad esempio. mondobirra.org), e siti di appassionati birrari che non lesinano indicazioni italiane ed estere (sergioriccardi.it, pintaperfetta). Quello che è più utile, però, in questi casi, è sempre il passaparola …

  5. grignano67

    in effetti sui siti stranieri si fermani soprattutto su milano e roma, mentre su quelli italiani si vaga da salt lake city a san pietroburgo, ma io la domenica e’ piu facile che vado a fare una girata ad arezzo o faenza e non in oregon!

  6. Alberto Laschi

    il fatto è che ad Arezzo e Faenza si beve un po’ peggio che nell’ Oregon … e c’è anche molta meno scelta

  7. grignano67

    ciao, tornando su cosa bere in zona,sono stato dopo tanto al pub a travalle,il posto mi era sempre piaciuto le birre no, ma con molta sorpresa ho trovato molte bottiglie di artigianali fra cui tutta la petrognola 1 anche alla spina, molte belga e inglesi: ho bevuto una ottima jaipur di thornbridge, ma il pezzo forte la lupulus alla spina sia blonde che bruin.
    anche a prato stiamo cominciando a trovare roba buona.

    ciao

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