IBF a Milano

L’ultima volta che ero stato ad un evento organizzato dal Polli e dalla sua “creatura” (ADB) si perdeva ormai nel porto delle nebbie; una volta però che ho dato un’occhiata alla lista dei birrifici partecipanti all’edizione milanse dell’ IBF mi sono deciso a farci un salto. Il gioco, apparentemente, sembrava valere la candela. Anche perchè, da “organizzatore”, mi era sorta la curiosità di vedere come gli altri organizzano le cose, nella convinzione che c’è sempre qualcosa da imparare. Che dire: alcune cose mi hanno convinto, nella organizzazione, altre meno. Carina la location, defilata ma anche facilmente raggiungibile per chi, come me, veniva da fuori; corretto il costo del gettone di degustazione, apprezzabile la doppia versione della mescita (0,10 e 0,25 cl., adatte per soddisfare esigenze diverse), abbordabile il costo del cibo (almeno per i panini, non ho provato il resto). Le note dolenti: carina la location, ma al limite del claustrofobico. L’ho abbandonata nel tardo pomeriggio del sabato quando i gomiti degli uni andavano a finire immancabilmente nelle costole degli altri. Punto di lavaggio dei bicchieri totalmente inadeguato, sia per gli spazi (un unico punto, con cannelle a 10 cm. l’una dall’altra) sia, soprattutto, per la qualità dell’acqua. Prima di accorgermi della vera natura del problema, avevo già battezzato come immonde alcune birre (soprattutto all’olfatto) e, quindi, alcuni birrifici. Mai avrei messo un complesso a martellare i timpani degli astanti nel bel mezzo della già piccola sala; un po’ troppo esoso il costo d’ingresso, fatto pagare comunque “a prescindere”, cioè anche per i non bevitori, che magari erano lì solo per accompagnare amici e parenti a bere ( e 8 € mi sembrano comunque troppi). Ma tutto è perfettibile, dicono …

Ma veniamo al vero motivo della mia trasferta milanese, le birre. Che ho assaggiato ma che ho anche bevuto con amici, fra amici, e quindi, a volte, non in maniera proprio “tecnica”. Ma il bello di questi happening è anche è soprattutto questo. Quindi qui di seguito una lista di ciò che mi “ricordo” (meglio).

  • Birrificio San Paolo: da molto non ribevevo le loro birre. Assaggiata la Frakè, un’ americanh dark lager un po’ troppo erbacea e terrosa per i miei gusti, con un attacco iniziale in punta di baionetta. Colpisce, senza però convincere fino in fondo. Leggermente meglio la Ipè spillata a pompa, con un carattere un po’ più mite e una luppolatura più soffusa.
  • Brewfist: l’avevo trovata “bambina” a Rimini, a Milano era già più che adolescente. Parlo della X-Ray, la loro imperial porter che con il passare del tempo convince appieno. La Caterpillar me la ricordavo più luppolata e frescheggiante: a Milano l’ho trovato più caramellosa di malto.
  • BirrOne: non sono un fan della produzione di questo birrificio, ma devo dire che la loro Gerica mi ha davvero spiazzato. Una lager luppolata col Cascade: niente di azzardato, niente di ruffiano, una classicità rivisitata  con coraggio. Disseta, va giù fluida, non si inceppa e non strafà. Una “birra della sete”, direbbe qualcuno, una crasi perfetta fra la tradizione tedesca e l’innovazione americana, made in vicenza, però.
  • Valcavallina: Sun Flower, una delle birre premiate nel contesto del Campionato Italiano delle Birre Artiginali organizzato da ADB. Una mezza delusione: una golden alescarica, un po’ asfittica, abbastanza slavatina, con un po’ di citrico sul finale e poco più. Peccato.
  • Dada: lo confesso, ci provo e ci riprovo ad assaggiare le loro birre, ma non sono ancora riuscito a trovare quella (o quelle) che mi convinca. Assaggiata la loro Gattomao Amara, nelle intenzioni del birrificio una double ipa: una birra che viene fuori “a strattoni”, un po’ slegata fra le componenti maltate e luppolate. Una botta di zuccheri, all’inizio, ribaltata poi da una botta estremamente luppolata. Meglio l’equilibro che lo stramazzo
  • Foglie d’Erba: non solo una visita di cortesia, quando vado da Gino. Mi piace come pensa e come fa le birre. Ri-assaggiata la Ulysses:sempre uan  signora birra, una black ipa dal fantastico aroma, sfoltito da qualsiasi eccesso luppolatorio, con una beverinità che conquista e un finale che appaga. Una certezza. Auguri, inoltre, per il passo produttivo importante che Gino si accinge a fare: una bella sfida, ma non ci sono dubbi sul come l’affronterà e su come ne verrà fuori.
  • Rurale: due birre “nuove”, testate entrambe. La Seta special edition, con l’aggiunta di bucce fresche di bergamotto calabrese, era davvero tanata roba. Intrigante all’inizio, con quella freschezza agrumata che ben caratterizza il contesto; alla lunga satura abbastanza, con una sensazione più fruttata che agrumata abbastanza inavdente. Una bottiglia intera da solo? Parliamone … Molto ben riuscita la prima cotta della 405040, la prima pils di casa Rurale, brassata per celebrare simpaticamente alcuni genetliaci interni allo staff del birrificio: ottima prova, tranquilla, equilibrata, decisamente erbacea e delicatamente amaricante. Chissà se avrà un futuro produttivo stabile?
  • BiDu: 10 anni di vita (del birrificio) riverberati in una birra, la Ten Ten: 10 i malti impiegati per questa birra ad alta fermentazione (pils, pale, crystal, caramunich II, aromatic, carahell, special B, chocolate, malto di segale, malto di avena), 10 i luppoli (magnum, perle, fuggle, citra, e.k. golding, amarillo, saaz, mittelfruh, sladek, select), 10% vol. alc. (circa), lievito US05. 666 le bottiglie da 0,375 messe in commercio, qualcosa in fusto dietro le spine manovrate da Tyrser. Un ottimo equilibrio, un bello spettro aromatico, un palato che è il degno corrispettivo di tanto ben di dio. Una birra cross over, Tyrser l’ha definita vicina al modo di pensare un’apa, io l’ho trovata talmente ricca da provare ad accostarla anche ad un barley wine. Poi il luppolo mi ha riportato dove dovevo stare. Grande birra, davvero. Complimenti a Beppe per la birra, ma, soprattutto, per la sua storia.
  • Toccalmatto/Extraomnes: senza girarci intorno, la curiosità per la loro Tainted Love era tanta. E io me la sono tolta, la curiosità, assaggiando entrambi le versioni di questa black saison brassata a quattro mani, una volta a Fidenza e l’altra a Marnate. Non una birra semplice, nemmeno facile; i 4,7% vol. alc. un po’ depistano, illudendoti sulla possibilità di una bevuta a tutto sorso. Complessa di luppoli, che danno al naso un carattere in parte vinoso; robusta al palato, che avverte di più la componente leggermente affumicata, con la speziatura da lieviti in secondo piano. Più “scivolosa” la versione emiliana, più cartterizzata quella lombarda, che viene più fuori con il suo non facile caratterino; complice, forse, anche la diversa temperatura di servizio fra le due spine.  Sfrontata e decisa: non dico estrema, ma  non una birra “per il popolo”. Una bella pensata, meglio, una pensata bellamente articolata: si correva il rischio di andare a cercare quello che non c’è, solo per la voglia di stupire. Non ci sono cascati. Un punto in più per la bellissima label. Assaggiate anche la Zona Cesarini a pompa, geneticamente modificata dal passaggio nel randall (un vero e proprio attentato alle papille) e la Blond di Schigi, un grandissimo bel bere.

Menzione d’onore per la standista del birrificio BQ e per l’inquietante tatuatrice assoldata dalla coppia Carilli/Schigi: epperò ….

8 Responses to “IBF a Milano”

  1. Paolo Polli

    un po’ troppo esoso il costo d’ingresso, fatto pagare comunque “a prescindere”, cioè anche per i non bevitori, che magari erano lì solo per accompagnare amici e parenti a bere ( e 8 € mi sembrano comunque troppi).
    ——————————————
    Paolo Polli
    Mi fa veramente ridere questa frase! come fai a scrivere che chi accompagna gli amici e non beve non doveva pagare.E come dire: andando in discoteca io non vorrei pagare perchè non ballo.

  2. alice

    Scusa ma la cosa del “devo pagare anche se non bevo” non ti pare una topica enorme? Come fa uno a verificare, fa le analisi delle urine all’uscita?
    Prova ad andare allo stadio e dire “voglio entrere gratis tanto non tifo, guardo gli spalti”
    Prova ad andare al cinema e dire “voglio entrare gratis a me piace la radio, accompagno una amica”
    Prova ad andare a vedere un concerto e dire “entro gratis, la musica non mi piace”
    Prova ad andare al vinitaly e dire “entro gratis, sono astemio”

    Se ti fanno entrare, fammi sapere che la uso anche io.
    Complimenti anche per la chiosa maschilista alla fine.

  3. Alberto Laschi

    “la malizia sta negli occhi di chi … legge”

  4. Alberto Laschi

    Non per insegnare qualcosa a qaulcuno, ma è possibile anche fare scelte “commerciali” e “imprenditoriali” diverse. Dalle nostre parti chi partecipa al Villaggio paga solo ciò che consuma, sia nel bere che nel mangiare; è una scelta di fondo, che gli spazi all’aperto, ovviamente, agevolano. Mi rendo conto che negli spazi al chiuso questo tipo di modalità operativa sia più difficile da scegliere e da gestire, ma non impossibile, credo.

  5. Paolo Polli

    Ma il Villaggio è organizzato in un pub di proprietà. Non puoi fare paragoni con i costi di un Festival.

  6. admin

    Lo spazio dove organizziamo il Villaggio non è il mio, anche se è 18 anni che ci “vivo” e lo considero tale e l’investimento finanziario (ed il rischio) è comunque notevole..non è assolutamente per polemizzare ma per giusta comunicazione. Ogni evento è diverso dall’altro, ognuno fa le sue scelte “commerciali” o “finanziarie” (come dice Alberto)..scelte, come tutte, “criticabili”. Gianni

  7. Paolo Polli

    Puo essere che i muri non siano i tuoi ma la licenza di quello spazio è tua?

    Io non critico mai le altre manifestazioni perchè non mi sembra giusto parlar male di quello che fanno gli altri. Ma ho solo risposto a delle critiche secondo me sbagliate.
    Alberto dice
    punto 1: prezzo esoso
    il prezzo si determina sulla base delle spese ed alle esigenze finanziarie della Associazione.
    punto 2: location piena di gente
    la location è stata scelta in base ai numeri delle passate edizioni
    punto 3 :
    il punto lavaggio si mette dove c’è un punto di carico e scarico, e non si potevano mettere altri lavandini per mancanza di pressione dell’acqua.
    punto 4
    la musica non era assordante per tutta la giornata a parte quando suonavano i gruppi, che per esigenze di concerto non poteva fare da sottofondo
    punto 5
    Non far pagare gli accompagnatori che non bevono.
    A questo mi sembra inutile rispondere .

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