Cantillon Fou’ Foune

A Roma, nella scorsa ultima edizione di Birre sotto l’albero mi era sfuggita, complice la mia fretta di dover “scappare” a casa e qualche problemino di spillatura comparso all’inizio del fusto, poi completamente sparito. Mi è mancata, davvero, per questo ho cercato di rimediare alla mia personale “falla” il primo possibile, accaparrandomi una bottiglia di Cantillon Fou’ Foune e facendole la “festa” nell’occasione giusta. Un’ altra “istanatanea” imperdibile dello splendido album produttivo di Jan Pierre Van Roy questo lambic arricchita dall’uso di albicocche in macerazione. Una birra che, come tutte le altre di Cantillon, ha una storia, che anche questa volta (come nel caso della Vigneronne e della St Lamvinus) si intreccia con il mondo del vino e con la Francia, che Jean Pierre frequenta con assiduità. La storia inizia nel 1998, quando Jean Pierre è ospite di un amico viticoltore della valle del Rodano, e si trova a conversare alla sua tavola  con uno dei suoi commensali,  François Daronnat, un coltivatore di albicocche, soprannominato Foufoune . Il quale gli decanta le lodi del proprio prodotto, le albicocche della pregiata qualità Bergeron, acida e dolce allo stesso tempo: a Jean Pierre viene subito in mente l’idea di poterci fare una birra, con quel frutto, e butta lì l’idea. Poco tempo dopo, nel luglio dello stesso anno, Jean Pierre si ritrova, una mattina, di fronte alla porta del proprio birrificio, 300 kg. delle pregiate albicocche, arrivate direttamente da Bordeaux. Era stato proprio Foufoune, che, colpito dall’idea, aveva spedito a Bruxelles il frutto maturo al punto giusto e raccolto solo pochi giorni prima, lanciando, in qualche modo, un vero e proprio guanto di sfida. Detto, fatto. Jean Pierre si mette al lavoro, fa tutti i test necessari e le prove dovute, e dopo tutto il tempo che ci vuole per fare le cose a modino, vien fuori la Fou’ Foune, un lambic con l’aggiunta di albicocche. Da allora la storia di questa birra diventa tutta in discesa: ogni anno 1200 kg. di albicocche francesi vengono consegnati a Pierre, e tutti vanno a finire a macerare per 5 settimane in un lambic vecchio di due anni (tre etti di albicocche ogni litro di birra). Sono 3.000 i litri che vengono fuori da questo processo di birrificazione, che comporta anche due anni di affinamento in botte, spediti per la maggior parte in Francia, nella regione dalla quale partono le albicocche, i cui abitanti considerano la Fou’ Foune una vera e propria “birra del luogo”.

Questa, per sommi capi, la storia, per una birra che appartiene alla storia di questa enclave birraria di Bruxelles, e che non può mancare nella personale collezione di “scalpi” di tutti quelli che amano questo genere di birre (e la buona birra in generale). E’ “semplice”, devo dire, un lambic meno complicato di tanti altri, dalla caratterizzazione perfettamente riuscita ed univoca. Abbina acidità moderata ad un fruttato tutt’altro che esangue; combina note legate alla polpa fresca di questo frutto alla naturale nota acetica riscontrabile nel DNA di ogni birra che esce fuori dalla cantina di Jean Pierre. Equilibrata, mai stucchevole, esageratamente rinfrescante e dissetante se servita alla giusta tempertura, è birra vera e verace, di un giallo dorato leggermente torbido, con una bella schiuma tenacemente persistente. 5% abv di regale morbidezza (superiore, in questo caso, alla media di tutti gli altri prodotti targati Cantillon da me assaggiati finora), sufficientemente gentile da non ostracizzare i palati meno educati e portatrice sana di quella inconfondibile ruvidezza terrosa, da cantina, che non delude i fedeli osservanti di questo modo di pensare (e fare, e bere) la birra. Qusi ruffiana, è una di quelle birre che riesce a mantenere al palato quello che al naso aveva già promesso, regalando una esperienza gustativa piacevole come poche altre. Ultimo tocco di classe, la label, che raffigura la bellissima e quasi eterea “albicocca-luna”: autrice Julie Van Roy, la figlia di Pierre. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 5% vol.; ©Alberto Laschi

Lascia un commento