Chatoe Rogue Single Malt Ale

Rogue è un birrificio, Rogue è una Nazione, Rogue è un sistema di pensiero, Rogue è un progetto globale. L’ho già detto in sede di presentazione di questo birrificio e più mi ci addentro, nell’ “universo – Rogue”, e più ne apprezzo filosofia, strategia progettuale e visione prospettica, davvero non banali, davvero lungimiranti. Un’altra loro birra (dopo la Brutal Ipa e la Dead Guy Ale) mi ha permesso di accostarmi ad un altro importante pezzo del puzzle – Rogue: la loro Chatoe Rogue Single Malt Ale mi ha aperto la porta del progetto Chatoe Rogue, delle birre scaturite da questo progetto, tutte brassate secondo la “filosofia” GYO (Grow Your Own). L’idea, e il susseguente progetto, nasce da una necessità esterna all’azienda: era il 2007, e i birrai di tutti il mondo dovettero stringere la cinghia … del luppolo, vista la scarsa raccolta mondiale di quell’anno di questo insostituibile ingrediente. Per non doversi ritrovarsi nuovamente in questa spiacevoloe situazione, il Presidente della Nazione Rogue diede incarico al Dipartimento dell’Agricoltura (detta così sembra quasi una favoletta …) di mettere in atto strategie produttive tali dal mettere al riparo John “more hops” Mayer (il birraio di casa Rogue) da qualsiasi rischio derivato da un’altra penuria di luppoli. Nasce così il Progetto Chatoe Rogue, che inizia con la Rogue Hopyard, una fattoria nei pressi di Indipendence, nell’Oregon, lungo le rive del fiume Willamette, nella quale Rogue decide di produrre in proprio i luppoli che le sarebbero serviti. 42 acri in tutto, sette le varietà di luppoli messe a dimora, che assicurano all’azienda una buona fetta del fabbisogno annuale di luppolo. Visto che il“sistema” funziona, il progetto si allarga. Dopo il luppolo, il Dipartimento dell’Agricoltura di Rogue pensa al malto, e mette su un’altra azienda agricola, la Rogue Barley Farm, alle falde del monte Hood, nella Tigh Valley: nei suoi 200 acri di terra  semina due diverse qualità di orozo, il Rogue Dare ™ e il Risk ™ 2-row, che dovrebbero fornire alla Brewery una buona parte del malto del quale ha annualmente bisogno. Il progetto globale si completa, recentemente, con la costruzione, nella stessa zona, di una tasting room nella quale si possono trovare tutti i prodotti made in Rogue, e il Rogue Hop-n-Bed Bed & Breakfast, che permette il soggiorno nella zona a chiunque lo desideri. Un progetto, questo, che da pionieristico si è rivelato, nel corso del tempo, vincente, perchè convincente.  Magari non a livello economico (le spese sembrano essere ancora più delle riprese), ma l’importante, come dice Brett …. “è non lasciare che siano i ragionieri a guidare i destini di un’azienda“. Un progetto legato strettamente al territorio, che proprio quest’anno ha ricevuto una brutta battuta d’arresto, causata da un’ alluvione che ha messo sott’acqua quella zona d’ America nello scorso gennaio, tanto da farla dichiarare zona disastrata.

Le birre che Rogue ha prodotto usando le sole materie prime coltivate in proprio in quella zona d’America fanno parte  della serie denominata Chatoe Rogue. Sono la Creek Ale (una fruit beer arricchita dall’uso di ciliegie Montmorency),  la Dirtoir Black Lager (una schwarzbier di 5% abv e 35 IBU), la Good Chit Pilsner (una pilsner per la quale viene usato l’orzo di Rogue maltato in proprio e in piccoli lotti), la OREgasmic Ale (una apa da 7% abv e 40 IBU), la Pumpkin Patch Ale (brassata con l’aggiunta di zucche coltivate ai margini delle piantagioni di luppolo a Indipendence), la Wet Hop Ale (una ipa da 6% abv) e, appunto, la Single Malt Ale, la birra che mi ha proiettato in questo progetto speciale di Rogue. Un’american blond ale “autocertificata” GYO, per la quale sono impiegati il loro “solito” lievito Pacman, il malto  Rogue Dare ™ coltivato in proprio e il luppolo Revolution proveniente dalla loro fattoria Rogue Hopyard. 35 gli IBU, ma se ne avvertono qualcuno di più, per questa bionda che risente fortemente dell’origine tedesca di questo stile americano, che ha nelle Kölsch germaniche il proprio punto di riferimento. Secca come una lager, ha una livrea bionda, quasi cristallina, con una schiuma ricca, abbondante e finissima e il naso assolutamente più ricco di luppolo che di malto. Un luppolo “nobile”, mi verrebbe da dire, “riconoscibile” dalla forte connotazione erbacea e dalla caratteristica nota acidula di limone/erba cipollina (luppolo che loro chiamano Revolution). E’ svelta, corre veloce in bocca, lasciando appena il tempo di constatarne essenzialità, carratterizzazione amaricante, asciuttezza, con il malto relegato nel ruolo di attore non protagonista. Una birra rustica, dal sapore di campo, una birra di “lungo sorso”: nessuna alzata d’ingegno produttivo particolare, solo la saggezza di prendere i quattro elementi base per fare la birra, luppolo/acqua/malto/lievito e combinarli assieme con cognizione di causa. Non stupisce, non stordisce: convince, senza per forza affannarsi a strafare. Assaggiata in bottiglia da 0,65 cl.; alc. 4,8% vol.; © Alberto Laschi

5 Responses to “Chatoe Rogue Single Malt Ale”

  1. Mattia

    Sono un appassionato e non certo un esperto, ma adoro questo birrificio. Mi trovo d’accordo con te: molte delle loro produzioni convincono senza aver bisogno di strafare (giusto ieri sera ho bevuto l’ottima Yellow Snow IPA, che rispondo a questo principio). Per rimanere in tema, ho avuto la possibilità di bere la Good Chit Pilsner e ne sono rimasto piacevolmente colpito. Erbacea al naso, in bocca un bell’equilibrio tra malto e luppolo, beverina e rinfrescante. La consiglio e spero di poterne leggere presto una recensione competente.

  2. Alberto Laschi

    Nel “cassetto” ho ancora un’altra recensione, quella della Hazelnut, che fra un po’ di giorni posterò. Poi però la mia scorta di Rogue è terminata. Dalle mie parti non si trovano con facilità. Se posso chiedere, quali “canali” sfrutti per poterle acquistare?

  3. Mattia

    Io sono reggiano, abito nella bassa padana, ma come sai i pub non ci mancano. Oltre ai soliti noti Arrogant e Dickinson, c’è un locale a pochi km da casa mia che si chiama La Tana delle Rane, a Novellara (RE), che le tiene spesso in bottiglia (ci ho bevuto la Dead Guy, la Brutal e la Northwestern) e ultimamente alla spina (la Yellow Snow di ieri sera). Credo si rifornisca da Impex (chiederò magari e ti farò sapere), anche se ho saputo che c’è un distributore di Scandiano (RE), Braglia Beverage, che qualcosa tiene: io ci ho trovato la XS Imperial YSB (anche se il prezzo fa paura!). La Good Chit Pilsner invece l’ho acquistata all’ultimo Emilia Hold’em Beer Festival in un piccolo spazio shop allestito durante la manifestazione. Credo fosse gestito dal beer shop Maltomania di Modena. Se vuoi provare a contattare queste realtà che ti ho indicato forse potrai ricavare qualche informazione in più.

  4. Alberto Laschi

    Grazie mille delle “dritte”. Anche le mie bottiglie di Rogue arrivano direttamente dal magazzino di Impexbeer; ero curioso di sapere se c’erano anche canali alternativi a quelli “romani”. Dalle tue parti siete fortunati, c’è più “giro” e quindi anche maggior possibilità di pescare qualche chicca. Più complicato dalle nostre parti (abito a Prato), un vero e proprio deserto dei tartari, a livello birrario … Bisogna andare a “pescare” molto lontano da casa, se si vuol trovare qualcosa di particolare.

  5. Mattia

    Intanto, prego! E se la scena birraria emiliana mi permetterà di fare qualche altra scoperta sul tema te lo farò sapere.

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