Songs from the wood

Una delle poche bottiglie rimaste in giro, credo, (in cantina ne ho ancora una) e, visto poi com’è andata  la bevuta, è un vero peccato. Una birra assaggiata nella sua versione beta, a quanto pare, visto che Gino Perissutti, il mastro birraio friulano, sentito per telefono, mi ha detto che stava lavorando ultimamente, fra le altre cose, a “stabilizzare” la Songs from the wood, la sua imperial stout che gli stava stando un po’ di “problemi”, dice lui, a causa della resina di pino mugo che impiega solitamente nel brassarla. Kuaska, a settembre, al Villaggio, in una dei laboratori di degustazione, l’aveva definita (in “accordo” con Gino) una birra ancora grezza, piena d’inventiva, ma ancora da calibrare: penso che il giudizio fosse legato anche alla giovinezza stessa della birra, da poco infustata/imbottigliata. A me aveva fatto, devo confessarlo, una buonissima impressione già allora: prometteva tanto, mantenendo già molto. La mano del birraio, quella particolarissima di Gino, ci aveva seminato quelle scintille di fantasia innovativa che pochi come lui in Italia hanno; l’uso, come nella Hopfelia, della resina di pino mugo mi è sembrato ancorra una volta davvero geniale, e non fuori luogo. Arbusto montano, il Pino Mugo (pinus mugo) cresce spontaneo in montagna fra i 1500 e i 2700 mt. di altezza. E’ difficile da estirpare e colonizza rapidamente zone di terreno sempre più ampie: dai suoi rametti verdi, non ancora lignificati, e dalle sue giovani pigne vine estratto l’olio essenziale di mugolio (dall’efficace azione balsamica). Nel caso della Songs Gino usa direttamente le gocce di resina che si possono ricavare da questo tipo di arbusti.

Non vorrei passare per “esagerato”, ma una imperial stout così l’avevo assaggiata solo quando mi sono bevuto una bottiglia di Stout & Hop di De Molen (chissà se Gino si è “ispirato” a questa monumentale produzione di Bodegrave …). Simile ed egualmente spiazzante, nelle due birre, il contrasto fra il torrefatto e il balsamico, dato, in quella olandese, dall’uso di luppoli mirati (Saaz, Challenger, Amarillo, Cascade, Motueka), in quella friulana da un elemento caratterizzante del territorio (la resina di pino). Il tempo in bottiglia le ha reso giustizia, facendola affinare quanto necessario. Suona come il disco dei Jethro Tull del 1977  del quale porta il nome, canta come i boschi della Carnia, popolati di questi arbusti: colpisce e stupisce. Più la fai respirare, riposare e riscaldare nel bicchiere (il baloon in questo caso è perfetto), più ti prende per mano e ti conduce in giro per boschi. Non è solo perchè l’ingrediente è “dichiarato”: la resina c’è e si sente: tutta, tanta, mai troppa. Caratterizza tanto l’aroma che il gusto, ma è al naso che si concede di più e meglio: accanto ad una sensazione leggermente salmastra, la resina si diluisce in una serie di sensazioni balsamiche delicate e mai aggressive, accompagnando il torrefatto in un lungo e persistente cammino. In bocca  è vivace, decisamente frizzante, verde come il bosco e tenace come il legno: è decisa, quasi “dura”, poco incline alla mediazione. Non ha un cattivo carattere: ha un carattere, tagliato con l’accetta, fatto apposta per potercisi confrontare. Un pochino troppo invadente il retrogusto come di salamoia (questa è la caratteristica effettivamente ancora da limare un po’), ma colore (nero profondo), schiuma (perfetta, da vera imperial stout), naso e finale sono davvero a posto. Per Gino non sarà facile migliorarla … Come ho sentito dire già a qualcuno al Villaggio, se fosse stata brassata nel nord europa o portasse un’etichetta made in USA, più d’uno starebbe già versando lacrime di commozione … Ma è italiana, meglio, friulana, e la lacrimuccia comunque casca proprio a proposito. Assaggiata in bottiglia da 0,75 cl.; alc. 8,5% vol.;  © Alberto Laschi.

ps.: assaggiata a Rimini, alla spina, la new versione di questa birra. Sarò sincero: la old version mi piace di più.

 

One Response to “Songs from the wood”

  1. INDASTRIA

    Devo dire la verità, concordo con Kuska, una birra interessante -davvero- ma ancora da calibrare.
    Secondo me se arrivasse dal nord europpa si sarebbe preso il solito giudizio superficiale. Invece è proprio perché trattasi di una foglie d’erba che le dona un carattere quasi mistico 😀

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