Birrerya: Dilewyns bieres

Maggio 201: la brouwerij  Dilewyns di Dendermonde cambia colonna nella lista dei birrifici belgi: si sposta da  quella dei birrifici beerfirma (produceva fino ad allora da De Proef) a quella dei birrifici “veri e propri”, inaugurando in quella data il proprio, modernissimo impianto. Che è impianto italianissimo, proveniente dagli stabilimenti della trevigiana Velo, che ha “attrezzato”, fra gli altri, anche De Proef con un innovativo impianto. Birrificio dunque proiettato nel futuro, con un potenziale produttivo annuo di più di 15.ooo hl, ma che viene da lontano, e più precisamente dal 1875, quando Anna-Coletta Wauman, bisnonna di Anne-Catherine (attuale mastro birraio e figlia di Vincent Dilewyns, titolare della brouwerij e discendente diretto di Anna-Colette) e madre di undici figli, trasforma a Dendermonde una ex fabbrica di oli industriali in una fabbrica di birra. La birreria continua a brassare fino al 1943, quando i tedeschi requisiscono le caldaie di produzione in rame; Vincent ne “riesuma” tradizione e birre, prima a livello “amatoriale” (a partire dal 1999), cioè spignattando da homebrewer o poco più, e poi in maniera ancor più “professionale”, iniziando a rinverdire la tradizione di famiglia brassando le proprie birre da De Proef (a partire dal 2005). Visto il notevole gradimento  registrato dalle proprie birre, visto che De Proef non riusciva a garantire in assoluto la disponibilità sul mercato delle stesse, la famiglia Dilewyns decide di investire alla grande, e si mette in proprio. Vincent (che abbandona la professione di dentista per gettarsi a tempo pieno in quella di birraio) “crea” e supervisiona le ricette, Anne-Catherine sovrintende alla produzione (un head brewer fra i più giovani e preparati in Belgio, una delle pochissime donne, qui a lato ritratta nella foto di Charles D. Cook assieme al padre), un’altra delle quattro figlie di Vincent che si aprresta ad entrare nella brouwerij per curarne gli aspetti commerciali e finanziari. Quattro figlie che appaiono anche nel logo (molto vintage) del birrificio, sulla groppa di un cavallo alato, che non è un cavallo qualsiasi, ma bensì Baiardo, il cavallo baio di Rinaldo, uno dei 12 Paladini di Francia che costituivano la guardia scelta di Carlo Magno. Un cavallo dalle caratteristiche eccezionali, fra le quali quella di “allungarsi” se montato da più di un cavaliere (e nel logo della brouwerij fa posto sulla groppa a tutte e quattro le sorelle). Tornando alla birreria e ai suoi prodotti, portfolio non amplissimo, il suo, ma elegantemente misurato: Vicaris Kerst,  per le festività invernali, la particolarissima Vicaris Triple Gueze, un blend fra la sua Tripel e lambic di Girardin (Vincent sta pensando di lanciare quest’anno un nuova versione di questa birra utilizzando lambic di Boon), la nuova Vicaris Quinto una belgian ale di 5% abv. brassata inizialmente solo per l’inaugurazione del birrificio e da pochissimo entrata stabilmente in produzione e le due che sono presenti da poco sul catalogo di Birrerya, la Generaal e la Tripel.

Una scura, una abbey dubbel come dio comanda, e una bionda robusta e aggraziata, una tripel nella migliore delle tradizioni brassicole belghe: queste la Vicaris Generaal e la Vicaris Tripel di Dilewyns, due “classiconi” del portfolio della brouwerij di Dendermonde. Tutte e due brassate con il medesimo processo di fermentazione diviso in tre fasi (fermentazione a caldo a circa 24°C, lagering a circa 1°C e fermentazione secondaria in bottiglia). L’unica cosa che le differenzia è la varietà dei malti impiegati, uno per la Tripel, tre per la Generaal, che è prodotta senza alcun uso di spezie. Una birra “calda”, la Generaal, generosamente robusta nella sua caratterizzazione maltata, abboccata ma non stucchevole, grazie ad un ottimo mix di malti torrefatti e luppoli. Rotonda, corposa, con tutte le note classiche di una robusta (8,8% abv) abbey dubbel, delicatamente frizzante, ricca di una schiuma cremosa ed abbondante. Aggraziate le note fruttate (di frutta candita e prugna) che svolazzano nell’aroma e che si ritrovano nel finale della beva; consistente e prolungato il finale di questa birra, fatto apposta per essere ricordato. Altrettanto ben fatta la Tripel, consistente (anche qui l’abv è importante, 8,5%), meno rotonda e leggermente più spigolosa della Generaal; delicatamente opalescente, schiuma fine e più croccante della dubbel, ha carattere da vendere. Ha una citricità “particolare”, rintracciabile sia in bocca che al naso, che ne sveltisce relativamente la beva e impegna di più l’aroma, nel quale vi si affiancano note ricche di frutta dalla polpa bianca. Robusta, non proprio accomodante nella beva, richiede un minimo di attenzione e ponderazione, soprattutto per assecondarne il finale, articolato, che si palleggia fra le note morbide del malto, una leggera astringenza citrica e una nota luppolata non marginale.

 

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