Birreya: Strubbe/Crombè bieres

Due birrifici dell’antica, grande tradizione produttiva belga, dai destini attualmente intrecciati: la Strubbe Brouwerij (nota anche come “la vergine di Gand“) aperta a Ichtegem, nelle Fiandre Orientali, nel 1830 e la Brouwerij Crombè di Zottegem, di trent’anni più “vecchia”. 90 km. le separano fisicamente, ma una serie di accordi commerciali le uniscono strettamente: Jo Crombè, discendente (7° generazione) del fondatore ha ceduto nel 2011 la produzione delle proprie birre alla Strubbe, che le brassa per lui; il piccolo impianto che possedeva, infatti, era ormai inutilizzabile, e quindi ha preferito mantenere, oltre alla proprietà delle ricette, il solo Café ‘t Brouwershof, sempre a Zottegem. Passando all’altro birrificio in questione, è da sempre nelle mani della famiglia Strubbe (i cugini Marc e Stefan Strubbe appartengono alla 7° generazione). Lo storico birrificio di Ichtegem venne aperto da Carolus Strubbe, allo stesso tempo produttore di birra e contadino: in estate infatti lavorava nei campi di lino di sua proprietà, l’inverno invece lo passava in birreria. Il carattere “storico” del birrificio è dato anche dalla particolarità degli impianti, ancora in rame, che la famiglia acquistò dalla brouwerij Aigle Belgica, dopo che questa fu incorporata dalla PiedBoeuf (oggi Interbrew). Particolarmente ricco il portfolio birrario della Strubbe, all’interno del quale ci sono birre a abassa fermentazione (Strubbe Pils), birre della vecchia tradizione delle oud bruin (Ichtegem’s grand cru), un buon numero di belgian ales (Vlas Kop, Houten Kop, Dikke Mathile) e anche alcune triple degne di nota (Keyte tripel, Modeste Tripel) oltre ad una nutrita linea di birre bio (la linea delle Leireken). Di queste due “collaboration brouwerij” nel catalogo di Birrerya sono arrivate tre birre, la Oud Zottegems bier nelle sue due versioni (rifermentata in bottiglia e non) e la Zottegemse Gran Cru.

La stessa ricetta (“vecchia” di due secoli) con due sole varianti: il colore (bionda in una versione, dorata carica, al limite dell’ambrato, nell’altra) e il volume lacolico, 6.2% per la prima, 6.8% per la seconda. Sto parlando della Oud Zottegms Bier  e della Oud Zottegems Bier Hergist, la prima senza rifermentazione in bottiglia, la seconda, invece, che conclude il proprio processo di fermentazione nella bottiglia stessa. Il risultato finale è comparabile nella sua differenza: non solo non sono due birre identiche, ma neanche molto simili. Potenza del lievito. Nella seconda si avverte il tempo e il lievito che insieme hanno lavorato per ammorbidire, smussare e arrotondare; nella versione – base colpisce invece la vivacità, la velocità, lo scatto leggermente acidulo che ne caratterizza beva ed evoluzione al palato. Più cremosa e persistente la schiuma nella seconda, fine e croccante invece nella bionda più leggera; il lievito che si sversa nel bicchiere della seconda la rende più opalescente, quasi cristallina invece la prima. Fresca e frescheggiante al naso e al palato la prima, calma, riflessiva, accondiscendente la seconda. La differenza la fa davvero il lievito, che è la prima cosa che senti (al naso e in bocca) nella seconda: un lievito fruttato e non speziato, che esalta la componente maltata di queste birra, declinando il tutto in una sensazione corposa di caramello. Nella prima invece si avverte con relativa certezza una leggera acidità, che si “mangia” il lievito e si protrae per tutta le beva, che risulta, nel finale, asciutta e dissetante. E’ la stessa birra, ma sono due birre diverse. Esperimento davvero interessante. Di tutt’altra “pasta” la Zottegemse Gran Cru, una belgian strong ale. Sulla retro-label di questa birra si legge ben evidenziata la dicitura “brassata secondo le antiche tradizioni birraria di Zottegem”, cittadina considerata la “porta delle Fiandre“, dalla ricca tradizione brassicola,  tanto che fra il XVIII e il XX secolo erano 10 – 12 i birrifici cittadini. Una birra robusta, la Gran Cru, dalla consistenza corposa, anche se sostenibile. Una strong ale un po’ al confine con una triple, tanto malto e poco luppolo, molto alcool (8,4% abv., ma sembra di più) e pochi fronzoli. Birra di una linearità quasi scolastica, simmetrica in tutte le sue componenti, brassata per tutti quelli che amano e ricercano  in una birra  consistenza, calore, struttura, solidità. Una luppolatura un po’ più accentuata la sveltirebbe nella beva, senza per questo snaturarla. Ma non tutto si può avere, quando la “tradizione” (belga) prende il sopravvento.

 

 

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