Da Montegioco con “furore”

Due post (quello di oggi e quello di domani) “dedicati” ai prodotti di Riccardo Franzosi e Nicola Perra, ospiti d’eccezione al laboratorio “il vino incontra la sua birra” del prossimo sabato 5 maggio al Bigallo, nell’edizione chiantigiana dell’Indipubs. Oggi tre birre di Montegioco, una più buona dell’altra, una diversa dall’altra: il talento del saper fare.

Runa: è quando finisci di sversarla che ne comprendi appieno carattere e caratteristiche. Una bella “gettata” di lievito la rende nettamente velata, oltreché delicatamente speziata e “gentilmente” luppolata all’aroma, ricca e fruttata al palato. Il grande carattere luppolato, avvertibile fin dall’aroma, si mantiene integro e intonso, continuando a dispiegarsi con la propria amarezza pervasiva e spalmandosi su lingua  e palato, rimanendovi (gradevolmente) a lungo. Una birra “estiva” nella sua essenza, non una “birra della sete” di schigiana memoria, ma l’ideale (davvero) per ammazzarla, la sete. 4,8% di abv per questa belgian ale, una struttura ed una evoluzione gustativa di tutto rispetto, agile e snella, assolutamente non ordinaria e/o banale: non va alla ricerca di effetti speciali stordenti, ma appaga per completezza ed armoniosità. Birra “base” di molte altre produzioni di Montegioco (ottimo, fra l’altro, il restyling del sito, adesso molto più fruibile): “supervisionata” ultimamente da Kuaska, ne costituisce l’importante ossatura. Assaggiata in bottiglia da 0,75 cl.; alc. 4,8% vol.; © Alberto Laschi

La classica ciresa da spirito: così Slowfood descrive la Bella di Garbagna, la varietà di ciliegia che si raccoglie nel comprensorio del comune di Garbagna e in una parte della val Grue (prov. Alessandria) e che Riccardo Franzosi impiega per la sua Garbagnina. Le aggiunge in fermentazione (nella percentuale del 20%) alla Runa, la birra – base di questa fruit beer : nella sua prima versione era invece la Demon Hunter a costituirne l’ossatura, che ne aveva fatto schizzare il grado alcolico fino a 10°, ricondotto adesso a limiti più ragionevoli (il suo attuale abv. è di 7,5%) . Più rotonda che asprigna, elegante, decisamente asciutta e leggermente amaricante, raffinatissima, la si apprezza fin dal colore (un bel rosso corallo vivace e fiammeggiante) e se ne apprezza ancor di più l’aroma, pervaso da un fresco aroma di ciliegie appena colte e completato dalla consistente presenza di altre note fruttate (frutti di bosco) e floreali (fiori bianchi). Si fa bere volentierissimo, è ricca ma non pretenziosa, sa di essere ben fatta e lo afferma comunque con decisione: frizzantezza calibratissima e mai ostile, frutta relativamente asprigna, un amaro di tannino ben declinato, una ciliegia sciroppata che fa suo il finale. Il regno dell’equilibrio e del gusto, una vera e propria prova d’autore. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 7,5% vol.; © Alberto Laschi

Vho, 5 chilometri da Tortona, 20 ettari di vigneto targati La Colombera di Elisa Semino, azienda vinicola attiva fin dal 1950, quando inizia a produrre vino per conto terzi; è dagli anni ‘70 che invece inizia a produrre vino e a venderlo per conto proprio, Barbera e Timorasso in primis. E’ qui che ha origine una parte della Open Mind del birrificio alessandrino Montegioco, precisamente il 20%. E’ questa la quantità di mostofiore (il succo spremuto dall’uva pressata, prima che le bucce e la polpa subiscano un’ulteriore pressione per spremere il restante succo) di mosto Barbera della La Colombera che viene aggiunta a fine bollitura al mosto di birra per dare vita a questa sour ale prodotta per Open Baladin di Roma. E’ un bellissimo esempio della possibile contaminazione fra i due mondi produttivi del vino e della birra, messi correttamente in gioco dalla mano saggia di Riccardo Franzosi, birraio inventore del metodo cadrega. Birra che propone in sequenza delicate fragranze fruttate e solide note vinose, un corpo rotondo, consolidato ma anche estremamente vivace e beverino, con un’alcolicità (7,5% abv) elegante e non compressa. Ottimo l’equilibrio generale, bello il disegno di questa birra e la sua realizzazione, accattivante l’insieme. Una birra color albicocca, dalla schiuma non esagerata ma neanche troppo fugace, che solletica e soddisfa naso e palato. Tanta frutta (pesca, albicocca) ma anche tanto mosto di vino, poco legno e tanta freschezza (di uva “fresca” appunto), una graduale acidità finale che la rende estremamente dissetante. Davvero un bel bere. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 7,5% vol.; © Alberto Laschi

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