Barley: BB9

Ieri Montegioco, oggi Barley, domani, alle 17, al Bigallo tuti e due assieme, di persona. Per “presentare” Nicola Perra, ammesso che ce ne sia bisogno (e non ce n’è), parto dalla fine, dalla sua ultima fatica produttiva, la BB9. Ci sono le birre “normali” e ci sono quelle “speciali”, anzi, specialissime, fra gli splendidi prodotti che vengono dalle parti di Maracalagonis, ovvero dal “laboratorio” di Nicola Perra e Isidoro Mascia, il Barley. E fra quelle specialissime ha da poco fatto la propria comparsa una nuova chicca, la BB9, che si va ad aggiungere alle altre due sue “sorelle”, la BB10 e la BB evò (nella sua versione “normale” e in quella “piatta”). Dopo aver brassato la prima con l’aggiunta di sapa di Cannonau e la seconda con quella di Nasco, per la BB9 Nicola ha scelto un altro dei vitigni autoctoni  della sardegna, la Malvasia. Si è spostato di 160 km. da casa sua, Nicola, per andare fino a Magomadas, nell’oristanese, dove si è incontrato con Roberto Zarelli, produttore di seconda generazione nell’azienda vitivinicola di famiglia, specializzata proprio in vini legati a questo vitigno. Siamo in quella zona della Sardegna chiamata Planargia (Pianàlza in sardo): è territorio ondulato e zona caratterizzata da un clima caldo e secco d’estate e temperature fresche con notevole umidità in inverno. Condizioni perfette per la coltivazione di questo antico vitigno, o meglio di questi vitigni, perchè di malvasie ne esistono diverse: a frutto bianco e a frutto nero, a sapore semplice o che ricordano il moscato. Originari tutti della parte orientale del Mediterraneo questi vitigni hanno in comune il nome, che deriva dalla città greca di Monenbasia (o Monevasia), nel Peloponneso, città ribattezzata dai Veneziani (che hanno commercializzato per secoli il vino prodotto a Malta da questi vitigni) Malvasia, appunto.

Ritornando alla BB9, Nicola stesso la descrive come l’effetto continuativo dell’onda lunga legata all’esperienza produttiva già vissuta con la BB10 e la BBevò. Si parte ancora dalla sapa, quella di Malvasia, che ha bollito per 25 ore e si finisce con una particolarità che la differenzia dalle altre due: per questa birra è bastato affinare il prodotto in bottiglia tre mesi, anziché sei.  Il risultato, per il birraio, è stato il “solito”: una birra chiara ricca, di nove gradi, versatile e dal profumo intenso. Con un risultato, malgrado io sia solitamente molto critico, che mi soddisfa ed è molto interessante. E se lo dice Nicola …. Ma lo dice anche Kuaska, estensore delle note degustative di questa come di tutte le birre di Nicola ed Isidoro: ricca nell’olfatto di note vinose, agrumate e di frutta esotica, passion fruit in primis, conferite dalla sapa e da un sapiente melange di luppoli tedeschi, americani e neozelandesi che le regalano un bouquet unico, la BB9 sprigiona nel palato un fruttato davvero notevole, che prelude ad un retrogusto secco e decisamente amarognolo con persistenti punte speziate, pepate. E’ lei, la BB9 è tutto questo, con una sorprendente (per il suo 9% abv) facilità di bevuta, con le note vinose delicatamente presenti nell’aroma e un po’ più sottotraccia al palato, con un fruttato deciso e una lunga e fresca persistenza che mi hanno riportato alla mente le bevute fatte di quello splendido vino, fresco solo di cantina, sul terrazzo di una casa a Bosa tanti anni fa. Una birra che non è stata una scommessa produttiva, o peggio, un azzardo sperimentativo: è il consolidamento di una intuizione (quella per la quale è possibile coniugare vino e birra all’interno di uno stesso prodotto) e la reiterazione di un successo. Il felice connubio fra la tradizione vitivinicola di una terra vocata da sempre a questo tipo di attività e l’innovazione sapiente e misurata di chi non ha mai smesso di fare ricerca, oltre che ottima birra. Curioso di riassaggiarala, se mi tocca la ventura di poterlo fare, fra un po’ di mesi (diciamo 5, 6, tanto per stare sul largo): sono quasi certo che la BB9 ha tutto da guadagnarci, con il tempo, che sicuramente le conferirà la compiutezza definitiva. Un difettuccio, però, questa birra ce l’ha: solo 2.200 le bottiglie prodotte, la maggior parte delle quali hanno già preso il volo per l’altra sponda dell’Oceano, dove la grande ristorazione fa a cazzotti per avere le bottiglie di Nicola nelle proprie cantine. Un quantitativo quasi da birre one shot …. Assaggiata in bottiglia da 0,75 cl. ; alc. 9% vol.; © Alberto Laschi

 

Lascia un commento