L’Indipubs al Bigallo

Il Bigallo è davvero un bellissimo posto: adagiato sulle colline appena sopra Firenze, si gode, dalla sua terrazza panoramica, una visuale davvero mozzafiato sulla stessa Firenze e molta parte della piana. E’ struttura secolare, fatta di saloni austeri , cortili riparati e camini enormi: peccato, nel mio caso, essersela “goduta” nel giorno peggiore, dal punto di vista meteorologico. Domenica, all’Indipubs di Bagno a Ripoli, è venuto giù davvero il diluvio universale, tagliando (forse) un po’ le gambe all’affluenza. Egoisticamente, devo dire, meglio così: “poca brigata, vita beata” e, complice l’orario da me scelto per andarvici, così è stato. Mi sono potuto godere birre e chiaccherate con calma. Cinque i pubs che hanno animato la declinazione toscana dell’ Indipubs United, tutti posizionati all’interno del salone a piano terra, tutti con birre scelte a “sommo studio” secondo il criterio della co-territorialità. Ogni pub infatti ha attaccato alle proprie spine (nella maggior parte dei casi) birre provenienti da birrifici conterranei: ogni pub aveva poi facoltà di aggiungere anche i prodotti di un birrificio straniero. Ovvio che non ho potuto assaggiare tutto, ma un’ idea generale della qualità media delle birre presenti a questo evento penso di essermela riuscita a fare. Tutto ciò ch ho bevuto era “a posto”, e questo è già molto; alcune birre mi hanno colpito più di altre (com’è ovvio), altre mi hanno suscitato un qualche perplessità (com’è altrettanto ovvio).

Ectasy of gold, del progetto Buskers, ri-brassata ultimamente da Moreno dell‘Olmaia: aveva fatto il suo debutto al Villaggio dello scorso anno, l’avevo ri-testata in bottiglia (tre o quattro mesi dopo il Villaggio stesso) e l’ho ri-ri-bevuta al Bigallo. L’impressione è che sia birra in grande escalation, e in una forma produttiva splendida: un trionfo di luppolo, che non raspa giù per gola, ma si assesta fra lingua e palato, regalando ad entrambi grandi sensazioni floreali e pepate. Il trionfo del bere, la pulizia dell’insieme, la soddisfazione del dissetarsi con gusto. Il top, al Bigallo. 2 di Picche: diciamo, per essere (inutilmente) pignoli, un terzo di gradino appena sotto la Ectasy, ma una grande birra comunque. Il primo posto del podio fiorentino “mancato” di un soffio. Questa black ipa del Menaresta ha colpito (non solo me) per la sua grande compostezza (nonostante lo stile birraio possa incitare a calcare la mano), un equilibrio fra le note maltate (mai scivolate oltre il limite del tostato) e il luppolo, corposo ma elegante, che ne fanno a buon diritto la miglior black ipa di casa nostra. Levagli la label made in Italy e sostituiscila con una qualunque altra label trendy made in Usa e la potresti tranquillamente “spacciare” per un ottimo prodotto birrario americano di quella tipologia. Tripping Flower di Opperbacco: la birra che Luigi Ricchiuti ha “dedicato” all’omonima rock band abruzzese, una “simil saison” mi verrebbe da definirla, piena e ricca di tutta una serie di splendidi “fiori viaggianti”, su per il naso e in fondo al palato. Una birra che ripropone, confermandolo in pieno, il marchio di fabbrica di Opperbacco: la delicatezza nel produrre, una ricchezza dispensata in punta di piedi.

Detto del podio, adesso gli altri assaggi in ordine più o meno sparso. La porter del nuovo birrificio laziale Stavio, messo su da poco dal bravissimo Marco Menghin (ex – Bauscia ed ex – Revelation Cat) e Luca Parisi, la Stupid Monkey, è davvero ottima, una delle migliori porter italiane assaggiate. 5,8% abv tutti da bere e degustare, pieni (senza esserne saturi) di polvere di caffè, cacao amaro e malti torrefatti che la rendono corposa e allo stesso tempo beverina. Una bellissima prova per questa new entry, che mi aspetto di confermare (in positivo) una volta assaggiate anche le altre loro due birre. Saltinmalto di Beppe Vento (presente domenica dietro le spine de Il Porco), aromatizzata con il coriandolo e “rifinita” con sale dolce di Cervia. Birra curiosa, non sbarazzina però, che impegna abbastanza testa e palato per la sua forte citricità e una salinità non propio marginale. Non mi ha dato l’impressione di poterne bere a secchiate, e non mi è ben chiaro il confine fra le sensazioni citrico/luppolate e quelle declinate dall’uso del sale. Da riprovare, forse, con un po’ più di calma. Bender della Vecchia Orsa, una american wheat ale, leggera, con un corpo correttamente poco consistente e una citricità leggermente punzecchiante che ne alimenta la buona beverinità. Se non ho capito male, il luppolo presente in questa birra è il Citra, aggiunto in dry hopping; buona l’impostazione di questa birra, decisamente facile la beva. Cecco Beppe  di Toccalmatto, una bassa fermentazione che fa parte della “linea” one shot del birrifcio di Fidenza. E’ “dichiarata” come una vienna lager, brassata con malto vienna e i luppoli classici per questo stile (Styrian Goldings e Dana), per un abv finale di 4,9%. L’ho bevuta, “condizionato”, devo dire, dalla tipologia annunciata: ma ne sono rimasto in parte deluso, vuoi per la nessuna aderenza del colore allo stile (la birra è bionda, e non ambrata) vuoi per la scarsa componente maltata, decisamente sopraffatta da una luppolatura fon troppo pervasiva. Oltre a queste, alcuni altri assaggi in ordine più “sparso” e meno concentrato, con la Gueze di Cantillon sempre stratosferica (ma non c’erano dubbi), una birra di Turan (Ultrasonica, se non mi ricordo male) fin troppo rotondeggiante, una Kamacitra troppo lontana dal ricordo (bellissimo) che ne avevo per essere vera e una Vestkyst di Fanø che è sempre un bel bere.

Una bella occasione è stata, per la zona Firenze-Prato-Pistoia, storicamente avara di eventi birrari di un certo livello, questa edizione dell’ Indipubs; lo dico avendola vissuta dalla parte del fruitore, una volta tanto, e non dell’organizzatore. Speriamo lo sia stata anche per tutti quelli che, Michela e Piso della Birroteca di Greve in testa, si sono “sbattuti” a lungo e con impegno per organizzarla e animarla.

 

6 Responses to “L’Indipubs al Bigallo”

  1. Alberto M.

    La location era davvero strepitosa, io sono andato sabato e ho potuto beneficiare di una bella giornata. Concordo su Ecstasy of Gold e Tripping Flowers( che è piaciuta un sacco a mia moglie insieme alla stout di Vecchia orsa). Non male anche la Tropicale del Birrificio Emiliano.

  2. Mattia

    Visita domenicale anche per me, sotto il diluvio (prima sull’Appennino in autostrada, poi al mio arrivo al Bigallo, nel peggior momento possibile, meteorologicamente parlando). Nonostante l’acqua a secchiate, che ha impedito di sfruttare al massimo la splendida location, mi sono innamorato dell’Antico Spedale.
    Per quanto riguarda le birre (e per quel che vale il mio giudizio) non posso che confermare quanto detto sulla Ecstasy: una luppolatura meravigliosa! Altra birra che mi ha piacevolmente stupito è stata la Saltinmalto: non l’ho trovata così “difficile” e la sapidità mi ha invitato ad una sorsata dietro l’altra; secondo me d’estate questa birra può fare faville. Buona anche la 2 Cilindri del Forte, che ho utilizzato come surrogato del caffè a fine pasto. Deluso invece dall’Ultrasonica di Turan. Non credo serva, ma in chiusura spenderei i soliti complimenti per la Geuze di Cantillon, che è sempre un bel bere.

  3. andrea

    anche io visita domenciale con famiglia e sotto il diluvio
    ottima la Ecstasy of gold e la Tripping Flowers, non ho trovato malaccio neanche la Kamacitra. Purtroppo non concordo con Mattia sulla Saltinmatto, l’ho trovata veramente troppo sapida un gusto estremo poco piacevole x il mio palato…..prima di andarmene per rifarmi la bocca ho dovuto bere la gueze di cantillon, un sacrificio necessario

  4. Alberto Laschi

    Le birre di Beppe, a volte, sono davvero “provocatorie”. Questa Saltinmalto, forse, è quella che lo è di più. Non è “strana”, è “particolare”. Mi sembra che picchi un po’ troppo sullo stesso tasto (sapidità/citricità/astringenza) utilizzando due materie prime che corrono il rischio di elidersi a vicenda o, nella migliore delle ipotesi, di “confondersi”.
    Il “trofeo” vero me lo sono portato a casa venendo via dal Bigallo: una bottiglia di Paranoid (Buskers-Bi Dù) che sta riposando buona buona in frigo ….

  5. Mattia

    Ho una certa propensione per i cibi salati, devo averla estesa alla birra! Ma capisco benissimo chi l’ha trovata difficile per il proprio palato. E ripensando all’assaggio, concordo con quanto scritto da Alberto: effettivamente coriandolo e sale tendono a confondersi.

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