Normal, imperial and no hops

Tanto per non farsi notare, quelli di Brewdog le hanno fatte e le faranno così, le proprie birre: normale, imperiale, senza luppolo. E non tutte da soli. Ma andiamo per ordine, inverso in questo caso.

Senza luppolo. E’ la scommessa che si sono palleggiati fra le due sponde dell’Oceano quelli di Brewdog e quelli di Flying Dog, due brewery che, di solito, non ci vanno leggeri, con il luppolo. Il guanto di sfida sembra che l’abbiano lanciato gli americani, prontamente raccolto, com’è ovvio, dagli scozzesi. Oggetto del contendere: una Zero IBU Ipa, un’ipa no-hops: l’amaro dovrà venir fuori solo dall’uso di “altro” (in questo caso menta, alloro, rosmarino, bacche di ginepro e fiori di sambuco). I due birrifici hanno stabilito di comune accordo materie prime da utilizzare e parametri di produzione da rispettare,  all’interno dei quali ognuno si muoverà come meglio crede e meglio sa, ciascuno a “casa propria”. A giugno la birra verrà messa sul mercato contemporaneamente dalle due brewery: al consumatore spetterà il giudizio su chi avrà lavorato meglio. Hanno, di fatto, lanciato la prima International Arms Race (così l’hanno battezzata), una collaboration beer a distanza, una collaboration beeer da battaglia, che vede coinvolti anche i due “illustratori” di fiducia dei rispettivi birrifici, Ralph Steadman per Flying Dog e Johanna Basford per Brewdog, che hanno già creato  due bozzetti per le labels.  Si è aperta una nuova frontiera?

Normale. Quando ci si accosta ai Brewdog e alle loro birre non si sa mai cosa aspettarsi, se l’innovazione per il gusto dell’innovazione o una più o meno sana “normalità”: si tende a temere sempre il “peggio”, sperando però nel buono, se non nell’ottimo. Nel caso della loro Alice Porter ci si può davvero accontentare: una birra che non sarà la perfezione assoluta, ma mica tanto scarsa è. Una birra nata quasi per caso, per festeggiare il matrimonio del titolare del pub North Bar di Leeds, Matt Gorecki, che ha creato anche la ricetta insieme ad alcuni amici e le ha dato il nome della moglie, Alice. Una birra che da one shot è diventata normal shot, dopo averne testato il gradimento nel pub dei Brewdog ad Aberdeen: la produrranno stagionalmente, per i mesi di gennaio, febbraio e marzo, con malti scuri e luppoli dalla doppia provenienza, inglese (Bramling X) e giapponese (Sorachi Ace), per un risultato finale di 6,2% vol. alc.  Una ottima baltic porter dalla sorprendentemente piacevole beverinità: accanto alle classiche note di cacao, caffè e tostatura, rintracciabili si al naso che al palato, una bella vena balsamica e frescheggiante ripulisce ad ondate la beva, aiutata da una snellezza e leggerezza intrinseche,  le altre caratteristica piacevolmente soprendenti. Davvero molto ben fatto il “giochino” che parte dalla classica (per questo stile) morbidezza iniziale e finisce nella guizzante freschezza resinosa, che solo nel finale lascia il posto ad una nuova riproposizione delle note tostate e di liquirizia già avvertite nell’attacco iniziale. Una bella birra, un bel connubio fra classicità e modernità. Un bel colpo, per quelli di Brewdog.

Imperiale. Ci è venuta così bene quella “normale”, proviamo a farla “imperiale”. Così si saranno (forse) detti quelli di Brewdog quando hanno pensato ad una nuova birra da fare in occasione di una visita prestigiosa in casa loro. Tomme Arthur di Port Brewing/Lost Abbey capita, infatti, a Fraserburgh nel marzo dello scorso anno, assieme ad un paio di suoi collaboratori, e subito scatta la fatidica domanda, da parte di quelli di Brewdog: facciamo una birra assieme? Detto, fatto: mettono su l’idea di una imperial porter (obiettivo dichiarato almeno 10% abv finale), utilizzando 7 tipi di malti diversi e un solo luppolo (First Gold), con un IBU finale relativamente basso (35). Vista l’ “ossessione” di Tomme per l’invecchiamento in botte, decidono di metter il risultato finale in botti di rovere; per trovare quelle “giuste” si fanno tutti un viaggetto alla Speyside Cooperage, dove “accattano” alcune botti nelle quali era stato invecchiato del rum. Tornano a Fraserburgh e mettono la birra  in queste botti, dove resterà a maturare per circa un anno. Il risultato finale è questa Lost Dog da 11,5% abv., dalla confezione sfiziosa (ogni bottiglia da 0,33 è racchiusa in una elegante scatola di cartone) e dalla bellissima livrea color caramello scuro. E’ il perfezionamento della specie, la sontuosià di un progetto e di un risultato raggiunta senza mai tirare in ballo la megalomania o la ricerca ossessiva del “fico di vetta”. Calda e avvolgente fin dall’aroma, che si porta tanto etilico in dote, con l’imprinting datole dalle botti di rum subito in pole position. Un dolce mai stucchevole di malto, un calore soffuso e una tostatura così equilibrata e delicata da non occupare mai troppo l’orizzonte gustativo. In bocca non è mai viscosa, è equilibratamente rotonda e consistente quanto basta, con molte note che ricordano il cioccolato, la frutta rossa sotto spirito, e una leggera vena amaricante, regalatale da un uso quasi omeopatico di luppolo. Decisamente lungo e rilassante il finale, che ti avvolge nelle sue spire calde, armoniche ed alcoliche. Davvero sontuosa.

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