Preview del Villaggio: le “nuove” belghe

Continuando il viaggio birrario incontro al Villaggio ed. 2012, dopo i Buskers, dopo Birra Amiata e Bruton, è la volta, adesso, della prima tranche delle novità made in belgium, che, come si può vedere dalla lista ufficiale delle birre presenti a Bibbiano nel prossimo settembre, quest’anno sono davvero molte. Alcune sono già state “testate” in occasioni pubbliche, altre in sedute “private”; e da quello che abbiamo potutto assaggiare, sarà davvero un bel bere, quest’anno, anche nella “sezione belga” dei birrifici presenti al Villaggio.

Comincio con la birra che mi ha colpito di più in assoluto, la Belle-Fleur di Dochter Van De Korenaar, una indian pale ale, o meglio una “quasi” belgian ipa dal 6% di abv, già “testata” in fusto a Vezzano Sul Crostolo, nello scorso weekend dedicato all‘Indipubs Summer Edition. Una delle birre più “misteriose” della storia: non ci trovi, nel web, una descrizione “tecnica” della birra , seppur parziale, neanche a piangere in cinese. Tanto per dirne solo una, la prima recensione su ratebeer di questa birra risale all’ottobre dello scorso anno,  ma il produttore non ha ancora trovato il modo e il tempo di aggiornare il proprio sito web per inserire nome, label e descrizione di questa ottima birra (d’altronde, per ratebeer le birre prodotte a Baarle Hertog sono già 15, mentre sul sito ufficiale sono “rimaste” le solite sei, le classiche). Mistero dei belgi … Anomalie informative a parte, la Belle-Fleur è una birra da non perdere davvero d’occhio: fatta e confezionata con i controfiocchi. Ha corpo e struttura elegante ed armoniosa: la giusta rotondità, l’esatta freschezza/vivacità, una carbonazione alla quale non si deve nè aggiungere nè togliere nenache una bollicina, l’esatta dose di luppoli. Che secondo me non sono tutti made in USA: bellissimo il naso, fruttato/agrumato, very very americano, come la tradizione delle ipa esige, più europeo/continentale il gusto, più asciutto (elegantemente asciutto) che esotico/agrumato. Una bella e delicata speziatura di fondo, la rende, infine, pepatina al punto giusto. Una birra, la Belle-Fleur, che davvero non ha rubato il proprio nome: un fior fiore di birra. Una “profezia”: al Villaggio spopolerà, fidatevi. Non so se al Villaggio ci sarà (i fusti arrivati sono davvero pochissimi), ma se saltasse fuori, non perdetevi anche la Charbon, la loro dry stout con abv 7%: una birra davvero superba, brassata con malto affumicato di frumento e baccelli di vaniglia provenienti dal Madagascar e dall’ isola di Reunion, aggiunti due volte in fermentazione e maturazione. Una birra “setosa”, con l’affumicato che non distrae, ma che si integra splendidamente nella morbidezza delicata e mai stucchevole legata all’uso della vaniglia. Finisce elgantemente e sorprendentemente lunga, morbida e gentile. Vi avverto: dà assuefazione. Non si smetterebbe di berla.

Altra birra, stesso discorso; anche spostandosi più a sud, in Belgio, le “brutte” abitudini comunicative non sembrano cambiare. Zero notizie sul sito ufficiale per la Belle-Fleur, zero notizie anche per la Tournay Triple, la nuova “creatura” della Brasserie de Cazeau. In questo caso però il tempo gioca a parziale favore della brasserie di Templeuve: la birra è proprio “nuova di pacca”, e la sua prima uscita ufficiale risale (suppergiù) alla metà di giugno. Diamogli un po’ di tempo: forse ce la fanno ad aggiornare il sito. Una triple very very luppolata: quattro i luppoli usati, assieme a malti d’orzo e pilsen, per un abv finale di 9%. Anche questa “battezzata” a Vezzano, anche questa molto apprezzata. E’ avvinghiata alla tradizione delle triple belghe, corpose, amaricanti, alcoliche, alla quale il dry hopping durante la fase di maturazione ha conferito una rifinitura più secca ed asciutta della media. Una birra che soddisfa e disseta, robusta di malti ma anche, e soprattutto, erbacea e floreale di luppoli, che ne prosciugano adeguatamente il finale. La ricordi soprattutto per quello, e per quelli, i luppoli, incontestabilmente europei, eleganti, nobili, millimetrici. Un bel bere.

E poi la Quinto di Dilewyns/Vicaris, il birrificio new entry ques’anno al Villaggio. La loro Quinto è, appunto, la quinta birra del loro portfolio birrraio: il nome italiano lo si deve a questo, al fatto che è birra esplicitamente “studiata” per il mercato italiano e al fatto che i nuovi impianti dei quali si è dotato il birrificio (inaugurati nel maggio dello scorso anno) sono made in Italy (della Velo). E’ una belgian ale da 5% abv e nelle intenzioni di Anne-Catherine, l’head brewer di Vicaris, intende rappresentare la risposta efficace alla forte domanda di “triple con meno alcol” che il mercato adesso esprime. Meno zucchero, meno malto per abbassare il tenore alcolico, una luppolatura più aggressiva e caratterizzante, il tutto per”sterzarla” dagli 8,5° alcolici della Triple, della quale è la versione “light”. Birra estiva, birra fresca, poche pretese e molta sostanza, un gusto nel quale galleggiano un po’ di coriandolo e una buona manciata di asprezza citrica, una frizzantezza sulla quale si è molto calcato la mano: il tutto per mettere nel bicchiere una mezza-bomba dissetante e rinfrescante. Ci sono riusciti: è fatta per essere bevuta tutta d’un fiato, come la stagione calda esige. Da bere prima della Vicardin, l’altra birra che i Dilewyns porteranno a Bibbiano, quella birra dalla “storia un po’ strana” (è un blend fra la loro Vicaris Triple  e la Gueze di Girardin) e che, se bevuta in sequenza con la Quinto, contribuirà definitivamente ad assestare naso e palato su livelli di soddisfazione davvero elevati.

 

 

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