Preview del Villaggio: Birrificio del Ducato

Birrificio del Ducato, uno dei birrifici più amati dagli appassionati e uno dei più premiati, in questi ultimi anni, dalle giurie dei concorsi birrari in Italia e all’estero: arriva a settembre, a Bibbiano, portando dietro le spine del Villaggio alcune delle su eccellenze produttive (Blond, Machete Double Ipa e ViÆmilia) e la Vieille Ville Saison in degustazione al primo laboratorio di sabato 8 settembre.

La loro bellissima storia di premi e riconoscimenti internazionali comincia fin da subito, nel 2007, pochi mesi dopo l’inizio della produzione a Roncole Verdi, con la A.F.O., alla quale vine assegnata la medaglia d’oro nella categoria birre ad alta fermentazione entro 14°P al concorso Birra dell’Anno organizzato da Unionbirrai in quell’anno. E da lì non si fermano più: medaglia d’oro all’European Beer Star nel 2008 a Norimberga per la Verdi Imperial Stout (prima birra italiana a vincere una competizione internazionale), una medaglia d’argento (con la ViÆmilia) alla World Beer Cup del 2010, cinque medaglie all’International Beer Challenge di Londra e quattro medaglie all’European Beer Star, sempre nel 2010, mentre nel 2011 il Ducato raccoglie sette medaglie all’European Beer Star. Per due anni consecutivi, 2010 e 2011 il Ducato (unico birrificio italiano a riuscirci) ottiene il titolo di “Birrificio dell’Anno” al concorso di Unionbirrai. In questo 2012, sei loro birre sono presenti nella classifica delle migliori 50 birre italiane del 2012 stilata da Ratebeer,  e una ricca serie di riconoscimenti viene loro attribuita dalla Guida alle Birre d’Italia di Slowfood: al birrificio viene assegnato il premio Bottiglia, con il quale vengono premiati quei birrifici che si esprimono ad alti livelli principalmente nella gamma in bottiglia, due loro birre (L’Ultima Luna e Luna Rossa) sono inserite fra le Grandi Birre, la massima espressione gustativa delle capacità del birraio, un’altra (la IPA) è inserita nella categoria d’eccellenza delle Birre Quotidiane, le quali  uniscono alla qualità organolettica caratteristiche di semplicità, eleganza ed equilibrio che le rendono perfette per ogni momento della giornata, mentre la Machete Double IPA e la ViÆmilia sono inserite fra le  Birre Slow, le quali, oltre all’assoluto valore organolettico, raccontano del carattere del birraio o del birrificio che le ha prodotte o del territorio in cui sono nate.

Una vera e propria messe di premi e riconoscimenti, che certifica in maniera trasversale tutta la ricca, curatissima ed articolata produzione parmense, oggi “divisa” in tre grandi segmenti: la linea chiamata Classica (otto birre) che raccoglie le birre “storiche” del Ducato (A.F.O., ViÆmilia, Sally Brown …), la linea Moderna, destinata alla grande distribuzione, con sei birre tutte riconoscibili dall’acronimo BIA (Birra Italiana Artigianale) e la linea Speciale  composta da otto birre, sulle quali il tempo e la maturazione in botti di rovere (francese o americano) hanno lasciato la propria, significativa impronta. Una portfolio birrario davvero sontuoso, quello che la coppia Giovanni Campari/Manuel Piccoli ha messo su in questi (realtivamente pochi) anni, per una produzione apprezzata non solo in Italia (il 15% delle loro birre, ogni anno, prende la strada per USA, Canada, Brasile, Norvegia, Svezia, Spagna e Giappone) e sempre in costante crescita. Un onore e un piacere ospitarli al Villaggio quest’anno. Cominciamo un piccolo tour della loro produzione con tre loro ottime birre.

Se apri un birrificio in Emilia, in provincia di Parma, nella piccola frazione di Roncole Verdi (a 5 km. da Busseto), prima o poi la devi fare, una birra con un “Verdi” nel mezzo: e l’hanno fatta, quasi subito. E’ la loro Verdi Imperial Stout, dedicata al Maestro, che nacque proprio a Roncole Verdi (prima della sua nascita la frazione si chiamava Le Roncole). Una imperial stout che nasce da una comparazione, quella che Giovanni Campari, mastro birraio e socio fondatore del birrificio, ha fatto nel suo primo viaggio a New York, durante il quale ha assaggiato numerose varianti americane del concetto di stout. Al suo  rientro in Italia decide di farne una che si distinguesse da tutte quelle che avevo bevuto là in maggior equilibrio, eleganza e bevibilità. E nel brassarla impiega il peperoncino, in aggiunta ai vari malti (Maris otter, chocolat malt, smoked malt), ai fiocchi d’avena e al luppolo Fuggle. Il peperoncino regala a questa birra un finale decisamente piccante e stuzzicante, che stempera un po’ (senza svilirla) l’importante caratterizzazione data dalle note di cioccolata e caffè, rendendola decisamente beverina e sorprendentemente rinfrescante. Bello il colore (ebano, davvero scuro), fine la schiuma (di color cappuccino), ricco l’aroma (note balsamiche, liquirizia, caffè in polvere, tabacco, cioccolato amaro), rotondo il corpo, nel quale si alternano note morbide di malto e note secche e asciutte di luppolo. Del finale piccante ho già detto, ed è davvero un bellissimo finale. Il birraio dice che la birra è pronta per dare il meglio di sé dopo due mesi, ma anche che è perfetta per l’invecchiamento; e infatti la Verdi Imperial Stout Black Jack è la sua versione invecchiata in botti di whisky scozzesi. Assaggiata in bottiglia da 0,33 cl.; alc. 8,2% vol.; © Alberto Laschi

Una birra, la Sally Brown, che porta il nome di una canzone, scritta da Laurel Aitken e ripresa poi anche dal gruppo dei Bad Manners, omaggiati, in una loro performance dal vivo a Parma nel 2007da un cartone di questa birra, offerto loro proprio da Giovanni Campari. E’ una birra seria, ponderata, non ancora una stout e non più una porter: a cavallo di due generi, dunque, ma non indefinita  o priva di riconoscibilità. Ci sono voluti 11 tipi diversi di malti per brassarla, incluso l’utilizzo di fiocchi d’avena, d’orzo e di orzo torrefatto. Il colore è quello dell’ebano, un marrone molto scuro, con uno spiccato carattere tostato che si presenta da subito: caffè, cacao amaro, torba, un che di affumicato, popolano l’aroma, che ricorda più quello tipico di una stout che quello di una porter, al di sopra di una schiuma fine e abbastanza persistente. Il corpo è relativamente leggero e dotato di una bella morbidità, regalatale dall’uso dei fiocchi d’avena, con l’acol in secondo piano: tutte presenti le varianti del tostato, tutte toste, con un caffè e un cacao che svettano, ma non secondaria anche la componente maltata/caramellata. Amaro il finale, di un amaro non luppolato. Assaggiata in bottiglia da 0,33 cl.; alc. 5,2% vol.; © Alberto Laschi

L’icona, penso, del birrificio emiliano; la birra che ha fatto la storia di Giovanni e del suo fare birra. Una birra però che non ha percorso ancora tutta la sua storia, a sentire il birraio. Nata dalla libera interpretazione del concetto di Pale Ale, la A.F.O. è la seconda birra prodotta a Roncole ( uscita contemporaneamente alla VIÆMILIA, quando ottenemmo la licenza alla vendita, a fine marzo 2007), una birra, dice sempre Giovanni, che ho sempre bramato: dedicata agli ossessionati delle Ales come me. Una birra che nasce da una folgorazione da contatto: era il 2006 e i colpevoli furono i luppoli americani. Che assieme ad altri (9 in totale in questa birra) fanno della A.F.O. la birra più “luppolosa” del Ducato. Chinook, Cascade, Amarillo, ma anche luppoli inglesi e tedeschi, con qualche traccia di Nuova Zelanda: un bouquet splendido, una cesta di frutta e di agrumi che invade il naso, accontentandolo senza opprimerlo. Un regalo assoluto. Più “maschia” in bocca, più diretta e meno accomodante, ma egualmente fascinosa. Rustica, quasi “grezza”, raspa e attacca lingua e palato, con la sua frizzantezza marcata e la sua sapida amarezza. Ci ritrovi una corrente caramellosa, ci intuisci qualcosa di leggermente affumicato, ti compiaci della perfetta integrazione di questo con il resto. Il luppolo: assoluto, amaricante, dissetante, altero. E’ tanta roba in soli 33 cl., che però non bastano. Innesca davvero l’ossessione. Assaggiata in bottiglia da 0,33 cl; alc. 5,4% vol.; © Alberto Laschi

 

2 Responses to “Preview del Villaggio: Birrificio del Ducato”

  1. Preview del Villaggio: Ducato (2) | inbirrerya

    […] a response or trackback to this entryTante (ventidue) le birre del Ducato: di alcune ho già parlato in un mio precedente post dedicato alla presenza del birrificio emiliano alla prossima edizione del Villaggio. Di altre ancora […]

  2. Doppietta regale | inbirrerya

    […] ad una qualsiasi serata di impegnativo relax birrario, un consiglio da “amico”: Birrificio del Ducato, sezione Linea Speciale. Si casca invariabilmente da ritti, in qualsiasi direzione si decida di […]

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