Preview del Villaggio: Ducato (2)

Tante (ventidue) le birre del Ducato: di alcune ho già parlato in un mio precedente post dedicato alla presenza del birrificio emiliano alla prossima edizione del Villaggio. Di altre ancora ne parlerò in questo post, alcune delle quali (ViÆmilia e Machete) Giovanni Campari le porterà a Bibbiano, i prossimi 8 e 9 settembre.

Innanzitutto tre birre della linea BIA (Birra Italiana Artigianale) quella prodotta nello stabilimento di Fiorenzuola d’Arda, secondo “polo” produttivo del Ducato, e reperibili più o meno facilmente (dalle nostre parti, zona firenze-prato, non se n’è vista una manco per sbaglio) nella catena della GDO. Ipa e Machete Double Ipa: complimenti a prescindere, perchè ci vuole una buona dose di coraggio (unita alla consapevolezza dei propri mezzi) per mettere sul mercato, meglio, sugli scaffali del supermercato due birre come queste. Fatte bene e rifinite meglio, ma, concettualmente, più “adatte” a consumatori “esperti” che a consumatori “distratti” come spesso risultano essere quelli che si approvvigionano di birra dagli scafali della GDO. Una bella scommessa, dunque, vinta però alla grande da tutto lo staff del Ducato: la loro IPA è una ipa per tutti, davvero, “ruffiana” ed “educata” al punto giusto, accomodante senza scendere a compromessi esagerati. Una bella luppolatura made in USA (mango, frutta tropicale, pompelmo e arancia amara che si rendono presenti senza sovraesposizione alcuna), una frizzantezza mai sprezzante e una delicata consistenza maltata ne fanno un ottimo esempio di freschezza e bevibilità, che la bottiglia da 0,33 non sempre riesce ad esaudire fino in fondo (c’è anche il formato da 0,75 …). Più tosta la Machete (una double ipa) la sorella più aggressiva della Ipa, con un  grado alcolico maggiore (7,8% abv contro 6,5% abv) e una luppolatura meno ruffiana e più “macha”. Birra dedicata/ispirata dall’omonimo film ammerigano del 2010, diretto da Robert Rodriguez (amico/pupillo di Quentin Tarantino), la cui sostanza sta tutta nel nome: una birra affilata di malti e tranciante di luppoli, con una buona secchezza che allontana decisamente i fantasmi della troppa alcolicità e della eccessiva caramellosità. Tanta, ma non troppa. E infine la Golden Ale, una ale amareggiante quasi come una pils ed esotica quasi come un’ipa: merito del giusto mix fra nobili luppoli tedeschi e americani (Citra, Athanum) che stampiglia il proprio marchio su lingua e palato. Limpido il biondo d’ordinanza, fine e ricca la schiuma, leggero il corpo, autorizzato ad esserlo da una gradazione alcolica lieve (4,5%) e perfettamente congrua. Amareggiante e asciutta al palato, si fa bere con grande esuberanza, disseta ed asciuga: quello che si richiede ad una birra, in estate (ma non solo).

ViÆmilia: la madre di tutte le birre del Ducato, brassata da sempre a Roncole, e da sempre affinata, limata, calibrata da Giovanni Campari, che ne ha fatto un gioiello asssoluto, da sempre “in lotta” con la Tipopils del Birrificio Italiano per il titolo di miglior pils italiana. Birra dalla lunga e accurata lavorazione: passa sei settimane in cantina,  una settimana per la fermentazione primaria e oltre quattro settimane di maturazione a 3 °C (lagering o maturazione a freddo) […] In questo intervallo di tempo aggiungiamo i preziosi fiori di luppolo che tutti gli anni, verso i primi giorni di settembre, andiamo a selezionare direttamente dai contadini di Tettnang. E’ birra che da sola rappresenta quasi il 30% della capacità produttiva del birrificio emiliano, elegante, semplice nella sua essenzialità, linearmente caratterizzata da aromi floreali ed erbacei, rotonda e mediamente watery in bocca, con un millimetrico richiamo fruttato, una fragranza di crosta di pane e un bel tocco di miele (d’acacia). Il finale è ricco di un amaro senza compromessi, che ripulisce turbinosamente e definitivamente. Ne vorresti sempre un bicchiere pieno davanti e, anche avendolo, non è assolutamente detto che resti pieno a lungo ….

La Prima Luna, L’Ultima Luna, La Luna Rossa: tre birre della linea speciale del Ducato, una linea che si completa (per ora) con altre cinque birre davvero speciali. La Prima Luna è un barley wine da 12% abv, che non ha conosciuto la maturazione in botte, processo che invece è “toccato” all’ Ultima Luna (maturata per 18 mesi in barriques di rovere francese usate per invecchiare vino Amarone della Valpolicella) e alla Luna Rossa ( birra che parte da una base acida che ha fatto almeno 2 anni di fermentazioni miste, su cui hanno macerato almeno 6 mesi amarene e marasche, tagliata con una piccola parte di L’Ultima Luna e una parte di birra giovane; il blend viene messo in bottiglie, le quali affinano ulteriori 12 mesi). La Prima Luna è maturata in acciaio e invecchiata, per almeno 10 mesi, in bottiglia: è la stessa birra che c’è alla base dell’Ultima Luna, “sottratta” volutamente alla sorte dell’invecchiamento in botte per stabilire un “punto intermedio”. Che è quello di un barley wine ugualmente ed elegantemente in stile, ricco e complesso al naso (caramello, confetture, un’alcolicità mai debordante), rotondo, consistente, caldo e armonioso in bocca. Al quale manca la “variante” del legno, ma che si fa egualmente (e molto) apprezzare per la bevibilità sostenuta e la ricchezza olfattiva e gustativa mai ostentate, ancorchè possedute.

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