Preview del Villaggio: Bruton (2)

Dopo Bianca e Lilith, delle quali ho parlato in un mio precedente post, altre birre del lucchese Bruton, ospite al prossimo Villaggio di Settembre, fra poco meno di un mese.

Momus, la prima birra prodotta a San Cassiano di Moriano, la madre, quindi, di tutte le birre di Bruton. Ricetta nata nei pentoloni da homebrewer di casa Lenci, più e più volte rifilata e assestata. Nella sua (ormai) versione definitiva  è birra ispirata alle birre d’abbazia belghe (Ratebeer la classifca come abbey dubbel), corposa e robusta, con una grande capacità di riscaldare il palato. E’ di un bel colore ambrato molto carico (al limite della tonaca di frate), con schiuma morbida e naso dominato dai toni caldi del malto tostato, da note di frutta sotto spirito e da un leggero tocco floreale. Anche il miele millefiori (impiegato nel brassaaggio) si fa apprezzare, meno nell’aroma e più nel gusto, in una birra che rivela corpo rotondo e relativamente consistente, ben strutturato, con una bella spinta luppolata (Northern Brewer) che affianca molto bene l’abboccato del malto e ben si integra con l’amarognolo riscaldante del miele millefiori. Buona l’evoluzione finale, molto lunga e calda, equilibratamente contrastata dalla elegante componente luppolata. Robusto, ma non eccessivo, l’abv, 7,5%.

E’ la volta, adesso, della Stoner, la robusta (7,5% abv) belgian strong ale di casa Bruton. Lieviti ad alta fermentazione, malto d’orzo, di frumento, malto caramello, luppolo Northern Brewer, con l’aggiunta di buccia d’arancia amara e zucchero candito. Questa la carta d’identità (produttiva) di una birra made in Tuscany, ma autenticamente belga nell’impianto e nel risultato finale. E’ birra dalla potenza ben mascherata, ingannevole nell’approccio, molto consistente nell’insieme. Ha bel colore dorato carico, una schiuma morbida, pannosa, consistente. Il naso è fruttato, estremamente fruttato (banana e albicocca in primis, poi pesca), poi arriva il miele, ancor meno invasivo che nella Momus e una leggera speziatura (coriandolo, pepe) very belgian style. Il corpo è rotondo, mediamente consistente e mai stucchevole: partenza relativamente “tranquilla”, poi arriva un po’ di malto biscottato, l’amaricante del miele e del luppolo e tanta frutta in evidenza (ancora pesca, soprattutto). Birra robusta, che però non stucca, e che, con un finale deciso e pulito, invita e invoglia a ripartire.

La birra che porta il nome del birrificio, la Bruton di Bruton,una belgian ale di 5,5% abv, nata per essere bevuta in quantità, e spensieratamente. Cambio di luppolo, rispetto alle prime due (in questo caso viene impiegato l’Hallertau Hesbrucker), la stessa scorza di arancia amara della Stoner, una gradazione quasi al minimo sindacale, per lo stile di riferimento: il risultato finale è che la Bruton è, in effetti, la più beverina fra tutte le birre lucchesi. Bionda e leggermente opalescente, dalla schiuma fine e poco persistente, ha naso leggero, abbastanza fresco, molto erbaceo e marginalmente “lievitato”, con il luppolo delicatamente riconoscibile. Il corpo è snello (corre, quasi, senza però strappare o scappare), la frizzantezza non è abbondante e il berla regala sensazioni alternate di frutta bianca e luppolo, con in aggiunta l’amarognolo della buccia d’arancia e un leggero mpepatino da lievito. La sensazione finale è decisamente asciutta, la corsa definitiva è decisamente fresca e ben bilanciata. Ne potrebbero scorrere a litri, in una serata, grazie alla sua ottima bevibilità.

Fin qui le cinque birre che Iacopo Lenci e Andrea Riccio porteranno al Villaggio. Mi sono però concesso anche lo sfizio di una bevuta “fuori stagione”, quella che ha visto protagonista la loro birra natalizia, la St. Renna. Un buon prodotto, in  assoluto, robusto e ben “piantato”, relativamente “tozza”(nel senso che si rivela abbastanza squadrata, senza tanti voli pindarici), mai ondivaga. Prodotta con miele, cannella, ginger, vaniglia ebuccia d’arancia: il risultato finale non può che portare ad una sola conclusione, non può che essere una birra “ricca”. Bel colore ambrato, con riflessi tendenti al marrone/mogano, schiuma fine e pochissimo persistente. Il naso è corposo: le note abboccate della vaniglia e del malto che virano poi sul vinoso, la frutta rossa matura, un che di caramello le danno una configurazione un po’ “gommosa”. Il corpo, anch’esso, è molto robusto, con la componente alcolica (abv 9%) in netta evidenza. Ritornano le note molto abboccate dell’aroma, con in più il netto sentore del miele, e un luppolo finale che la rende mediamente amara, impregnando a lungo la parte finale del palato e i lati posteriori della lingua. Dà una forte sensazione di calore, il miele dura a lungo, e il ricordo del malto caramellato la rende molto ben adatta a serate fredde e a dolci speziati.

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