Morenolmaia, the beerjay resident

Il Villaggio è alle porte, si ricomincia la marcia d’avvicinamento parlando, oggi, di uno giovane, aspetto rock, modi gentili ma assolutamente informali, grande passione e crescente competenza tecnica. Questo il profilo di Moreno Ercolani, così come lo si può leggere nel numero agostano dell’autorevole mensile del Gambero Rosso. Nella vulgata popolare, per noi, molto più prosaici, Moreno è e resta il beerjay resident del Villaggio. Sette su sette, come solo Den Hopperd e Boelens, i tre padri nobili della manifestazione, definitivamente.  Sorvolando sull’appellativo di “giovane” (…), veniamo invece al dunque, e parliamo dell’Olmaia al Villaggio. Quest’anno Moreno ci arriva facendo un “giro largo“, e “partendo da lontano“.

Un “giro largo” perchè in questi ultimi tempi l’orizzonte dell’Olmaia si è davvero internazionalizzato. Per primo, lo sbarco in America delle birre dell’Olmaia, grazie alla partnership con B.United. Poi è arrivato anche lo sbarco in Inghilterra, con le birre di Moreno che sono arrivate, assieme ad altre, al GBBF di Londra. Ed infine, è notizia di pochi giorni fa, le birre di Moreno prenderanno il volo anche per l’Australia. Nel mezzo a tutto questo tourbillion c’è stata anche la partecipazione dell’Olmaia all’International Beer Challenge londinese,  che si tiene presso il celebre White Horse Pub e che è coordinato dal beerwriter inglese Jeff Evans. Anche lì l’Olmaia si è fatta valere, con una coppia di medaglie d’argento per La5 e la BK e un bronzo per La9.

Partendo da lontano” perchè quest’anno Moreno arriva al Villaggio direttamente dall’ 8 Novembre 2010, giorno in cui annuncia urbis et orbis l’avvio ufficiale del progetto Olmaia nel Salco, o Una birra nel Vino Nobile che dir si voglia. Un progetto ambizioso, importante, serio, che era partito un po’ per “scherzo” con la ChriGhost (la birra fantasma di Natale, fatta maturare per quattro mesi nelle botti di Brunello), e che si è poi strutturato in una avventura/collaborazione articolata, pianificata e ponderata fra Moreno e Michele Mannelli della Cantina Salcheto.

L’origine geografica del progetto ne è il principale fulcro creativo: L’Olmaia e Salcheto sono entrambe radicate nel Comune di Montepulciano […] I primi 600 litri di birra sono stati messi a dimora il 28 ottobre scorso in due botti da 300 lt. fabbricate nel 2008 da rovere a grana fina della foresta di Allier dopo 3 anni di essicamento, legni dove era stato invecchiato per 18 mesi il Prugnolo Gentile (il Sangiovese a Montepulciano) della Vigna del Salco del 2008, di fatto il Vino Nobile di Montepulciano Salco Evoluzione 2008 di Salcheto che verrà.

Così si leggeva nel comunicato ufficiale, così è stato fatto, senza obblighi, senza fretta, monitorandole di settimana in settimana, insieme all’enologo, e a tutto lo staff del Salcheto, perchè come diceva il mì Nonno: “La Lepre si chiappa col Carro”. E nelle botti del Salcheto ci sono finite o ci finiranno tutte le birre di Moreno, con la BK nel Salco che ha già fatto la sua comparsa ufficiale sul mercato (fatta e sparita, 600 bottiglie, quasi tutte vendute in America) e con la PVK nel Salco che avrà il suo battesimo ufficiale proprio al Villaggio. Io la BK vinosa l’ho bevuta, centellinandola e misurandola con il rispetto che si deve ad un imparentamento così importante. E l’ho trovata molto più che interessante: il territorio gustativo è davvero marcato dal vino, che però non soverchia la birra, riducendola solo a comprimaria. La caratterizzazione vinosa è tanta, ma non troppa: lo si sente, l’imprinting vinoso da botte, nell’aroma, tannico e legnoso, e avvolge con calore alcolico anche il corpo della birra, che mantiene però più che evidenti le note tostate/torrefatte della stout originaria, assieme ad un’idea di acidità ancora propria della birra stessa. Leggera ma decisiva la carbonazione, fine e non molto persistente la schiuma, il colore è il classico mogano scuro della BK. L’impressione finale è che alla birra la botte (e il vino) concedano complessità, avvolgenza e persistenza, la arricchiscano senza depredarla, lasciandola armoniosamente articolata, non toccando neanche di un centesimo la gradazione originaria (abv 6%). Curioso di assaggiare la spigolosa PVK di questi ultimi tempi per vedere la botte che effetto le abbia fatto.

Moreno, inoltre, porterà  con sè anche una birra “non sua”, meglio, non del tutto sua, la Ecstasy of Gold che aveva fatto il suo debutto (sia come birra in sè e per sè che come primo batch produttivo dei Buskers) proprio al Villaggio dello scorso anno. Una birra che ha avuto un grande successo e che più volte è stata ribrassata nel corso di questo anno: quella che porterà al Villaggio sarà la versione 4.0, quella definitiva (sembra), con unaulteriore aggiustatura/limatura del profilo luppolato. Assaggiata anche questa in “anteprima”, devo dire che è birra che non finisce mai di piacermi, alla quale le ripetute modifiche in corso d’opera l’hanno portata ormai alla sua essenzialità. Non toccherei più niente, fossi in loro. Meno aggressiva ma ancora luppolosamente pugnace, con una frizzantezza un po’ meno marcata e un profilo aromatico che è l’incarnazione del concetto di frescura. E’ birra che si avvicina definitivamente, incarnandolo, al miracoloso e vagheggiatissimo (di questi tempi) concetto di session beer.

Poi ci saranno, dietro le spine del Villaggio, le “classiche”: La5, La9, PVK, BK, poi ci sarà ancora, come lo scorso anno, la Karkadè, e poi l’anomalia, la La14, partorita dalle menti bac …. te di Cisco e Moreno. Esserci, al Villaggio, per crederci …

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