Altre tre birre per (del)l’estate

Tre le avevo già incluse in questa mia personalissima classifica, redatta a tempo ormai “scaduto”, delle birre bevute nell’estate e da ricordare, per ri-bere nella prossima estate. Altre tre ce le inserisco oggi; sei birre da non … dimenticare per l’anno prossimo

Sierra Nevada Summerfest: lo dice il nome, una birra per festeggiare l’estate, brassata in quella che è ormai una delle brewery “artigianali” più importanti d’America (e non solo). Una birra che da 10 anni delizia il palato e rinfresca l’ugola dei suoi bevitori; una birra che si è “meritata” la bellezza di 1651 recensioni  su Ratebeer e 1363 su Beeradvocate, segno di un successo e di una “familiarità” che si protrae costantemente nel tempo. Una lager, nella sua variante pilsner, pensata e nata negli USA, ma con l’occhio decisamente rivolto verso il Vecchio Continente, da dove arrivano perle e saaz, che, nella “misura” tipicamente americana regalano personalità e carattere a questa birra. Non troppo spinta sull’amaro (28 gli IBU), ovviamente non troppo alcolica (5% abv), bionda come la tipologia richiede, secca e asciutta come il bevitore assetato dalla calura estiva ricerca. E’ birra sulla quale non ci si deve stare tanto a pensare, fatta e venduta per essere consumata in pieno relax su di una sedia a sdraio alla ricerca della necessaria frescura nel corso di un pigro e assolato pomeriggio estivo. Ha  naso erbaceo e leggermente citrico, sprigionato con prepotenza da una schiuma bianca, ricca e scoppiettante, ha gusto felicemente sbarazzino e assolutamente non complicato, nel quale un luppolo floreale calca (molto) la mano. Birra dal sapore quasi “familiare”, che chiede una sola cosa: non dimenticarsela in frigo. Assaggiata in bottiglia da 0,33 cl.; alc. 5% vol.; © Alberto Laschi

Un altro big dell’ “industria artigianale” birraria maericana, la Brooklyn Brewery di Garrett Oliver, un’altra birra fatta apposta per l’estate. Si tratta, questa volta, di una golden ale di impostazione americana, pensata, come tutte le altre birre di questa abbastanza recente tipologia birraria, per un consumo semplice, quasi familiare. E’ la Brooklyn Summer Ale, dall’ossatura irrobustita da malti inglesi e con il carattere direttamente proporzionale all’uso di un bel mix transoceanico di luppoli: il tedesco perle, l’inglese fuggle e gli americani cascade e amarillo. Più caratterizzata dai malti, all’inizio, più “volubile” sui luppoli nel prosieguo della beva, caratterizzata nel suo finale dalle note agrumate del cascade e da una bella asciuttezza croccante portata in dote dal fuggle e dal perle. Una birra relativamente rotonda, meno amaricante della lager/pils di Sierra Nevada, nettamente floreale al naso, dove la componente “esterofila” dei luppoli è in secondo piano rispetto ai luppoli più classici. E’ decisamente frizzante, piacevolmente beverina, più “impegnata” di una lager, ma egualmente dissetante. Abile arruolata anche per la prossima estate. Assaggiata in bottiglia da 0,33 cl.; alc. 5% vol.; © Alberto Laschi

La verguenza“, strano nome per una birra: senza voler indagare più di tanto sul perchè dell’abbinamento di questo termine spagnolo a questa birra dalla doppia personalità (“normale” ed estiva), mi fido ciecamente di chi dice che il nome richiama una lunga storia di prese in giro con lo staff di Menaresta. Una delle cose che accomuna le due birre è la caricatura che fa bella mostra di sè su entrambe le labels: è quella di Marco Valeriani,  amico dello staff del birrificio (con il quale collabora dal 2010), homebrewer di vecchia data, nonché tecnologo alimentare, impiegato in passato presso il Birrificio di Como e il Bi-Du. E’ lui l’autore della ricetta della birra-madre, 22 La Verguenza,

una imbarazzante IPA Una “90 minute imperial IPA” a 8% di volume alcolico e 100 IBU di amaro, con i luppoli Columbus, Amarillo e Chinook  usati, a rotazione ogni 5 minuti per 90 minuti (il metodo estremo di luppolatura inventato da Sam Calagione), con l’Amarillo in fiori per il dry-hopping.

E sempre lui ha messo mano alla versione estiva di questa birra, 22 La Verguenza Summer Ipa, abbassandone il grado alcolico (dagli alc. dell’originale si passa ai alc), limandone notevolmente l’IBU (si passa da 100 a 60), spostandone gli equilibri luppolati con il cambio di alcuni di essi (un mix europa-usa con Simcoe, Chinook, Hersbrucker e Saaz, usati quest’ultimi anche per il dry-hopping). Non posso fare paragoni fra le due birre, visto che ho assaggiato solo la versione estiva, ma posso dire che quest’ultima è davvero una signora birra, un’ipa “gentile” senza essere sciapa o, peggio, remissiva, con quell’amarezza delicata e allo stesso tempo pertinace che in questi ultimi tempi riesco a trovare (in questa combinazione) solo nelle birre italiane di questa tipologia (mi viene da associarla alle splendide Spaceman di Brewfist e Victoria Ipa del Ducato bevute da poco al Villaggio). Tanto luppolo, ma niente di esacerbato, grande freschezza, ma soprattutto grande accortezza e minuziosa precisione in quel processo di attenuazione che non è da tutti saper praticare con tanta maestria. E’ una birra che asciuga senza disseccare, che rinfresca senza raspare, che amareggia senza stordire, e che ti fa penare solo per il fatto che finisce troppo alla svelta. Ne avevo una bottiglia sola; bisogna che mi ricordi, per la prossima estate, di farne una scorta necessariamente cospicua. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 6% vol; © Alberto Laschi

 

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