Un doppio De Molen

Due facce della stessa medaglia, nel contesto della produzione di De Molen, che si avvia ad essere pressochè “sterminata”. 225, se non ho contato male, i nomi delle birre elencate nella lunghissima lista che Ratebeer “dedica” al birrificio di Bodegraven, senza contare le numerose birre brassate negli impianti di Menno da parte di Evil Twin, Mikkeller, Rodenburg e compagnia cantante. E’ indubitabilmente uno dei suoi tratti distintivi, quello dell’ iper-produttività, da alcuni considerato anche un suo “limite”, o peggio uno dei suoi “difetti”. Difficile trovare uno stile birrario con il quale Menno non si sia misurato, innumerevoli (però) anche le varianti di uno stesso stile birrario che Menno ha brassato nel corso di questi anni. Qui di seguito le “schede” di due birre che rappresentano tutto quanto detto prima: collaborazione con altri birrai, stili rivisitati, variazione di birre già brassate in tempi precedenti, prima ritirate e poi rimesse in commercio con alcune varianti. Anche questo è De Molen, prendere o lasciare.

La prima è la nuova/vecchia ZomerHop (in inglese sarebbe Summer Hop), una indian pale ale. Uno va a spulciare la “bibbia” e ci trova, associata a questa birra, in un primo momento, la famigerata R di “retired”. Subito ti viene da pensare: “ho preso la fregatura”, me l’hanno data come “nuova da rinnovare” e mi è capitata fra le mani, invece, il rimasuglio di qualche cartone onusto di gloria (trapassata). Poi  spulci ancora meglio la “bibbia” e salta fuori, per fortuna, la pagina che ti “salva”: quella che hai fra le mani (e la label che ho davanti me lo conferma definitivamente) è la versione 2012 nuova da rinnovare di questa birra “estinta”, ribrassata con alcune importanti varianti.  Cambio di luppolatura, innnazitutto: sladek-columbus-cascade per la versione 2012, mentre era premiant-saaz-columbus-amarillo la sequenza luppolata della la birra ritirata. In più, nella versione 2012, c’è l’aggiunta, nel brassaggio, di bergamotto fruit. Aumentato anche l’abv, 6,8% per la versione 2012 rispetto al 6,2% abv della versione precedente. Sugli IBU match pari, suppergiù: 42 erano quelli della “vecchia”, 46 quelli della “nuova”. Messe mentalmente a posto tutte queste cosine (a volte bere una birra è solo l’ultima parte di un processo mooooolto più lungo ….), finalmente me la verso nel bicchiere. Un brusco effetto-fontana però mi coglie alla sprovvista: strano, con De Molen mi è capitato solo rarissime volte. Bevo quel che resta (abbastanza) di questa birra, ancora fresca di imbottigliamento (bevuta a luglio, imbottigliata il 27/4/12), e non ne resto particolarmente colpito. Una classicità luppolata, priva però di una vera e propria scintilla: rustica e mediamente rasposa di un amaro granuloso in bocca, erbacea e leggermente piccante al naso, con una beva che si rivela inusitatamente impegnativa. La frizzantezza, scarsa e probabilmente “provata” dall’effetto fontana, non aiuta, e il finale è decisamente “pesante” di luppolo. Convince poco l’aggiuna del bergamotto, che intromette una nota “limonosa”  che sembra appiccicata lì e non integrata, invece, nel contesto

Nel caso della seconda birra, invece, la “R” di retired sembra essere, per ora, definitiva. La Mikkel & Menno è una delle sole sette collaboration beers che Menno Oliver h, per ora, brassato nei propri impianti (2 con Flying Dog, 1 con Gadds, 2 con Revelation Cat, 1 con De Struise), in circolazione dai primi di novembre del 2009. La ricetta di questa weizenbock l’ha buttata giù lo stesso Menno, che ha poi ceduto il passo a Mikkel, il quale ha avuto facoltà di “infarcirla” di luppoli. E non si è ripsarmiato, il buon Mikkel: galena, chinook, simcoe, amarillo, cascade in bollitura, saaz e cascade in dry hopping. Luppolatura che ovviamente e quasi necessariamente ne ha vivacizzato il profilo, sia aromatico che gustativo. Una birra comunque robusta (abv 7,2%), non densa nè appiccicosa, ma rotonda comunque di malto, che si presenta non nella sua veste (troppo) caramellata. Cremosa la schiuma, di un biondo ramato abbastanza carico il colore, con il luppolo che smorza a sufficienza qualsiasi velleità di mappazza dolciastra. 53 gli ibu dichiarati, per una birra vivacizzata sul lato delle spezie e del piccante da una bella sferzata di lievito,  rinfrescante e frescheggiante grazie all’insieme ben studiato dei luppoli. Erbacea nel finale, ma anche fruttata e delicatamente resinosa lungo la beva, un po’ di vaniglia che non guasta, visto lo stile birrario: una birra dalla personalità comunque spiccata, mai banale. Come mai banali sono gli artefici di questa birra a quattro mani. Peccato non poterla trovare più in giro (per ora, con “loro” bisogna dire così …).

 

One Response to “Un doppio De Molen”

  1. Beermessenger

    Ciao, non mi ritrovo molto nella descrizione della Zomerhop , anche se non mi stupisco del gushing (premetto che a me non l’ha mai fatto) , quella di quest’anno la trovo una delle IPA più riuscite di De Molen , meglio degli ultimi lotti di Lentehop e Vuur & Vlam che mi son capitati tra le mani , quasi irriconoscibili rispetto alle cotte degli anni scorsi. Certo il bergamotto è sembrato abbastanza inutile anche a me, già i luppoli ti danno sentori agrumati e quindi si confonde probabilmente il suo aroma

Lascia un commento