Bruxelles: 3Fonteinen Restaurant e Moeder Lambic

Bruxelles mi piace davvero poco: quando capita di andare in Belgio, è meta quasi sempre marginale, tappa più o meno intermedia per “andare oltre”. Città dalla identità “confusa”, città confusionaria (decifrare la filosofia e la funzionalità del suo famigerato Ring, ad esempio, è sforzo che va quasi al di là dell’ umana comprensione), città quasi “respingente”. Di ritorno dall’Olanda abbiamo comunque deciso di farci un pit stop, estremamente mirato e selettivo, visto l’orario di arrivo e il non molto tempo di permanenza a disposizione. Vi abbiamo piazzato due colpi “a colpo sicuro”: il ristorante di 3Fonteinen, a Beersel, nella sterminata periferia di Bruxelles, e il Moeder Lambic Fontainas, nell’omonima piazzetta di Bruxelles, 10 minuti a piedi dalla Gran Place. Due posti diversi per due “effetti” diversi.

Lo dice, di sè stesso, l’autopresentazione del ristorante medesimo, che si trova sulla homepage del suo sito: il cafè-restaurant 3Fonteinen è il luogo ideale per allontanarsi da tutto e per ritrovare lo spirito di un tempo. E’ stata propria questa la sensazione che mi ha preso entrandoci al sabato sera: ambiente quasi retrò, arredamento stile anni ’60/’70, dignitosissimo ma evidentemente datato, grandi tavolate di sessantenni/settantenni quasi tutti alle prese con la pentola “nazionale” di cozze e la montagna di frites. Un’aria di compostezza sommessa, tanta gente ma solo un brusio di fondo, camerieri volenterosi e velocissimi, una grande cucina a vista dove la percentuale di “indigeni” non era superiore (a occhio) al 20% del totale. Una botta di ancien belge, mi verrebbe da dire, la sensazione che, per quanto li frequenti, tu (forestiero) non appartieni comunque a questi luoghi, che sono “patrimonio” di chi da decenni li vive (senza troppo animarli), parte insopprimibile di un rito e di una consuetudine propri di un popolo apparentemente “grigio” e un po’ “dimesso”. Non è che mi ci sia sentito furoi posto, ma un pochino a disagio, sì, come se fossi entrato in uno spazio (seppur commerciale) quasi “privato”. Tutto questo rapidamente superato una volta che ti metti a squadernare il ricco menù, infarcito, com’è ovvio, dalla infinita lista delle varianti delle moules-frites, ma ricco anche di piatti della tradizione belga cucinati con la birra di casa 3Fonteinen: dal coniglio cucinato con una salsa alla gueze, ai piccioni alla kriek, alla faraona/pollo cucinate con il faro. Io mi sono buttato sul salmone marinato nella oud geuze, con contorno di verdure cucinate nella stessa riduzione, accompagnando il tutto con una Oude Geuze in bottiglia da 37,5. Cibo davvero buono, birra spettacolare. Una classicità nello stile e dello stile, 7% di abv per questa gueze alla vecchia maniera, frutto di un blend fra lambic “vecchi” di 1, 2 e 3 anni e di una maturazione in bottiglia lunga 1 anno e mezzo. Una bevanda sana che, “consiglia” sempre il sito del ristorante, always recommended to invalids and convalescents for recovering their vitality. E’ birra che non ti lascia tranquillo: è netta, decisa e anche parzialmente aggressiva, molto meno like champagne di tante altre birre della stessa tipologia. Meno “fantasiosa” della gueze di Tilquin, meno rustica/ruvida e nettamente più aspra, decisamente più sapida. Un must. Uno dei motivi per i quali merita ritornare aa ristorante dei due fratelli Debelder, posto nella bella piazzetta di Beersel, di fronte alla locale chiesa del ‘300, e accanto alla brouwerij di Armand, dalla facciata della quale era somparso la conosciutissima insegna del Lambikodroom

Fai 15 minuti di macchina e ti trovi catapultato, a Fontainas, nella Bruxelles polietnica, quella del sabato sera vissuto con ansia e voglia di star fuori (complici gli incredibili 22° della notte). Una zona non molto “tranquilla”, strattonata da una movida non sempre “schietta” e/o raccomandabile, scandagliata dalle numerose pattuglie di polizia, che ha proprio da quelle parti una delle sue sedi principali.  In questo contesto si inserisce la sede storica del Moeder Lambic, quella di Fontainas appunto, con la sua tipica, splendida, tettoia liberty che spicca fra una lavanderia e un negozio di cianfrusaglie multietniche. Entri e ti ritrovi catapultato in tutto un altro mondo, rispetto al “fuori”: locale accogliente e raffinato, dalle semplici e ben modellate pareti con mattoni a vista,  dagli spazi lineari e fruibili, con bei “separè” in legno e tavoli che spuntano direttamente dal muro. Un altro dei templi della tradizione belga, brassicola in questo caso, nel quale la sfilza della cinquantina circa di spine rende inconfondibile il “panorama”, assieme al muro di bicchieri che le sovrasta. Ambiente quasi “raffinato”, gente che viene lì sapendo e scegliendo di venirici, per poter bere al top (al Moeder non si mangia, si “pilucca” solo qualche affettato/salsina/crostino/patè). Ambiente internazionale (al bancone avevamo accanto due americani e una banda di spagnoli), servizio velocissimo, gran frullare di bicchieri anche sotto le 5 hand pumps poste dietro al bancone, una carta delle birre in bottiglie che non abbiamo avuto il coraggio di sfogliare, visto il tanto già bevuto. Nella lista delle birre alla spina (ricca, ma non prorpio “variatissima”) una significativa presenza italiana, con Montegioco e Toccalmatto presenti con alcuni loro prodotti: assaggiata, fra questi, una Open Mind di Montegioco spiazzante per essenzialità e pulizia, affascinante per complessità simil-vinosa e delicatezza generale. Una vera e propria schiccheria e un ottimo fiore all’occhiello, per il Franzosi e per tutta la produzione brassicola italiana. Dal Belgio abbiamo pescato la Zwarte Piet versione 2012 della Brasserie de la Senne, una belgian strong ale da 8,2% abv completamente diversa dalla versione precedente, che era un blend fra la Stouterik e la Gueze di Cantillon. Un bel carattere speziato, rustica e granulosa soprattutto al palato, con chiodo di garofano, cannella, liquirizia ed erbe medicinali che si alternano con tranquilla costanza alle nette sensazioni tostate e legnose che la importante struttura maltata porta in dote. Ottima per l’inverno. Un posto bello, quello del Moeder, assolutamente ben vivibile, con una scelta birraria impressionante. L’unico piccolo neo, in quella sera: pochissima scelta di lambic/gueze alla spina. Ma non si è patito la sete.

 

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