Nøgne Ø e la loro Imperial Brown Ale

Una birra per fare il punto della situazione su una delle brewery atigianali europee più apprezzate e “più in forma”, ultimamente. Sto parlando della Nøgne Ø e della sua Imperial Brown Ale. 10 anni di vita per questo birrificio del sud est della Norvegia, un compleanno che consente di tracciare in maniera significativa un bilancio della parabola produttiva alla quale Gunnar Wiig e Kjetil Jikiun (i due fondatori di Nøgne Ø) hanno dato inizio nel 2002 a Grimstad. 700.000 i lt. di birra prodotti e venduti nel 2011, il 70% dei quali destinati all’esportazione; più di 20 i paesi nel mondo neli quali le loro già numerose birre (ratebeer dà conto di 50 loro birre, oltre alle 20 che Mikkeller brassa o ha brassato da loro), compresi USA, Giappone e Australia. Gli attuali sei proprietari della brewery norvegese (Anne Hestness Trommestad, Kjetil Jikiun,  che è anche l’head brewer, Tore Nybø, Anne Cecilie Nybø, Cecilie Mohr e Tor Jessen) si aspettano, per il 2012, un incremento nella produzione nella vendita di circa il 40% rispetto all’anno precdente, consolidando ancor di più la propria posizione all’interno dell’orizzonte commerciale delle birre artigianali. Orizzonte sempre più roseo, per loro, visto cher anche quest’anno Nøgne Ø ha messo il proprio nome e la propria faccia nella classifica delle 100 migliori breweries al mondo stilata da Ratebeer. 41° quest’anno, dopo essere stata 56° nel 2011 e nel 2010, 58° nel 2009, 23° nel 2008, 44° nel 2007, 48° nel 2006. Impresa non facile in assoluto; in più, la brewery norvegese ha anche altri problemi “contingenti”, che non ne agevolano certamente il lavoro. Kjetil Jikiunha recentemente ricordato in una sua intervista, che a Grimstad si è costretti ad importare la quasi totalità degli ingredienti necessari per birrificare, e anche il poco orzo che viene coltivato in Norvegia deve essere inviato in UK per essere maltato. In più c’è, attulmente in Norvegia, una politica relativamente “schizofrenica” rispetto all’alcool e a chi lo produce: a fronte della attualmente pesantissima tassazione alla quale è assoggettato l’alcool (per scoraggiarne sempre più il consumo), c’è una parte della coalizione governativa, quella più legata ad

gli impianti della brewery norvegese visti di notte

interessi agricoli, che vorrebbe favorire la creazione di microbirrifici agricoli con vendita diretta di birra,  cosa non gradita però ai loro partner governativi, che vedono in questo un possibile attacco al monopolio di stato. Merita anche ricordare il fatto che in Norvegia è proibito fare pubblicità sia al tabacco e ai suoi “derivati” che agli alcolici in genere, birra compresa; cosa che non aiuta certamente produttori come Nøgne Ø a far conoscere in patria i propri prodotti, cmpletamente sganciati dalla pura logica commerciale o meramente produttivistica. In tutto questo Kjetil & Co. non hanno smesso un minuto di produrre secondo la propria filosofia, che ha nell’affermazione secondo la quale  “la dimensione importante della rivoluzione della birra artigianale non è la tradizione, ma ciò che conta è l’innovazione” uno dei suoi cardini essenziali. Per questo, ricorda sempre Kjetil, continueranno, dalle loro parti, a sfidare con continuità il concetto “tradizionalistico” di birra, andando a cercarsi gli ingredienti in tutto il mondo, sperimentando sapori audaci e cercando di educare i palati che sono stati per troppo tempo intorpiditi dalle lunghe e noiosissime bvute di banali lager, quelle che imperversavano (e continuano a farlo ancora oggi) quando Nøgne Ø si affacciò sul mercato birrario norvegese, nel 2002, l’ “anno zero” per loro, ma anche per molti bevitori norvegesi.

Dalla cronaca alla “degustazione”, con la loro english strong ale da 7,5% abv, la Imperial Brown Ale. Sono più di 20, ricordano sempre dalle parti di Grimstad, le tipologie birrarie che a Nøgne Ø “sanno fare”: per quelle che ho potuto assaggiare, devo dire di non poter che confermare questa loro autodichiarazione di qualità, e la Imperial Brown Ale ne è, per me, l’ulteriore conferma. Sei diversi tipi di malti, una luppolatura bi-continentale (columbus, chinook e EK Goldings), per un IBU finale di 40 e una birra dalla grande e squisità rotondità di beva. Brassata per la prima volta nel 2006 come collaboration beer fra Nøgne Ø e Nørrebro Bryghus di Copenaghen negli stabilimenti danesi di quest’ultima, è birra che ha avuto per un po’ anche una doppia vita (commercializzata cioè, sia da Nøgne Ø che da Nørrebro), cessata nel momento in cui Nørrebro ha ritirato dagli scaffali la propria Double Knot Brown (questo il nome che le avevano dato). La versione norvegese, ancor oggi prodotta con continuità, è davvero una birra elegantemente “tranquilla”, dalla livrea color tonaca di frate, sormontata da una schiuma relativamente fine e cremosa, non molto persistente. Nonostante la profusione di malti usati, la Imperial riscalda il palato ma rifugge sapientamente dalla tentazione (più o meno legittima) di stramazzarti con sensazioni troppo dolciastre. Il caramello c’è ma non prevarica, l’ossatura maltata si dimostra esiziale, ma non arriva al punto di azzerare il lavoro dei tre luppoli, che la rendono estremanete e godibilmente beverina. Non è birra sciropposa, non è birra vischiosa; è, invece, viscosa e “mobile” e mette in fila in una sequenza agile e scattante tutte le sue “proprietà”: malto tostato, un leggero caramello, qualche nota di frutta secca (noce, nocciola), un leggero fruttato/speziato da lievito (pepe, scorza d’arancio) e una bella sensazione fresca e pungente di luppoli, che spazzola a dovere il finale di questa birra. Una birra sicuramente english style, ma non “old”: una birra giovane senza essere irriverente.

 

Lascia un commento