Doppietta regale

Se uno vuol andare sul sicuro e vuol dare un senso (degustativo) definitivo ad una qualsiasi serata di impegnativo relax birrario, un consiglio da “amico”: Birrificio del Ducato, sezione Linea Speciale. Si casca invariabilmente da ritti, in qualsiasi direzione si decida di muoversi. Fatto il primo step con La Prima Luna , è stato quasi doveroso proseguire nell’esplorazione di queste birre davvero speciali, ed ho fatto doppietta, una doppietta regale, con La Luna Rossa e la Sally Brown Baracco (con la Beersel Morning, L’Ultima Luna e la Black Jack Verdi Imperial Stout che stanno pazientemente aspettando il loro turno in cantina).

Se si fosse in ambito carcerario, verrebbe in mente la terribile espressione fine pena mai; ma siccome, fortunatamente, siamo solo in ambito birrario (e di divertissment) fa solo piacere leggere stampigliata sulla label della bottiglia da me bevuta di Luna Rossa la sua data di scadenza:  da consumarsi, c’è scritto, entro il 2050 (per una bottiglia, la mia, che era la n° 6526 della Cuvé 2010). E’ davvero un una scadenza infinita, e quindi una non-scadenza (l’equivalente birrario, in positivo, del fine pena mai carcerario) che questa birra si può permettere di ostentare con orgoglio, una delle poche (eccellenze birrarie) che si può concedere il lusso  di migliorare (quasi all’infinito) nell’invecchiare. E’ una delle creature del Ducato delle quali Giovanni va particolarmente fiero, frutto di un articolato e complesso lavoro di produzione e assemblaggio (la Luna Rossa infatti nasce da un blend di più birre diverse). Lo capisci quando lo senti parlare di lei, come fa nella breve ma compiuta intervista rilasciata a Nicola Utzeri di Fermentobirra:

 

Difficile aggiungere qualcosa a quanto già detto ed ascoltato. Si può (e si deve) solo rimanere colpiti dalla complessità del progetto (fermentazione mista, blend di più birre invecchiate in botti diverse per tempi diversi, una ulteriore maturazione di 12 mesi in bottiglia) e abbagliati dall’esattezza elegantissima del risultato finale. Mica facile rendere perfettamente desiderabile e goduriosamente potabile una birra potenzialmente complicata come una kriek su base flemish red ale. Resta solo la curiosità di conoscere la birra-madre di questo progetto, ammesso che venga poi messa in commercio, la citata Krisopolis (birra fermentata in botte per 2 anni), il cui nome già intriga. Si legge Ducato, ma si potrebbe scrivere il nome di un qualche birrificio più o meno fiammingo specializzato e reso famoso dalla produzione di birre similmente articolate e, penso, che non ci si accorgerebbe della differenza. Come già detto, parlando in passato, del risultato finale del Villaggio di quest’anno, meglio che i belgi non riposino sugli allori, quando ci sono degli italiani così … Correrebbero il rischio, addormentandosi, di farsi … rubare il mestiere da sotto il naso. Dimenticavo: Luna Rossa è risultata Terza classificata  a Birra Dell’ Anno 2012 nella Categoria birre acide. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 8% vol.; © Alberto Laschi

Altro giro altra corsa: da una fermentazione mista + blend ad una variazione che arricchisce, regalandole una ulteriore elegante complessità, la Sally Brown, l’evoluzione di una oatmeal stout di casa Ducato. Colpevole di questa variazione la passione di Giovanni per il caffè di pura arabica, quello che esce buono e giusto solo dalle torrefazioni artigianali, quelle dai piccoli numeri e dalla grande passione. Come quella che contraddistingue il lavoro di Alberto delle Torrefazione Baracco di Parma, diventato amico di Giovanni: assieme hanno studiato la giusta miscela di caffè per aggiungere corpo e sostanza diversa (ma non stravolgente) alla birra originaria, partorendo una coffee stout da 5,2% abv, la Sally Brown Caffè Baracco. Grande naso, ma corpo ancor più sostanziato: il caffè nobile,  d’altura, scelto per la miscela da aggiungere alla birra prende campo, aggiungendo in progressione note fragranti di tostatura, senza mai sfondare il confine che c’è fra una perfetta tostatura e una torrefazione ancor più bruciata. Il corpo della birra ne risulta irrobustito, ma non perde mai la profilatura morbida, quasi vellutata, della birra originaria, alla quale viene aggiunta solo una leggera sfumatura da crema di cappuccino e una leggermente più marcata nota caramellata. Molto ben costruito il palleggio fra note morbide ed avvolgenti e note più ruvide e aggressive, che rendono viva la beva; estremamente raffinato il finale, dove il caffè recita la definitiva parte del protagonista (luppolato). Difficile dimenticarsela, questa birra; doveroso ricercarsela. Doveroso anche ricordare i riconoscimenti ricevuti: Seconda classificataal premio Birra Dell’ Anno 2010, categoria “Birre con spezie”. – Medaglia d’oro all’International Beer Challenge 2010. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 5,2% abv;  © Alberto Laschi

 

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