Boon Brouwerij

Dici lambic e subito ti vengono in mente almeno due nomi: Cantillon, in primis, ma subito dopo (se non a fianco) Boon. Due brouwerij che hano fatto di questa tipologia birraria il proprio focus produttivo. Due nomi al top, che dividono (spesso) gli appassionati di queste birre in due vere e proprie “fazioni”, ciascuna convinta che il modo di produrre il lambic (e si suoi derivati) di Cantillon (la prima) e di Boon (la seconda) sia quello più aderente alla tradizione dell’altra. Non mi addentro in questa diatriba, spesso accesa: sono due modi di fare lambic, entrambi spettacolarmente raffinati. Credo di capire le differenti caratterizzazioni che ciascuno dei due produttori conferisce alle proprie birre, ma non riesco a fare una scelta che li metta in fila. Non dico che per me pari sono, ma non riesco a dire quale dei due è meglio dell’altro. E quindi bevo i prodotti di entrambi con grande, seppur diversa, soddisfazione. Di Cantillon e dei suoi prodotti ho parlto spesso e ripetutamente, in passato: doveroso quindi fare il punto anche sulla Boon Brouwerij, la sua storia e alcuni dei suoi prodotti.

Boon Brouwerij, ma anche Brasserie de Saint Roch: due nomi per un’unico, storico birrificio, che dal 1680 “staziona” dalle parti di Lembeek, nel Brabante Fiammingo. Cominciò un certo JB Claes, che acquistò e rese operativa una fattoria/distilleria nel piccolo paesino fiammnigo, che passò di mano in mano fino al 1860, quando la proprietà emigrò dalle mani della famiglia Claes a quella di Louis Paul, che le metterà il nome di Brasserie de Saint Roch. Vi si produceva già lambic e faro, al momento del passaggio di proprietà, produzione che fu implementata con quella della geuze. Senza eredi, Loius Paul vende il fiorente birrificio a Pierre Troch, nel 1898, che ne detiene la proprietà fino al 1927, quando, in piena crisi economica, viene acquistato da Jean De Vits, già blender di lambic. La famiglia De Vits rimane alla guida della brouwerij fino al 1978, quando entra sulla scena Frank Boon, già noto assemblatore di gueze (attività iniziata nel 1975), che ne acquista la proprietà. Frank Boon diventa così produttore in proprio di lambic, trasferendo poi nel 1986 l’intero birrificio nel centro di Lembeek (in Fonteinstraat). Paesino da sempre votato alla produzione birraria, dal XI al XVIII secolo potè godere di una speciale legislazione, che esonerava i produttori di birra locali dal pagamento delle tasse realtive a tale produzione, privilegio che fu abrogato nel 1794 durantel’invasione del Belgio da parte delle truppe francesi. Ritornando a Frank Boon e al suo birrificio, girando fra i capannoni si possono vedere tutti le attuali 117 botti da 8.000 lt. ciascuna, indispensabili per la produzione dell’eccellente lambic di Boon, la vasca di fermentazione che risale al 1896, la nuova sala di cottura (installata non molto tempo fa) e il nuovo magazzino di stoccaggio. Necessari per questo antico, ma moderno (3 milioni di euro sono stati spesi all’inizio di questo anno per roimodernarlo e metterlo a norma) stabilimento produttivo, capace di sfornare lo scorso anno 14.000 hl. di birra, non del tutto sufficienti per soddisfare la sempre crescente domanda, nel mondo, delle birre di Boon (+18% nel 2011 sul 2010, con il 10% della produzione destinata all’esportazione). Mariage Perfait, Oude Geuze, Oude Lambic e Oude Kriek le birre più conosciute ed apprezzate,  di Frank Boon, birre che, come tutte le altre, posono fregiarsi del riconoscimento di STG (specialità tradizionale garantita), rilasciata dall’Unione Europea. Frank Boon fa parte, con la sua brouwerij, della rinomata associazione belga HORAL, fondata per iniziativa di Armand Debelder di 3Fonteinen, che raccoglie dal 1997 i più importanti produttori belgi di lambic (dalla quale Cantillon si è sempre tenuta fuori e nella quale, in quest’anno, è arrivato anche Pier Tilquin con la sua brouwerij, presenti per la seconda volta quest’anno al Villaggio della Birra).

Oude Geuze 2008-2009: è la bottiglia che avevo in cantina da un po’ di tempo, in attesa di farle la festa in una occasione degna del suo lignaggio. L’occasione si è presentata e la festa … purtroppo è finita fin troppo alla svelta. Una sola bottiglia è sparita in un amen. Bevendola, ho toccato con mano il concetto di effige: la Oude Geuze è davvero l’effige di un patrimonio birraio, solo belga. Pluripremiata:

  • medaglia d’argento alla World Beer Cup del 2004 nella categoria Belgian Style Sour Ale
  • medaglia d’oro alla World Beer Cup del 2008, nella stessa categoria
  • medaglia d’argento alla World Beer Cup del 2010, nella stessa categoria
  • medaglia d’oro alla World Beer Cup del 2012, nella stessa categoria

plurirecensita sia su ratebeer che su beeradvocate, con valutazioni sempre vicinisime al top. Colore oro, testa bianca di schiuma, carbonatazione forte: tre ingredienti fondamentali per rendere questo Geuze una storia di successo e l’incarnazione perfetta di uno stile. Austera, con una relativa morbidità nel corpo, un carattere senza compromessi, nessun equivoco gustativo, alcolicità perfettamente nel range (abv 6,5%). Inutile spendere troppe parole, quando la birra parla così bene e così esaustivamente da sola. Importante averne sempre qualcuna di scorta, in cantina. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 6,5% vol.; ©Alberto Laschi

 

One Response to “Boon Brouwerij”

Lascia un commento