Altre tre danesi nel belgio

Altre tre birre di Mikkeller del catalogo di Birrerya: non si può dire certo che al buon Mikkel manchi la fantasia …

Quando me la sono ritrovata nel bicchiere, col suo colore rosso proprio rosso da arance di Sicilia, mi sono detto: stai a vedere che pacco che mi sono auto-rifilato. E invece la Mikkeller Foodball Solstice Saison non è stata una delusione, nè, tanto meno, un “pacco” di birra. E’ una fruit beer da 6% abv, nonostante il nome possa far pensare a qualcosa d’altro, aromatizzata con bacche e fiori di Sambuco, che l’aggiunta di succo e/o polpa di arancia conduce da subito nel territorio del fruttato sfizioso. Una birra ad edizione limitata, brassata negli stabilimenti di De Proef , i cui proventi legati alla sua vendita saranno devoluti da Mikkel alla organizzazione FoodBall, che si adopera per fornire cibo a chi ha difficoltà a trovarlo. Non è un succo di frutta, nè una birra slavatina aromatizzata alla frutta: è birra, nella quale il luppolo fa la sua bella figura al naso (con aromi resinosi e przialemnte esotici) e al palato (al quale regala pulizia amaricante e asciuttezza finale) e il malto fornisce la necessaria ed adeguata impalcatura. Si fa bere con piacere, ha la giusta dose di “acquosità”,  il sapore di arancia in bocca prevale su tutto il resto, rendendola curiosamente soddifsacente fino alla fine. Pensavo davvero peggio.

Tutt’altra storia per la Walk on Water che Mikkel e i birrai danesi della To Øl hanno brassato insieme a Lochristi-Hijfte, negli stabilimenti di De Proef. E’ una malt liquor beer che ti rifila una botta da 14% abv e che, nel contempo, è dichiarata anche come la birra più leggera al mondo. Detto in soldoni, è la birra con la densità finale più bassa al mondo (dicono loro). In pratica i due danesi hanno collaborato assieme nella sfida finalizzata al fare una birra nella quale far fermentare la maggior quantità di zuccheri e malti possibili senza lasciare alcun residuuo zuccherino. Cosa relativamente “facile” da fare nelle birre a bassa fermentazione, molto più complesso invece per una birra ad alta, con un abv finale così importante. Dichiarano comunque di avercela fatta, imbottigliando un prodotto con una attenuazione pari al 100%: la birra più secca e più leggera al mondo, la presentano così, nella quale sono rimasti soltanto luppolo ed alcool. Una birra particolare, lo dico subito, questa variazione sul tema delle american strong ale, nella quale un primo, inaspettato, “attacco” simil-vinoso spiazza un po’, con la sua asprezza/acidità molto poco gentile. Una birra quasi solida, poco scivolosa e per niente aggraziata: un pugno alcolico, con pochissime varianti gustative ed olfattive, quasi tutte riconducibili alla famiglia degli esteri, che richiedono step gustativi brevi e fittamente intervallati. Nel bicchiere, quando scalda, perde un po’ di quella carica vinoso-aspra con la quale si era fatta conoscere all’inizio, conservando n una linea marginaleuna decisa caratterizzazione astringente data dal luppolo rimasto. Una bevuta “studiata”, nel senso che la Walk on Water non la puoi bere a cuor leggero, bevuta fatta anche per vedre “l’effetto che fa” questa attenuazione portata fino alle sue estreme conseguenze. La riberrei? Si, ma non subito. Fra un po’. 420 le calorie di questa birra: sarà anche la birra più leggera al mondo ….

Molto più light (150 cal.) e molto meno alcolica (5% abv) della Walk on Water  è, infine, la Mikkeller Dim Sum Beer, la seconda birra (dopo la Kiin Kiin) che Mikkel ha brassato “in accordo” con lo chef  dell’omonimo ristorante danese specializzato in cucina thai. Lo scopo è sempre il solito: azzeccare il giusto mix di ingredienti (birrari) per accompagnare degnamente la ricca (di sapori, anche contrastanti fra di loro) cucina di quelle parti. Per la Kiin Kinn Mikkel aveva scelto di “provarci” con lime e limone, per la Dim Sum la scelta è caduta su coriandolo e citronella. Sempre nel regno dell’asprigno e del leggero speziato, quindi, alla ricerca di una scorrevolezza ripulente che interagisca correttamente con i piatti costruiti con così tanta varietà di sapori. La Dim Sum ha un carattere più accomodante della Kiin Kiin, rispetto alla quale ha rotondità più pronunciata e una componente speziata più in evidenza e meglio distribuita. E’ ambrata, ha una testa di schiuma abbastanza ricca e sostanzialemnte cremosa, ha naso screziato di coriandolo e pepe, con la parte floreale dettata dall’uso di citronella più in secondo piano. In bocca è rotonda, all’inizio, e abbastanza cremosa: nel berla, il coriandolo viene fuori con decisione, accompagnato da una nota relativamente citrica di lime-citronella-limone-arancio che accompagna fino alla fine la bevuta. Abbastanza astringente il finale, con la speziatura che permane un po’ troppo a lungo. Non un grande sforzo di immaginazione, la Dim Sum, per gli “usuali” standard di Mikkel, ma non una birra insipida o, peggio ancora, sciatta: è corretta, ha un suo perchè, è coerente all’idea che l’ha generata, anche se non svetta più di tanto. E forse lo scopo era proprio questo ….

 

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