Brooklyn Local 2

Ecco come vorrei che fosse sempre una birra al miele, e/o con il miele: asciutta, elegante, dalla freschezza sostanziosa. Niente di appiccicoso, niente di “smielato”, nessun eccesso zuccherino, con un prolungato “tocco” sostanziato di calore che la raffina, generando uno spettacolare, quasi “definitivo”, piacevolissimo equilibrio. L’incarnazione di tutti questi concetti è la  la Brooklyn Local 2 una delle cinque birre che costituiscono il segmento produttivo della Brooklyn Brewery detto delle Big Bottles   (le altre sono la Brooklyn local 1, la Hopfen weisse, prodotta in collaborazione con la tedesca Schneider & Sohn, la Sorachi Ace, una farmhouse saison monoluppolata con il luppolo giapponese che le da anche il nome e la BAMboozle, una mead beer anche questa addizionata con il miele).

Una bellissima e buonissima belgian dark ale, la Local 2, nella quale lo “spirito” delle birre d’abbazia belghe si re-incarna alla perfezione: 9% l’abv, estremamente ben mimetizzato e perfettamente organico al contesto, molta Europa nelle materie prime (malti German Pilsner e English Chocolate, luppoli Perle, Aurora, East Kent Golding), un IBU neanche troppo pronunciato (21) e sicuramente non aggressivo, due lieviti messi al servizio della buona riuscita del tutto, il Belgian di “casa” Brooklyn per la fermentazione primaria, lieviti da Chamapagne per la fermentazione secondaria. E miele millefiori, dicevo, proveniente dalle arnie di un piccolo produttore artigianale dello stato di New York, al quale vengono poi affiancati anche zucchero candito belga e bucce di arance dolci. Le bucce d’arancia si ritrovano alla fine della bevuta, assieme a note leggermente terrose, bevuta alla quale danno la definitiva, piacevolissima caratterizzazione ruvidamente agrumata. Facendo un passo indietro, la Local 2 colpisce subito per la sua splendida vitalità: pur avendo 2 anni di bottiglia alle spalle e pur essendo prossima alla sua naturale scadenza (feb 2013), la birra si è rivelata viva e vivacissima, con una proprompenza aromatica e gustativa che hanno fatto fin dall’apertura della bottiglia bella mostra di sè. Marrone ma non cupa,  luminosa anche nella sua parziale “oscurità”, regala subito un bel cappello di schiuma scoppiettante, di un bianco leggermente screziato, e una vivacità olfattiva che evade prontamente dal bicchiere: una bella speziatura da lieviti, la classicità aromatica dei luppoli continentali, un leggero “terroso” asprigno attribuibile, penso, all’uso del miele. Colpisce ulteriormente, in questa birra, la sua frizzantezza, che definire vivace è un eufemismo: attacca bocca e palato da tutte le parti, pizzica e si muove a strattoni, senza mai oltrepassare l’unico, necessario confine: quello della bevibilità. La frizzantezza è, in questo caso, caratteristica e non accessorio, elemento costitutivo necessario e non artificio produttivo più o meno scappato di mano. Distribuisce con vivacità e omogeneità robustezza maltata e asciuttezza mielata, il luppolo la cavalca con saggezza; bocca e palato ringraziano, alla fine, per la sferzata fresca e pungente che è capace di regalare. Una birra elegante, anche nel suo packaging, una birra completa, una birra che soddisfa completamente. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 9% abv; © Alberto Laschi

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