Il paese dei balocchi …

… enogastronomici. Lo confesso, la nuova sede di Eataly di Roma, con i suoi 18.000 m², mi ha fatto proprio questo effetto: uno sterminato, fantasamgorico, poliedrico, multifunzionale paese dei balocchi (per adulti). Ci sono andato la domenica, una volta esaurito il tour birarario nel triangolo “speciale” di Birre sotto l’albero, attratto dalla novità e curioso di testare di persona la “misura” del progetto e l’efficacia/fruibilità della sua realizzazione (vista dalla parte dell’utente, ovviamente).

Prima impressione: il tutto è davvero big, big, big, molto very big, con alcune zone nelle quali gli spazi sono davvero risicati e altre nelle quali, invece, la fruibilità è decisamente migliore. Un po’ complicati sono gli spostamenti interni fra i vari piani (3 più il superattico), con i carrelli che limitano un po’ la mobilità e dilatano i tempi, vsito che te li puoi portare dietro solo in ascensore, e non sulle scale mobili. Il tutto, ovviamente, ingolfa i pur velocissimi ascensori, presi d’assalto, negli orari di punta, da una gran  Eataly-Piadina-fratelli-Maiolimassa di gente. Geniale, perfettamente funzionale e funzionante la modalità di ordinazione delle cibarie: ti siedi, occupando il tavolo, vai alle casse e ordini indicando il numero del tuo tavolo, dove poi ti portano tutto (o quasi) quello che hai ordinato. L’ottimizzazione dei tempi è perfetta. Detto questo, una volta che riesci a capire come funziona il tutto e ti butti a capofitto nel tourbillon, il tour può diventare davvero una “giostra”. Un consiglio? Avere una strategia previa: in base alla quantità di tempo che uno ha a disposizione, scegliere gli obiettivi e andare dritti al punto, cercando di non lasciarsi “distrarre” dalle tentazioni (che sono, peraltro, innumerevoli). Di imperdibile, la prima volta, a occhio e croce e a parer mio? Stand della Piadina Romagnola tutta la vita: mai mangiata una piadina migliore di quella mangiata a Roma per fragranza “saporosità” e, soprattutto digeribilità, che si è rivelata quasi istantanea. Se uno non si auto-impone il limite, sono come le ciliegie … una tira l’altra. Ottimo il gelato di Lait, il “gelato alla spina” mantecato al momento che fa della cremosità (relativamente a discapito del gusto) il suo punto di forza. Sterminata la sceltà fra i caffè/cappuccini in tazza, con una lista di miscele torrefatte quasi smisurata. L’ho visto, non ci sono stato, ma mi ci sarei voluto fermare (a lungo): il ristorante con menù al tartufo. Prezzi non esagerati, bella varietà di proposte, ambiente raccolto e tranquillo, perchè posto ai margini dei flussi di passaggio. Pizza ok, molto simil-Eataly di Torino, ricca e misurata nei costi la proposta dei primi, interessante la proposta dei panini, gestita dal fiorentino ‘Ino (non ho trovato però, a Roma, la carciuga, l’invenzione culinaria che lo ha reso famoso a Firenze).

Questi gli “imperdibili” della prima volta”. Mi sono poi baloccato una buona mezz’oretta a guardare come fanno la mozzarella di bufala “in diretta”, abbuffandomi, poi, della goduriosissima (nonchè abbastanza pesante da digerire) stracciatella di  eatalymozzarella, della quale diventa davvero difficile fare a meno, una volta assaggiata. E poi mi sono tuffato nello spazio-birra. Un po’ tristanzuolo il reparto – produzione, relativamente minimal, seppure in rame lucido e lucidato; grande la disponibilità di birre in bottiglia suggli scaffali, sui quali, oltre ai soliti noti, c’erano anche molti prodotti di birrifici meno noti e, mi è sembrata, abbastanza radicati nel territorio laziale. Non esagerati i prezzi, ma la scelta non era poi così sterminata. Alla spina: finalmente, ad Eataly, non solo in birreria ma anche dalle altre parti, non c’era la “solita” Forst a monopolizzare le spine. Monopolio sostituito, statisticamente, da un duopolio (Baladin + Birra del Borgo), con l’incursione/intrusione delle birre prodotto in loco da Brooks Caretta, che sta ripetendo a Roma mil percorso lavorativo già impiantato a New York, nell’altra sede-monstre di Eataly. Qualcosa si è bevuto anche lì, ovviamente: prodotti corretti e puliti, quelli che escono dal birrificio interno, ai quali però manca un pochino di Dogfish-Head-Indian-Brown-Ale-570x349scintilla. Assaggiate mild, golden ale e ambrata, e ci siamo arrischiati anche sulla wheat ale (quella prodotta con mango e cocomero, se non ricordo male), nella quale una decisiva dose di extra-luppolo ha salvato capra e cavoli (produttivi). Beccata in frigo una birra di Dogfish Head alla quale abbiamo necessariamente fatto la festa: era la Indian Brown Ale, un classicone di casa-Calagione, in produzione fin dal 1999. Una birra a 1/3  fra una scotch ale e una browna ale di stampo americano, cobn  la stessa mdfalità di luppolatura in continuo usata per la 60 e la 90 minute ipa di casa. Una birra che non mi ha colpito più di tanto, devo dire, a causa di una luppolatura ormai esausta che lasciava un po’ troppo campo alla componente maltata, la cui deriva “caramellosa” rendeva più ragione ad una tiutpizzazione da scotch ale che da brown ale. Un cross over che forse ha voluto volare un po’ troppo alto e che, come spesso succede quando l’obiettivo è complicato,  non raccolgie tutto quello che si è voluto seminare.

E poi, il tempo della ricreazione è finito: la campanella ha suonato e si è dovuto fare armi e bagagli per riprendere la via di casa. Ovvimante tutto non si è visto – assaggiato, che è poi la scusa perfetta per poterci tornare (fra l’altro, l’accoppiata Italo – Eataly Romna è davvero perfetta nella sua funzionalità): obiettivi per il secondo round, la Friggitoria dei fratelli Torrente da Cetara, il laboratorio di pasticceria di Luca Montersino e la cioccolateria Venchi, nel cui bancone era incastonata una stupefacente spina che mesceve in continuo … cioccolata, appunto alla spina. Poi a Eataly è arrivata anche la Peroni, cosa che ha fatto storcere il naso a molti : ma business is business (come avevo già scritto in precedenza), come si suol dire. Magari, quello sì, non è necessario arrampicarsi sugli specchi per “giustificare” pubblicamente  certe scelte per farle “digerire”: non è che il cervello tutti l’abbiano buttato all’ammasso … E comunque, a Eataly e a Roma ci ritorno, di sicuro.

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