Levarsi la sete

Sembrerà strano, ma dopo tanto bere per giudicare, ad uno dopo un po’, viene la voglia di bere per “levarsi la sete”: e a Rimini, al sabato, con l’apertura del salone RHEX, la possibilità di levarsela, la sete, non è certo mancata. Il rito prevede un primo approccio scientifico/statistico: ti fai un paio di giri nel “recinto” , studi la disposizione dei birrifici (per orientarsi “dopo”) ma, soprattutto, studi e cerchi di memorizzare l’offerta birraria in modo da farsi un elenco delle priorità degustative. Poi parti  brewfist ptrolall’attacco, cercando di non perdere il filo. L’offerta era ricca e variegata: io mi sono mosso lasciando per ultimo un eventuale “ripassino” del già conosciuto e privilegiando, com’è ovvio e necessario, l’esplorazione delle novità e del non conosciuto. Partenza da Brewfist: dopo il caffellatte della colazione, la botta da stramazzo della Green Petrol, la nuovissima black ipa di Pietro di Pilato & Co., infustata solo pochi mgiorni prima di Rimini. Una birra spettacolare, balsamica, correttamente luppolata e “arrostita” al punto giusto, con il mozaik che le conferisce una grande personalità fruttata: se fosse stata presentata in concorso, anche la 2 di picche di Menaresta avrebbe avuto il suo bel da fare per primeggiare. Grande birra, davvero. Dalla estrosità alla classicità: la Czech Norris, sempre di Brewfist, una Imperial Pils fasciata di Saaz, che primeggia sui tre malti impiegati (Pilsner, Carapils e Munich). Alcool in evidenza (7%), amarezza pronunciata (40 ibu), grande secchezza, perfetta aderenza allo stile: bellamente arrogante. Da un big ad un  altro, da Brewfist a Toccalmatto. Due le birre nel mirino, la Big Lager e la Tabula Rasa. La prima è brassata in collaborazione con gli svedesi di All In Brewing, una Imperial Lager con abv da 7,5%, per la quale sono stati impiegati luppoli Citra, Nelson Sauvin e Stella. La sua parola d’ordine? Bevibilità estrema, nonhelles diabloostante la gradazione “imperiale”: va giù che è un piacere, fresca e frescheggiante, mai arrogante nella luppolatura, mai scarsa nella sua necessaria consistenza maltata. Altra prova d’autore di Bruno Carilli, che si è “divertito” a fare anche una birra “certificata” con attenuazione al 100%: una saison, la Tabula Rasa, se non mi ricordo male dall’abv del 5%, relativamente luppolata, dalla personalità ovviamente meno pronunciata della Big Lager, ma che non si perde nei meandri della sperimentazione fine a se stessa. Fresca, leggermente agrumata, realtivamente speziata, abbastanza watery, molto beverina, anche questa. Dopo aver assaggiato con scarsa soddisfazione la Negra 2.0 del Birrificio Italiano (dalla personalità un po’ troppo sfuggente e non molto convincente), aver bevutoto la Boogeyman di Almond22 (una imperial porter, molto, molto impegnativa) e fatto un ripassino della Perle ai Porci di Birra del Borgo (la stout alle ostriche che non mi è sembrata in formissima) passo dai Fratelli Cerullo dell’Amiata, dai quali mi lancio nell’assaggio della nuova birra, brassata in collaborazione con Croce di Malto: la Helles Diablo, nella quale il peperoncino recita la parte del leone, sia al naso che al palato. Birra estrema, ma non esasperata, che incuriosisce e diverte, con la sua ben riuscita alternanza fra luppolo e sensazione piccante, dalla buona attenuazione. L’unico difetto, quando la lasci riscaldare troppo nel bicchiere, perde di freschezza e diventa preponderante la sensazione piccante/erbacea del peperoncino. Da bere tutto di un sorso, dunque. Attraverso la … strada e capito dai ragazzi del Birrificio del Forte, che mi fanno assaggiare la loro nuova creazione, la Regina del Mare, una belgian ale dal bel colore tonaca di frate e dalla gradazione alcolica non banale (8% abv), ricca di frutta secca (fichi, datteri), caramello, sostenuta da una delicata speziatura e caratterizzata da una bevibilità davvero ben riuscita. Ultima, ma non ultima, una spettacolare Luna Rossa che Giovanni del Ducato mi ha spillato  a pompa: una birra suprema, che regala ogni volta che l’assaggi ricchezza, complessità, armoniosità image002sempre diverse e sempre al massimo. La spillatura a pompa, poi, la “confeziona” alla perfezione.  Queste le birre che mi ricordo “meglio”, come ben mi ricordo di alcune delle birre “transitate” sul mio tavolo al venerdi sera. L’ Etrusca del Baladin, la versione di Teo della birra brassata a 6 mani con Leonardo di Birra del Borgo e Sam Calagione di Dogfish head: esagerata nella sua “sperimentazione”, quasi un idromele, spinta esageratamente sul versante della asprezza. Non mi è piaciuta per niente. Come invece era impossibile non levarsi il cappello di fronte a due bottiglie di Terre e Lune che “parlavano” da sole (fra le due, un capellino più “avanti”, per me, è Terre) e ad una bottiglia di Xyauyu classic version, che è da sempre una grandissima birra. Piacevole o poco più la bitter del Piccolo Birrificio Clandestino, sempre in forma Bitter Ale e Golden Ale della linea delle BIA, un paio di birra del BirrOne non particolarmente in forma e la Prius di Sibter Himmel, una golden ale ben fatta, ma non stupefacente. E infine la O.G. 1085 Pedro Fontenez del Carrobiolo, una belgian strong ale da urlo (una delle migliori birre bevute a Rimini) e che si merita un post a parte.

Detto che va reso onore e merito a MoBI per l’impegno profuso nella traduzione e pubblicazione del fondamentale testo di Randy Mosher Degustare le Birre e detto che mi sono perso con molto dispiacere l’interesante (presumo) session degustativa (organizzata sempre da MoBI) di Kuaska sulle session beer italiane, l’ultima cosa da dire è che Gino e le sue birre di Foglie d’Erba stanno “tornando”: è quasi tutto a posto, ed è un grande piacere dirlo.

Ops! dimenticanza imperdonabile. Il “giocattolo supremo” di Alex Liberati: un banco spine a 30 (40, 50, boh …) vie su ruote, piazzato in un angolo, con tutta o quasi la produzione di Revelation Cat. La divinità dei dispenser, mi verrebbe da dire, che avevo già visto, in altra versione al Festival di De Molen e che, ritrovandoselo di fronte, fa sempre il suo bellissimo effetto. Ne voglio uno così da mettere nel giardino di casa mia. Pieno. Birre assaggiate? Tante, molte quelle ben fatte, ma ne parlerò un’altra volta; quella che mi è piaciuta di più? Un lambic invecchiato in botti di Pineau.

One Response to “Levarsi la sete”

  1. Mattia

    Torno a commentare dopo un po’ di assenza.
    Sono stato a Rimini ieri, ultimo giorno, per godermi con la maggior tranquillità possibile le bevute e le eventuali chiacchiere agli stand.
    Concordo in pieno, per quel che vale, su quanto detto a proposito di Green Petrol (Brewfist) e Regina del Mare (Del Forte): entrambe mi hanno piacevolmente colpito.
    Per quanto riguarda la Negra (Italiano) non sono d’accordo: io l’ho trovata ben fatta e di facile beva, il che per me è sempre buona cosa. Ottima come sempre la Cassissona, birra che adoro.
    Altre due birre che mi hanno soddisfatto sono state la Castigamatt (Rurale) e la King Kong (Emiliano), che non avevo mai bevuto.
    Deluso invece dalla premiata Charlotte (Biren) che ho trovato anonima, facile da dimenticare.
    Nota dolente della giornata: la nuova IPA di Bad Attitude, di cui non ricordo il nome. Alla richiesta di un assaggio mi sono visto consegnare praticamente una mezza pinta. Poi l’ho portata al naso e ho capito il motivo di tale generosità: diacetile come se piovesse, roba che un panetto di burro in confronto è insapore. Impresentabile.

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