Le Revelation Cat’s Beers

Il gipsy brewer nostrano ha trovato casa, un po’ lontano … da casa (2500 km.), ma pur sempre “casa”. Lo “certifica” Ratebeer, che per ogni birra del nuovo corso del birrificio italiano trasferitosi all’estero recita Brewed by Revelation Cat Craft Brewing.  Nuovo corso che si “aggancia” almeno in parte, al “vecchio”, visto che le proprie birre, Alex Liberati, se le fa ancora nel Kent, alla Ramsgate Brewery, con la quale condivide gli impianti di produzione, ai quali affianca impianti di post fermentazione ed  Logo revelation-cat-420imbottigliamento propri. Scelta che appare ormai definitiva per il romano giramondo, che inizia a produrre sotto l’egida del marchio Revelation Cat dal 2009, dopo aver aperto nel 2007 la Brasserie 4:20 e nel 2008 Impexbeer. Ce l’hanno spinto, in UK, i costi e la burocrazia italiani, dice Alex: troppo tempo, in Italia, per poter avere qualsiasi tipo di licenza, livelli di tassazione inverosimili, costo del personale alle stelle. Niente di tutto questo In Ighilterra: per questo c’è andato/rimasto; per questo produce là le sue nuove 15 birre  (il nucleo “stabile, alle quali si aggiungeranno più o meno occasionalmente altre produzioni speciali). Tutte (o quasi) delle bestie luppolate come piacciono a lui, tutte prodotte con un solo ceppo di lievito, amichevolmente chiamato Mario, sviluppato (sulla base del WLP001 e del Us05) da Alex e da altri birrifici made in UK,  gelosamente e accuratamente custodito in banca. Non le ho assaggiate tutte e 15, le “nuove”, ma una idea me la sono fatta, assaggiandone qualcuna. L’idea è che il luppolo la fa davvero da padrone in tutte le birre che ho assaggiato, ma non spadroneggia: chi lo ha scelto e gestito (il birraio ovviamente) gli ha lasciato briglia sciolta quando c’era da perseguire la netta, massiccia impronta amaricante, e lo ha dosato con fresca leggerezza quando il concetto da perseguire era quello della session beer, dimostrando, in entrambi i casi, “padronanza” del mestiere. Qui di seguito una “specie” di classifica di gradimento delle birre di Alex che fino ad oggi sono riuscito ad assaggiare.

revelation cat completo

  • Dry Hop Thriller: la più ruffiana, la più beverina, la più frescheggiante, una session beer con i controfiocchi. Adeguata l’alcolicità di questa apa (romana): l’abv di 4,7% la sostiene senza sterzarla. Asciutta e frizzante, decisamente carbonata con tanta frutta (albicocca) e un po’ di limone al naso e una drinkabilità fresca e liquida che la sostiene fino alla fine. Un luppolo arioso e mai mordace ne movimenta e ripulisce in continuum la beva. Splendida
  • Take my AdWeisse: una wheat ale, più che una weisse, con una punta di acidità data dal frumento che ben ci sta; delicatamente frescheggiante, liquida quanto “deve”, con una luppoltaura relativamente distante dallo stile (?) di riferimento. Intrigante, curiosa, sbarazzina, da tanta tanta soddisfazione e, soprattutto, si fa ricercare da subito. Assieme ad una alcolicità anche in questo caso ben calibrata (4,5% abv), alcune note finali di chiodo di garofano, e un’idea di banana che ti riporta un po’ in Germania, ma nella Germania di Alex …
  • F.R.E.S.H.: una delle ipa della scuderia anglo-romana, delicatamente amaricante. Ti aspetti la botta che poi ti stramazza, e invece la birra riesce sempre a fermarsi prima del limite, in medietas. Luppoli continentali (made in Uk e made in Germany, quest’ultimi freschi), abv da 7%, asciuga ma non prosciuga e come le prime due birre che ho ricordato, acchiappa, solletica, diverte. Succose note erbacee che si alternano con una marcata terrosità di fondo, che non raspa nè si rivela troppo ruvida, buona carbonazione e corpo più che equilibrato.580867_622484661112083_1577679139_n
  • Double Dialer: si sale di grado (8% abv) e di categoria (imperial ipa) con la Dialer, che non si vergogna certo a mostrare tutto il proprio impianto luppolato. C’è tutta, non è tanta nè troppa, e anche la componente maltata, pur non nascondendosi, non “impasta” troppo. Pungente, tanto agrume e tanta resina, un’amarezza davvero pronunciata che non si estingue se non dopo molto tempo. Una imperial ipa davvero, in stile, senza essere eccessiva nè estrema.
  • HopAddendum: Intense West Coast Style IPA, così la descrive il birraio. E’ secca, tanto secca, asciutta fin quasi al limite, molto più caratterizzata della FRESH con la sua amarezza a tappeto. Poco, pochissimo malto, tanto, tantissimo luppolo, fresca ma non proprio freschissima, più impegnativa nella beva nonostante un abv (6%) scarno e non pervasivo. Ti leva la sete a schiaffi (luppolati)
  • Bombay Cat: una Black Double IPA classica, anche qui in quasi perfetto Californian style. Una fraccata di luppolo, una importante struttura maltata, un abv ponderoso (9%) che la rendono birra quasi da meditazione. Un po’ sciropposa, con i luppoli che fanno, in questo caso, più da attore di spalla che da attore protagonista. Non una birra da bere a secchiate, anche se le si deve riconoscere una pressochè perfetta aderenza allo stile.
  • Hop Animal Double Double Ipa: l’unica davvero “troppa”. Troppo alcool, non egregiamente distribuito, tanto caramello, una luppolatura un po’ “sfiammata” che non riesce a sterzarla e a primeggiare. Poca frizzantezza, quasi liquorosa, simil-solida, tanto che ero più propenso ad accostarla ad una barley wine che a quello che in realtà è, una imperial ipa da 13% abv. E’ troppa per me

Fin qui quello che ho bevuto; me ne mancano ancora molte, da assaggiare, comprese quella Black Night giudicata dai raters di ratebeer la miglior birra italiana del 2012. C’è tutto il tempo ….

 

3 Responses to “Le Revelation Cat’s Beers”

  1. Angelo Jarrett

    Eppure su tassazione ed accise questa infographic dice il contrario…

  2. Lupi

    Condivido quasi totalmente la tua classifica, la vera sorpresa secondo me è la Take MyAdweisse, una delle birre più godibili che ho provato ultimamente…
    La leggera acidità gli dona una freschezza che sommata a quella dal luppolo la rendono davvero eccezionale. Uno “jar” te lo scoli in 3 sorsi 3.

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