Anche qui c’è un peschereccio

Non ci sono solo i Brewdog: anche i Rogue, per una loro birra, hanno tirato in ballo la marineria. Gli scozzesi ci hanno provato “di persona”, caricandosi su uno dei loro pescherecci un po’ di barili della loro Atlantic Ipa,

portata a spasso per un tot di mesi in giro per i mari tempestosi del Nord e poi messa in quelle bottiglie rivestite a festa dalla splendida label disegnata da Johanna Basford

I Rogue invece, con la loro Captain Sig’s Northwestern Ale non si sono “imbarcati” su nessuna avventurosa beer-boat, ma sempre alla marineria si sono ispirati; difficile non farlo, comunque, visto che la loro base operativa è Newport, il principale centro d’addestramento della United States Navy e sede per anni delle regate di Coppa America.  Questa loro indian red ale è infatti esplicitamente dedicata ai fratelli Hansen (Sig, Edgar e Norman), proprietari/marinai di uno dei quattro pescherecci protagonisti di Deadliest catch (Pesca estrema), un documentario/reality show prodotto per Discovery Channel. La vita a bordo di tutte e quattro queste navi da pesca è raccontata per immagini durante la stagione di pesca (ottobre-novembre) del granchio reale nel mare di Bering (Alaska e dintorni) e della granseola (gennaio-marzo). Una vita dura, la loro, che, nella logica rogue captain sig 2 tipicamente “Rogue”, ha fatto di questi pescatori i rogues del mare, canaglie nè più nè meno come quello che “albergano” nel birrificio di Newport. Una vita avventurosa che ha attirato così tanto l’interesse e l’ammirazione dei birrai americani, che oltre a dedicare alla loro esperienza lavorativa questa birra, ha convinto John Maier & Co. a sterzare una parte dei proventi derivati dalla vendita della birra stessa nel Fondo di Assitenza dei pescatori stessi. Bella la storia (perchè moltissime birre HANNO una storia), apprezzabile l’intento filantropico, molto meno convincente (per me) il prodotto. L’ipa che non avrei voluto bere (la colpa è mia, l’ho comprata un po’ ad … occhi chiusi): limacciosa, consistente, pesantemente caramellosa, poco luppolo e neanche tanto raffinato, sensazioni amaricanti solo in ordine sparso. “Bella” è “bella” nel suo colore rosso rubino, profondo, ben fatto; troppo consistente, però, per i suoi “soli” 6,2° alcolici, riempiti un po’ troppo dalla forza dei malti usati (2 row, munich, carastan e chocolate), poco attenuati dalla triade di luppoli Amarillo-Cascade-Perle impiegata per amaricarla. Gli ibu dichiarati sono 80, ma, nella sostanza della birra, sono più che rarefatti, episodici e mai persistenti, se non nella progressione relativamente amaricante del finale. Lascia una sensazione palatale realtivamente appicciosa e un ricordo non troppo bello di sè; ma magari mi sbaglio io, ed è perfetta (quando è in forma, spero) per abbinarla a granchi e/o granseole, quelli pescati dai pescatori estremi ini Alaska. Lo spero per loro.

Una storia diversa, e relativamente più a lieto fine è quella di un’altra birra delle canaglie di Newport, la Rogue Dry Hopped rogue-dryhopped-redSt. Rogue Red Ale, “dedicata” ad un toro e ad una farm dell’Idaho (la Snake River Farms di Boise). Il toro si chiama (o chiamava?) Fukutsuru, è della pregiatissima razza di tori giapponesi Wagyu ed è (o era?) uno dei tori da monta di questa razza più apprezzati, premiati e ricercati negli USA. Questa red ale rotonda e relativamente beverina con i suoi 5,2° alcolici ben misurati è birra che, a detta di chi l’ha prodotta, è la compagna di tavola perfetta per la carne di manzo ricavata dalle varie mucche “prodotte” grazie all’intervento (il più delle vole indiretto) del buon Fukutsuru. E la cosa “mi torna”: rotonda senza essere troppo robusta, con una nota di caramello relativamente tostata, molto pulita e prosciugnate nel finale grazie al dry hop che vede coinvolta la triade Perle-Centennial-Chinook, accompagna, asseconda e sterza a dovere un bel piatto di carne cotto sulla brace. Non ha quella (spiacevole) nota affumicata che a volte si ritrova nelle birre “rosse”, ha un bel naso nel quale caramello ed esoticità non si disturbano a vicenda, e ha quel bellissimo cappello di schiuma nel quale è un piacere affondare naso e  labbra. Una bella bevuta, davvero. Alla salute di Fukutsuru …..

 

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