Retorto

La colpa, o il merito, è anche questa volta di Ratebeer. Prendi le classifiche che ogni anno vengono partorite, spulci quelle del 2013, via a leggerti quella nella quale vengono elencati la miglior birra, il miglior birrificio e il miglior birrificio emergente di ogni logo retortopaese censito e, accanto a Toccalmatto (miglior birrificio italiano) e alla Revelation Cat Black Night (miglior birra italiana) ci trovi il nome del miglior birrificio “giovane” in Italia: Retorto, con sede a Podenzano (pochi chilometri fuori Piacenza). Il deus ex machina del birrificio è Marcello Ceresa, che dopo le precedenti esperienze lavorative svolte in un brewpub (Docks) e, soprattutto, a Toccalmatto (dove formava con Alessio Allo Gatti e Bruno Carilli il team produttivo del birrificio di Fidenza), decide (era il 2011) di mettersi in proprio, dando vita (assieme ai fratelli Monica e Davide) al progetto Retorto. Fatto di una sala di cottura da 12 hl. (inaugurata ufficialmente il 19 maggio 2012), che gli permette di produrre birre per sè ma anche per conto terzi,  un impianto abbastanza grosso per gli standard provinciali (dice Marcello), configurato per riuscire a gestire bene le varie fasi della produzione anche con poca marcellomanodopera. Quattro le birre prodotte inizialmente su quest’impianto (Morning Glory, Daughter of Autumn, Latte Piu’ e Krakatoa), che hanno fatto il proprio debutto sulla scena birraria italiana nell’edizione 2012 dell’ IBF romano, alle quali si sono poi aggiunte  Black Lullaby e Teen Spirit. Ed è stata proprio la Black Lullaby a far fare al birrificio piacentino un ulteriore balzo in avanti nella considerazione generale: la nuova belgian dark strong ale di Marcello si è aggiudicata recentemente il Campionato Italiani Birre Artigianali (organizzato da ADB) per il 2012, precedendo, nella classifica finale la Magut del Birrificio Lambrate e la  Due di Picche  di Menaresta. Un altro bel risulatto per il giovane birraio piacentino (laureato in Tecnologie alimentari presso l’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza), la conferma della giustezza delle proprie scelte produttive, concretizzatesi ina una gamma di birre molto caratterizzate, di qualità, e non estreme, con l’obbligo (dice sempre Marcello) di restare comunque beverine.

Incuriosito da tutto ciò, mi sono buttato alla ricerca (e alla bevuta) delle birre di Retorto (nome che richiama la toponomastica della valle e rappresenta un mondo fantastico in cui le singole birre costituiscono i figuranti), e due le ho beccate. La prima è stata la Morning Glory, l’apa di casa, 5,6% abv e 40 IBU, nella quale la luppolatura americaneggiante gioca con efficacia le proprie carte, senza per questo gigioneggiare e/o eccedere. Fresca ed efficacemente beverina, disseta a modo e maniera con il suo profilo amaricante delicato e diffuso, stringendo relativamente all’angolo una maltatura comunque corretta e sostenibile. Lascia un po’ di asciuttezza erbacea nella sua corsa finale, quella “giusta” , perfettamente coerente con tutto quello che è “successo” prima. Più “spinta” e haandbryggeriet fareweeldecisa la Krakatoa, un’indian pale ale nella quale l’America non solo si affaccia alla finestra, ma, si potrebbe dire, occupa tutto il balcone. Più spinta sull’amaro (gli IBU in questo caso diventano 75) e anche la percentuale alcolica si fa un po’ più marcata (6,5% abv): relativamente agrumata al naso e al palato, non molla facilmente palato e paille, condizionati a lungo dall’impronta amaricante che la birra lascia senza nessuna esitazione. La sua ricchezza e la compiutezza di questa birra stanno nel fatto di non debordare mai: carattere deciso, profilo nettamente delineato, ma nessuna esagerazione. Ben riuscito il mix fra luppoli continentali e non, piacevolmente torbida, arricchita da un bel cappello di schiuma che non decade con troppa rapidità. Accattivante, direi. In attesa di poter raccattare anche la Black Lullaby, dico fin da ora che Retorto convince, che Marco Ceresa ci sa indubbiamente fare, e che il futuro, per il birrificio piacentino, non può che apparire convincentemente positivo.

 

One Response to “Retorto”

  1. Patrick Bateman

    Io vado un po’ controcorrente e dico che, in tutta sincerità, sulle birre di stampo oltreoceanico non è che Retorto mi abbia convinto molto. La Morning Glory è fondamentalmente una birra in stile, fresca e beverina come dici, ma anche rozza; facendo un termine di paragone geograficamente non molto distante, io la colloco più in basso di una Ligèra di Lambrate – anch’essa non il massimo che lo stile possa offrire, ma sicuramente più pulita e più valida nel panorama italiano, per intenderci. Sulla Krakatoa invece tendo verso il negativo, riscontrando la scarsa capacità comune a molti(ssimi) birrifici italiani nel sapersi cimentare decentemente con le IPA: malto troppo attutito, amaro poco coeso al profilo generale. E poi il colore: sì, d’accordo, “rossa”, “chiara” e “scura” non vorranno dir niente, ma se una IPA tende quasi al marrone forse qualcosa non è andato proprio per il verso giusto…

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