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	<title>inbirrerya &#187; Birrerie</title>
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		<title>Sono tornate!</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 06:14:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Marie-Noelle Pourtois</em> e suo marito <em>Pierre-Alex Carlier</em> dovevano venire, con le proprie birre, al <a href="http://www.inbirrerya.com/category/villaggio/villaggio-2008/"><strong>Villaggio della Birra </strong>del<strong> 2008</strong></a>: tutti li aspettavano, ma un intoppo dell’ultimo minuto li costrinse a dare forfait. E anche le lo birre, da sempre <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/blaugies-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11900" title="blaugies 1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/blaugies-1-300x200.jpg" alt="" width="194" height="129" /></a>presenti nel catalogo di <a href="http://www.birrerya.com/"><strong>Birrerya</strong>, </a>da allora sono mancate. Per fortuna il filo si è riannodato, e le birre di <a href="http://www.brasseriedeblaugies.com/"><strong>Blaugies</strong> </a>sono tornate: è come se una tradizione di famiglia si fosse ripristinata. La stessa tradizione di famiglia che <em>Marie-Noelle</em> e <em>Pierre-Alex</em> hanno riacceso, ritornando a brassare nel <strong>1987</strong> a <em>Blaugies</em>, il loro piccolo villaggio nell’est dell’<em>Hainaut,</em> a poche miglia dal confine francese. L’impianto di produzione è stato messo nel garage della casa colonica di famiglia, con un grande sviaggio di trattori che spostano da una parte all’altra birre e scarti di produzione. Le birre, tutte “tradizionalmente” ruvide, rustiche e “saporite”, sono arricchite dall’uso del lievito della <strong>Dupont</strong>; le ricette, seppur pa<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/blaugies-2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11901" title="blaugies 2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/blaugies-2-300x200.jpg" alt="" width="215" height="143" /></a>rzialmente rivisitate, sono quelle della nonna di Marie, discendente del famoso brigante <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Antoine-Joseph_Moneuse"><em>Antoine-Joseph Moneuse</em>, </a>vissuto a inizio secolo in questa zona. Un birrificio nella campagna, un birrificio di campagna, una <a href="http://picasaweb.google.com/115503942039282979808/Blaugies?gsessionid=Ux130QvXxQT8S5A4RaBjyw"><em>farmhouse</em> in piena regola:</a> per questo le loro birre, usando un termine tecnico anglofono, si potrebbero perfettamente definire delle vere e proprie <em>farmhouse ales</em>. Artigianalità (sono “solo” <strong>700</strong> gli hl. prodotti all’anno) e armonia produttiva le stesse che si respirano al ristorante di famiglia <a href="http://www.petitfute.be/restaurants_/le-fourquet-blaugies"><em><strong>Le Fourquet</strong></em>, </a>gestito da <em>Cedric</em>, uno dei due figli di <em>Marie-Noelle</em> (l’altro,<em> Kevin</em>, la affianca nella produzione birraria), uno dei migliori e più caratteristici ristoranti dell’<em>Hainaut</em>, posto proprio davanti al birrificio (ci si mangia da dio, ve lo assicuro).</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/bluagies-birre.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11902" title="bluagies birre" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/bluagies-birre-300x195.jpg" alt="" width="244" height="159" /></a></p>
<p>Sono rientrati nel magazzino di <strong>Birrerya</strong> tre dei loro quattro prodotti (manca solo <em><strong>La Moneuse</strong></em> versione natalizia) e subito sono stati “testati”, per verificarne la continuità, o la eventuale discontinuità, con il passato. Primo e definitivo verdetto: la mano santa c’è sempre. <em>Marie-Noelle</em> (e <em>Kevin</em>) hanno mantenuto più che stabili le prerogative del loro modo di produrre: grande effervescenza (che, a parer mio, non è un difetto, ma una caratteristica), lievito vivo e piccante, luppolatura non troppo marcata, freschezza, immediatezza, e una “texture” ruvida e granulosa, che te le fanno riconoscere fra tante. Tutte e tre, indipendentemente dal momento in cui ti arrivano fra le mani, ti danno l’impressione di essere state imbottigliate pochi giorni prima, proprio per te.  <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/01/la-moneuse.html"><em><strong>La Moneuse</strong></em></a>, quella dedicata all’antenato brigante, è il <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/blaugies-3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11906" title="blaugies 3" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/blaugies-3-300x200.jpg" alt="" width="236" height="157" /></a>top della gamma: più accomodante delle altre due, è rotonda e morbidamente delicata, con note di lievito e malto (con una punta di miele) che la fanno decisamente sterzare dopo un attacco iniziale tipico da saison. Poco astringente, molto meno della <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/01/saison-depeutre.html"><em><strong>Saison D’Epeautre</strong></em></a>, la più esuberante, effervescente e asciutta delle tre. Il farro le conferisce una bella variabile watery, dopo che ti è esplosa nel bicchiere con la sua effervescenza e la sua schiuma invadente; l’evoluzione la conferma nel suo stato di grazia secco e rasposo, che lascia dietro di sé terra bruciata e sete azzerata, con una decisa nota acida/muffata nel finale, molto “da cantina”. La stessa acidità che si rivela molto più spiccata nella <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/01/darbyste.html"><em><strong>Darbyste</strong></em></a>, la più “difficile” fra le tre: “dedicata” a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Nelson_Darby"><em>John Nelson Darby</em></a>, religioso irlandese del <strong>XIX</strong> secolo, leader del movimento dei <em>Fratelli di Plymouth</em> e fondatore della teoria teologica del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dispensazionalismo"><em>Dispensazionalismo</em></a>, è brassata con grano e succo di fichi, che dà alla birra una vera botta di astringenza. E’ citrica, aspra sia all’aroma che al palato, dà quasi l’impressione dei brettanomyces all’opera. Prosciuga lingua e palato, già precedentemente strapazzati da una carbonazione più che marcata. Sicuramente la meno ruffiana delle tre; sicuramente la più particolare.</p>

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		<title>Un circo, una squadra di calcio, tre birre</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 22:01:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Un “grido di battaglia” (calcistica) e il nome di una serie di birre (tre) della <strong>Van den Bossche</strong> (e per essere precisi, anche il nome di una brewery americana californiana): <strong><em>Buffalo</em></strong>. In tutto questo c’entra davvero <em>Buffalo Bill</em>, e il circo, in Belgio. La squadra di calcio in questione è la <a href="http://www.kaagent.be/"><strong>Koninklijke Atletiek</strong><strong> Associatie Gent</strong></a> (<strong>Royal Athletic <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/KAAGent_logo_display_image.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-9709" title="KAAGent_logo_display_image" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/KAAGent_logo_display_image-243x300.png" alt="" width="149" height="184" /></a>Association Gand</strong>), più comunemente conosciuta con il solo nome di <strong>Ghent</strong>, e ancor più riconoscibile per il suo soprannome, <strong><em>De Buffalo</em></strong>, che è anche il grido con il quale i tifosi incitano la propria squadra. Fondata nel <strong>1864</strong> con il nome di <strong><em>La  Gantoise</em></strong> (così viene ancora chiamata dalla parte francofona del Belgio), questa squadra di calcio “olandesizza” il proprio nome nel <strong>1971</strong>; il soprannome <strong><em>De Buffalo</em></strong> risale ai primi anni del ‘900, dopo che proprio a Gent (o Gand) c’era passato e vi aveva fatto sosta l’allora famosissimo <strong>Buffalo Bill’s Wild West Show.</strong> <em>William Frederick Cody</em> (in arte <em>Buffalo Bill</em>, 1846-1917) fu infatti il principale artefice (nonchè protagonista insostituibile) di questo <em>american show</em> itinerante, che per 30 anni (1883-1913) attraversò quasi tutti gli stati della Federazione Americana e fece visita anche a molti paesi europei. Tanto per rendere l’idea, nei primi due anni del proprio tour, il “circo” staccò più di <strong>10.000.000</strong> di biglietti, con un profitto (allora stratosferico) di <strong>$ 100.000</strong>. Anche la <em>Regina</em><em> Vittoria</em> volle assistere ad una rappresentazione del <em><strong>Wild West Show</strong></em>, che (noblesse oblige) fu allestita nel <strong>1887</strong> direttamente nella residenza regale del castello di Windsor, in occasione dei 50 anni della sua permanenza sul trono<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/Buffalo_bill_wild_west_show_c1899.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9710" title="Buffalo_bill_wild_west_show_c1899" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/Buffalo_bill_wild_west_show_c1899-300x199.jpg" alt="" width="232" height="154" /></a> della Corona Inglese. Nel <strong>1907</strong> il circo fa tappa anche in Belgio, proprio a <strong>Ghent </strong>(lo stadio attuale è stato costruito sul prato che allora ospitò i tendoni del circo): l’evento rimase molto impresso nella memoria degli abitanti, e anche la squadra di calcio decise di raffigurare nel proprio logo la testa di un indiano, a “perenne memoria” dell’evento. Ma anche  <strong><em>Arthur Van Den Bossche</em></strong> rimase “bruciato” (oltre che colpito) dalla presenza del circo in città. Arthur aveva aperto il proprio birrificio nel <strong>1897</strong> a <em>St. Lieven-Esse</em>, pochi chilometri da Ghent, e in occasione dello spettacolo che<em><strong> Buffalo Bill &amp; Co</strong></em>. facevano da quelle parti, andò, con tutti i suoi operai, suoi ospiti, a vedere l’esibizione, lasciando (racconta <em>Bruno Van Den Bossche</em>, attauale proprietario dello storico birrificio delle Fiandre) un ragazzotto “a guardia” degli impianti di cottura. Il ragazzo, per inesperienza e/o distrazione e/o poca voglia di lavorare, lasciò che la birra “bollisse” troppo, o comunque oltre i normali tempi di cottura, tanto che Arthur e gli operai, al loro ritorno in fabbrica, si trovarono di fronte ad un mosto ben più zuccherino/caramelloso e tostato del solito. Superato lo <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/logo-pater-lieven.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9711" title="logo pater lieven" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/logo-pater-lieven.jpg" alt="" width="117" height="119" /></a>sconcerto e il disappunto iniziale, si accorsero tutti che la birra era comunque più che gradevole e beverina, cosicché fu deciso all’impronta di imbottigliarla comunque, e di venderla con il nome celebrativo di <strong><em>Buffalo</em></strong>. Questo nel <strong>1907</strong>, ma ancora oggi la <strong>Van</strong><strong> den Bossche</strong>, accanto alla linea delle <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/10/pater-lieven-blanche-van-den-bossche-brouwerij/"><strong><em>Pater Lieven</em></strong></a> (che sono arrivate molto dopo), produce con orgoglio ben tre <strong><em>Buffalo beers</em></strong>, legate a quello storico evento e a quella storica ricetta; la più “antica” delle tre, la<strong><em> Buffalo</em></strong>, è riconosciuta come un vero e proprio <a href="http://www.nieuwsblad.be/article/detail.aspx?articleid=U52Q7NH9">“prodotto regionale”</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/buffalo-1907.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9712" title="buffalo 1907" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/buffalo-1907.jpg" alt="" width="177" height="154" /></a></p>
<p>La <strong><em>Buffalo</em></strong><strong><em> 1907</em></strong> è una bella birretta scura, una <em><span style="text-decoration: underline;">belgian ale</span></em> dalla gradazione non spiccata e dalla buonissima bevibilità. Ha colore marrone scuro, tonaca di frate, schiuma fine e non molto persistente, con un naso subito spiccato di malto, frutta secca tostata, e una punta di frutta rossa matura. Ha corpo leggero e molto snello, beverina e fresca (sembra quasi una birra estiva); non molto carattere nel complesso, ma un mix molto gradevole di frutta rossa, noci e mandorle tostate e una punta di medicinale nel finale, asciutto, ripulente e discretamente lungo. Assaggiata in bottiglia da 0,25; alc. 6,5% vol.; <em>© Alberto Laschi</em></p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/buffalo-stout-2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9713" title="buffalo stout 2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/buffalo-stout-2-300x250.jpg" alt="" width="174" height="145" /></a></p>
<p>La  <strong><em>Buffalo</em></strong><strong><em> Stout</em></strong> è quella più di carattere fra le tre, inizialmente creata per il solo mercato americano. Una <em><span style="text-decoration: underline;">belgian stout</span></em> della sezione strong; non massiccia come la <strong><em>Hercule</em></strong><strong><em> Stout</em></strong>, meno polverosa della <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2007/12/special-extra-export-stout.html"><strong><em>De Dolle Special Extra Export Stout</em></strong></a>, davvero molto beverina, nonostante i suoi non scarsi <strong>9°</strong> alcolici. Nera, massicciamente “schiumata”, un leggero sentore lattico sia al naso che al palato, gentile in bocca, moderata e accomodante, con una nota acidula di simil botte e frutta rossa asprigna che la ingentilisce ulteriormente. Inaspettatamente watery, un luppolo “birichino” che ne movimenta il finale, leggera la tostatura, gradevole la polvere di caffè che graffia leggermente il palato. Davvero ben fatta. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 9% vol.;<em> </em>© Alberto Laschi</p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/buffalo_bitter.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9714" title="buffalo_bitter" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/buffalo_bitter-300x264.jpg" alt="" width="168" height="148" /></a></p>
<p>L’ultima delle tre, la <strong><em>Buffalo</em></strong><strong><em> Belgian</em></strong><strong><em> Bitter</em></strong> è invece nata dietro la “sollecitazione” dell’importatore italiano dei prodotti Van den Bossche. Una <em><span style="text-decoration: underline;">belgian strong ale</span></em> decisamente luppolata, speziata di un lievito piccante, con una buona sensazione generale di malto caramellato che assolve perfettamente alla funzione di fil rouge. Rotonda, ma anche con alcuni spigoli gustativi, cercati e dispiegati, quasi inglese nel carateere, anche se chiaramente belga nella impostazione, si fa apprezzare per pulizia produttiva e  chiarezza d’idee; in più lascia un bel palato, circuito da una spiccata sensazione piccante. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 8,5% vol.;<em> © Alberto Laschi</em></p>
<p>Tutte e tre acquistate in Belgio: la più cara mi è costata € 1,55 ….</p>

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		<title>Le birre d&#8217;abbazia della Brasserie Brunehaut</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 06:46:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/Logo-BrunehautLogo.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-8656" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/Logo-BrunehautLogo.jpg" style="width: 205px; height: 125px;" title="Logo BrunehautLogo" /></a></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">La <a href="http://brunehaut.com/"><b>Brasserie de Bruenhaut</b></a> &ldquo;porta&rdquo; un nome importante: la <i>chausses Brunehaut</i> era la strada, che ripercorrendo un antico tracciato romano, portava da <i>Amiens</i> a <i>Colonia</i>. E <i>Rongy</i>, nella provincia vallone dell&rsquo;<i>Hainaut</i>, 12 km. da <i>Tournai</i>, si trova nei dintorni di quell&rsquo;antico tracciato. Proprio a <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Rongy"><i>Rongy</i>,</a> nel <b>1992</b>, <i>Guy Valschaerts</i> (assieme alla moglie), gi&agrave; mastro birraio in Africa, apre, o meglio, riapre la <b>Brasserie di Brunehaut</b>. Che fino al <b>1990</b> non si chiamava cos&igrave;, e non si trovava a <i>Rongy</i>, bens&igrave; a <i>Guignes</i>, un paesino distante soli <b>6 </b>km., sempre vicinissimo al </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/brunehaut-label.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-8657" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/brunehaut-label.jpg" style="width: 194px; height: 137px;" title="brunehaut label" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">confine francese. A <a href="http://brunehautnet.fr.gd/Guignies.htm"><i>Guignes</i></a> esisteva dal <b>1890</b> la <b>Brasserie Groetembril &ndash; Allard</b>, di propriet&agrave; della famiglia <i>Allard</i>, che l&rsquo;ha mantenuta in attivit&agrave; fino al <b>1990</b>, appunto, e che aveva nel proprio range produttivo anche alcune birre dal nome <b><i>Brunehaut</i></b>. Con l&rsquo;aiuto e i contributi della Regione della Vallonia, <i>Guy Valschaert</i> rileva nel <b>1992</b> ricette e birre della ormai chiusa <b>Groetembril</b>, trasferendone la sede a <i>Rongy</i>, in locali appositamente costruiti e con impianti totalmente rinnovati. Per un po&rsquo; la nuova brouwerij segue il solco della tradizione, e poi rimette un po&rsquo; di &ldquo;ordine&rdquo; fra le varie linee di prodotti che stava immettendo sul mercato, arrivando alla &ldquo;tripartizione&rdquo; odierna. La <b>Brunehaut</b> ad oggi infatti ha una linea di birre brassate con prodotti provenienti da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Agricoltura_biologica">agricoltura biologica</a>, con tanto di <a href="http://www.organic-europe.net/europe_eu/eu-regulation-on-organic-farming.asp">certificazione e relativo logo ufficiale</a>: &egrave; la linea che</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/logo-bier-dabbaye.jpeg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-full wp-image-8658" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/logo-bier-dabbaye.jpeg" style="width: 127px; height: 172px;" title="logo bier d'abbaye" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> comprende <b><i>Bruneahut Blonde</i></b>, <b><i>Blanche</i></b> e <b><i>Amber</i></b>. Ha poi una seconda linea di prodotti, detta &ldquo;regionale&rdquo;, che comprende la <b><i>Mont St. Aubert</i></b>, l&rsquo; <b><i>Abbaye de St. Amand</i></b> e la <b><i>Kopstoot</i></b>. Ma la linea produttiva pi&ugrave; importante &egrave; quella delle birre dell&rsquo; <b><i>Abbaye de Saint-Martin</i></b> (quattro in tutto) che si possono fregiare del logo ufficiale delle <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/15/biere-belge-dabbaye-reconnue/"><i><u>biere belge d&rsquo;Abbaye reconnue</u></i>.</a> L&rsquo; <i>Abbaye de Saint-Martin</i>, a <i>Tournai</i>, fu fondata nel <b>VII</b> secolo, e fu ulteriormente ampliata da <i>Oddone</i> nel tardo <b>XI</b> secolo, periodo nel quale si cominci&ograve; anche a fare birra nei cortili dell&rsquo;abbazia. Ci pens&ograve;, come al solito, <i>Napoleone</i> a mettere fine, nel <b>1797</b>, alla secolare storia religiosa dell&rsquo;abbazia; nel <b>1809</b> l&rsquo;amministrazione comunale di <i>Tournai</i> vi trasfersce la </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/abbaye-st-martin.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-8659" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/abbaye-st-martin-300x199.jpg" style="width: 263px; height: 176px;" title="abbaye st martin" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">propria sede, e ancora oggi quello che resta dell&rsquo;Abbazia &egrave; la <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Abbaye_Saint-Martin_de_Tournai">sede del palazzo municipale di <i>Tournai</i></a>. Dalla devastazione napoleonica si riuscirono a salvare alcuni documenti storici preziosi, fra i quali (cos&igrave; si dice) anche le ricette &ldquo;segrete&rdquo; della birra che i monaci avevano prodotto per secoli, ricette che la <b>Brasserie Groetembril-Allard</b> di <em>Guignes</em> cominci&ograve; a ribrassare agli inizi del <b>1900</b>. Con la chiusura della brasserie nel <b>1990</b> le ricette passarono di mano, per finire in quelle del mastro birraio Guy Velschaert che (ri)apre la <b>brasserie Brunehaut</b> due anni dopo e riesce a far &ldquo;certificare&rdquo; le birre dell&rsquo; <b><i>Abbaye de Saint&ndash;Martin</i></b> quali autentiche <i><u>biere belge d&rsquo;abbaye reconnue</u></i>.</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/brunehaut-blonde.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-8660" height="136" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/brunehaut-blonde-300x136.jpg" title="brunehaut blonde" width="300" /></a></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><br />
	</span></span></div>
<div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">La <b><i>Blonde</i></b>, fra le quattro birre della gamma, &egrave; forse la birra un po&rsquo; meno caratterizzata e pi&ugrave; &ldquo;labile&rdquo;. Una <u><em>belgian ale</em></u> beverina, ma non sorprendente, dal corpo rotondo e relativamente semplificato, che si fa bere, ma non ricordare (pi&ugrave; di tanto). Non dico che sia tirata un po&rsquo; via, ma forse non ci si &egrave; lavorato abbastanza. Bionda, ma non limpidissima, schiuma corretta ma non fantasmagorica, naso relativamente fresco, ma anche molto leggero e volatile: regala solo un po&rsquo; di malto, una leggera astringenza fruttata e un cereale leggero e fuggevole. Si nota pi&ugrave; la carbonazione che la sostanza, nel berla, con un&rsquo;acquosit&agrave; di fondo che in questo caso non &egrave; un pregio. Anche qui poca personalit&agrave;; poco malto, luppolo leggero, un lievito solo accennato. Finisce svelta, quasi come una lager, che in effetti, un po&rsquo; ricorda. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 7% vol.; &copy; Alberto Laschi</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/abbaye-st-martin-bru.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-8661" height="134" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/abbaye-st-martin-bru-300x134.jpg" title="abbaye st martin bru" width="300" /></a></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Tutt&rsquo;altra storia invece per la <b><i>Brune,</i></b> molto pi&ugrave; ricca della <b><i>Blonde</i></b> e, soprattutto, molto pi&ugrave; &ldquo;soddisfacente&rdquo;. Una <u><em>abbey dubbel</em></u> con i fiocchi, robusta e maltata a dovere, dalla bella personalit&agrave; e dalla piena aderenza allo stile. E&rsquo; rotonda e corposa, tanto malto tostato, nocciola e cacao sia al naso che al palato, un caramello ben stemperato da un luppolo asciutto, pulito e ripulente. Correttamente carbonata, ha schiuma cremosa e persistente, con un lievito piccante e vivace che ne movimenta aroma e gusto. La tostatura ne caratterizza anche il finale, decisamente maturo ed elegante. Birra perfetta per un dopocena in solitaria. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 8% vol.; </span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">&copy; Alberto Laschi</span></span></div>
</div>

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		<title>Un micro-birrificio &#8220;alternativo&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 09:18:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Figlio di un rivenditore di birra, Piet Salomez fin da bambino ha avuto a che fare con il mondo della produzione birraria, nel quale, dal 1960, ha cominciato a cimentarsi nella veste di homebrewers. Dal 2006, assieme alla moglie, Christine Opsomer, anch&#8217;essa appassionata birrrofila, mettono su il proprio micro birrificio artigianale Het Alternatief, con &#8220;sede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Figlio di un rivenditore di birra, <i>Piet Salomez</i> fin da bambino ha avuto a che fare con il mondo della produzione birraria, nel quale, dal <b>1960</b>, ha cominciato a cimentarsi nella veste di homebrewers. Dal <b>2006</b>, assieme alla moglie, <i>Christine Opsomer</i>, anch&rsquo;essa appassionata birrrofila, mettono su il proprio micro birrificio artigianale </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/alternatief.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-7627" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/alternatief-300x225.jpg" style="width: 221px; height: 167px;" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><b>Het Alternatief</b>, con &ldquo;sede legale&rdquo; ad <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Izegem"><i>Izegem</i></a> (<i>Fiandre Occidentali</i>), un tempo famosa per le industrie calzaturiere e per le sue spazzole per scarpe, ma che vedono gli impianti della vicina <b>Picobrouwerij Alvinne</b> (<i>Ingelmunster</i>, a 6 km.) protagonisti della loro produzione. La <a href="http://www.brouwerijhetalternatief.be/">brouwerij <b>Het Alternatief</b></a> (<i>l&rsquo;Alternativa</i>) infatti, &egrave; uno di quei birrifici <i><u>bierfirma</u></i> che, privi di impianti produttivi propri, brassano le proprie birre presso gli impianti di altri birrifici. Modalit&agrave; operativa, questa, abbastanza diffusa in Belgio, visto che di questi birrifici se ne contano ufficialmente (<a href="http://www.inbirrerya.com/birrifici-del-belgio/bierfirma/">fonte <i>Zythos</i>)</a> ben <b>44</b>, a fronte dei <b>113</b> birrifici &ldquo;veri e propri&rdquo; (sempre <a href="http://www.inbirrerya.com/birrifici-del-belgio/">fonte <i>Zythos</i></a>). Brassano part-time, <i>Piet</i> e <i>Christine</i>, visti i loro relativi impegni lavorativi (insegnate di matematica lui, impiegata lei), dopo aver appreso i rudimenti del mestiere &nbsp;proprio presso gli amici dell&rsquo; <a href="http://users.telenet.be/biertoeren/deacik/alvinne/html/index.html"><b>Alvinne</b>.</a> Ma non brassano &ldquo;per scherzo&rdquo;, visto il range produttivo di tutto rispetto, per essere un micro birrificio part-time: ci sono le due <b><i>Hik </i></b>(blonde e brune), le prime ad essere state brassate e che</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/het-alt.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-medium wp-image-7628" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/het-alt-300x224.jpg" style="width: 245px; height: 184px;" title="het alt" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> segnarono il passaggio dalla modalit&agrave; homebrewer a quella di microbrouwerij; ci sono anche la <b><i>Den Alternatief</i></b> (una belgian ale ambrata con ABV 5%), la <b><i>Tatsevot</i></b> (una <i>special beer</i> brassata con lieviti inglesi), la <b><i>Ambetanterik</i></b> (una imperial stout), la <b><i>Piet-Agoras</i></b> (un&rsquo;ambrata di 9&deg; alcolici) e le due birre che ho assaggiato, la <b><i>Eerwaarde Pater</i></b> e la <b><i>Bittere Waarheid</i></b>. Tutte birre non banali, dal carattere spiccato e particolare, che vanno, volutamente, nella direzione esattamente contraria a quella delle birre commerciali, con combinazioni di ingredienti e metodologie produttive molto interessanti. &nbsp;Produce poco, come quantit&agrave;, ma esporta gi&agrave; oltre Oceano, grazie all&rsquo;importatore americano <a href="http://www.12percentimports.com/"><i>Twelve Percent</i>,</a> che fa arrivare negli States i prodotti di alcune fra le microbrouwerij belghe e olandesi pi&ugrave; interessanti (fra le &ldquo;nostre&rdquo; di <b>Birrerya</b>: <i>Cazeau, &nbsp;Sint Canarus, Hof Ten Dormaal</i>). Una nota negativa: il loro tristissimo, poverissimo, non aggiornato sito web.</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><br />
	</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="line-height: 115%;">L&rsquo; <i>Amara verit&agrave;</i> (<b><i>Bittere Waarheid</i></b>), questo il nome tradotto dal fiammingo di questa <i><u>triple IPA</u></i> (cos&igrave; la definisce il produttore), una bionda dalla consistente gradazione alcolica (ABV <b>10%</b>) e dal sostenuto IBU (<b>70</b>). <i>Una birra forte per persone dalla forte personalit&agrave;</i>, dice sempre <i>Piet Salomez</i>. Quattro i luppoli aggiunti nella brassatura di questa birra (un paio provenienti dalla zona di <i>Poperinge</i>, gli altri due americani), ciascuno in </span></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/Het-Alternatief-bittere-waarheid.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-7629" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/Het-Alternatief-bittere-waarheid-300x208.jpg" style="width: 231px; height: 162px;" title="Het Alternatief bittere waarheid" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="line-height: 115%;">quattro momenti diversi; non filtrata e rifermentata in bottiglia, sulla cui label &egrave; riportata l&rsquo;immagine di una scultura creata dall&rsquo;artista fiammingo<a href="http://www.johanherman.be/"> <i>Johan Herman</i></a>. Amara &egrave; amara, i <b>70</b> IBU si avvertono eccome, ma &egrave; un&rsquo; amarezza non aggressiva, &nbsp;sostenuta da una bella struttura maltata; e al carattere amaro contribuisce decisamente anche un lievito asciutto e &ldquo;ruvido&rdquo;, &nbsp;i cui residui rendono leggermente velata la birra. La schiuma &egrave; bianca e fine, a bolle relativamente grosse, l&rsquo;aroma &egrave; piccante di lievito e asciutto di luppolo, un luppolo decisamente erbaceo e leggermente citrico nel finale. Una carbonazione accentuata aggredisce inizialmente le papille gustative che, una volta tornate alla normalit&agrave;, sono in grado di apprezzare la bella consistenza maltata di questa birra e la caratterizzazione amaricante del finale della bevuta, nel quale sembra affacciarsi anche un po&rsquo; di anice stellato. Asciutto e pulito, molto pulito, il finale, pi&ugrave; fresco che alcolico. Assaggiato in bottiglia da 0,33; alc. 10% vol.; </span></span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em>&copy;Alberto Laschi. </em></span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="line-height: 115%;">Un&nbsp;grado alcolico di meno, <b>30 </b>unit&agrave; di amaro in meno (<b>40</b> al posto di <b>70</b>), scura invece che bionda, una diversa tipologia produttiva (<i><u>belgian strong ale</u></i>): ma la stessa forte, tenace, pressante frizzantezza. Che nel caso per&ograve; di questa <b><i>Eerwaarde Pater</i></b> (<i>Reverendo padre</i>) &egrave; un po&rsquo; troppo pervasiva, e offusca un po&rsquo; troppo il quadro gustativo. Birra con personalit&agrave;, niente da dire, costruita con sette diversi tipi di malto, due tipi di lieviti, fatta </span></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/eerwaarde_pater.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-7630" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/eerwaarde_pater-300x216.jpg" style="width: 235px; height: 169px;" title="eerwaarde_pater" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="line-height: 115%;">maturare per tre settimane in botti di rovere. Un cappello di schiuma enorme, cremoso e lungamente persistente, un bel colore marrone mogano reso opalescente dai residui del lievito, e una bella impressione olfattiva. Una acidit&agrave; vinosa filiforme, bella la complessit&agrave; maltata che emerge, di cacao in polvere e di biscotto tostato, rustica la parte legnosa, portatale in dote dalla maturazione in botte. Poco, pochissimo luppolo, ma un lievito piccante e pungente. La frizzantezza nasconde un po&rsquo; troppo la ricchezza gustativa, che pure c&rsquo;&egrave;: tanta confettura di frutta rossa, un vinoso ancor pi&ugrave; accentuato, uva passa, cacao e polvere di caff&egrave;, un rustico legnoso, un po&rsquo; di zucchero di canna. Finisce con un prorompente tourbillon di pepe e luppoli erbacei. Latente l&rsquo;alcolicit&agrave;, che c&rsquo;&egrave;, ma che ben si armonizza con il tutto. Se<i> Piet</i> mette un po&rsquo; mano alla componente-carbonazione, ridimensionandola, ne viene fuori un&rsquo;ottima, davvero ottima scura belga. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 9% vol.; </span></span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em>&copy;Alberto Laschi. </em></span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><br />
	</span></span></div>

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		<title>Brouwerij De Bie, e tre delle loro birre</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 07:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Il nome sta, parzialmente, nel cognome. Quello di Stef Orbie, il &#8220;fondatore&#8221; di questa piccola brouwerij delle Fiandre (dalla storia un po&#8217; complicata) che l&#8217;ha aperta nel lontano 1992, dandogli il nome di De Bie Brouwerij. In quell&#8217;anno &#34;converte&#34; il casale di famiglia in birrificio, iniziando cos&#236; la propria produzione a Watou, vicino Poperinge, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/logo-debie2.jpeg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-7998" height="55" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/logo-debie2-300x55.jpg" title="logo debie2" width="300" /></a></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif">Il nome sta, parzialmente, nel cognome. Quello di <em>Stef Orbie</em>, il &ldquo;fondatore&rdquo; di questa piccola brouwerij delle Fiandre (dalla storia un po&rsquo; complicata) che l&rsquo;ha aperta nel lontano <strong>1992</strong>, dandogli il nome di <a href="http://www.brijdebie.be/"><strong>De Bie Brouwerij</strong>.</a> In quell&rsquo;anno &quot;converte&quot; il casale di famiglia in birrificio, iniziando cos&igrave; la propria produzione a <a href="http://nl.wikipedia.org/wiki/Watou"><em>Watou</em>,</a> vicino <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Poperinge"><em>Poperinge</em></a>, il giardino del luppolo belga. Nel <strong>&rsquo;95</strong>, assieme alla sorella<em> Anja</em>, apre la locanda <strong>Hellekapelle</strong>, e &ldquo;crea&rdquo; </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/logo-de-bie.gif" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-7999" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/logo-de-bie.gif" style="width: 130px; height: 130px" title="logo de bie" /></a><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif">anche la iconografia che rende da subito riconoscibili i propri prodotti. Al di l&agrave; del logo con l&rsquo;ape, il caff&egrave; e le labels delle birre sono riempiti di streghe, pentoloni, scope volanti: un vero <em>Halloween&#39;s festival</em>. Lo stesso caff&egrave; prende il proprio nome (che &egrave; la traslazione in fiammingo dell&rsquo;inglese <em>Hell&rsquo;s Chapel</em>) da un famoso proverbio del posto, che recita &ldquo;<em>Se Dio costruisce una chiesa, il diavolo costruisce una cappella</em>&rdquo;. La caffetteria dei fratelli <em>Orbie</em>, per la qualit&agrave; dell&rsquo;offerta birraria e per la location sui generis, diventa ben presto un punto di riferimento per gli amanti della buona birra e del buon cibo. La produzione si sposta a <em>Loker</em>, dove si ampia il range produttivo, ma anche dove si verificano numerosi intoppi produttivi, a causa delle frequenti infezioni che si manifestano all&rsquo;interno dell&rsquo;impianto. Tanto da &ldquo;costringere&rdquo; la brouwerij a diventare una</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/de-bie.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-medium wp-image-8000" height="199" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/de-bie-300x199.png" title="de bie" width="300" /></a><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif"> <em>bierfirma</em>, dal momento che brassa le proprie birre presso gli impianti della <strong>Deca Service</strong>, cos&igrave; come certificato <a href="http://www.inbirrerya.com/birrifici-del-belgio/bierfirma/">dall&rsquo;ultimo aggiornamento dello <em><strong>ZBF</strong></em> </a>a questo riguardo (che risale alla fine dello scorso anno). Nel <strong>2006</strong> l&rsquo;ultimo trasferimento, da <em>Watou</em> a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Waregem"><em>Waregem</em></a>, dove viene aperta, nella sua versione &ldquo;allargata&rdquo;, la nuova incarnazione del caf&egrave; <strong>Hellekapelle</strong>, molto scintillante, dove viene servita l&rsquo;intera gamma delle loro dieci birre.</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif"><br />
	</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif">Cinque delle loro birre sono nel catalogo di <strong>Birrerya</strong>, <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/06/stoute-bie.html">una l&rsquo;ho gi&agrave; recensita</a>, tanto tempo fa; tre le ho ri-assaggiate in questi giorni, a distanza di molto tempo da quando le avevo bevute la prima volta. Qui di seguito la &ldquo;scheda&rdquo; di tutte e tre, in &ldquo;ordine di gradazione&rdquo;.</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif"><br />
	</span></span></div>
<div style="text-align: center"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/hellekapelle.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-8001" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/hellekapelle-300x237.png" style="width: 226px; height: 180px" title="hellekapelle" /></a></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif">La pi&ugrave; leggera &egrave; la <strong><em>Hellekapelle</em></strong>, che porta lo stesso nome del bier-caf&egrave; di propriet&agrave; della famiglia. Una<u><em> belgian ale</em></u> bionda e beverina, dal bel potere rinfrescante e dissetante, amarognola (quasi aspra), caratterizzata dal buon uso del luppolo di <em>Poperinge</em>. Tendenzialmente dorata, con il versarsi del sedimento, la birra diventa opalescente e&nbsp;relativamente velata; la schiuma &egrave; fine e svanisce abbastanza rapidamente, lasciando un leggero strato cremoso. L&rsquo;aroma &egrave; secco e asciutto di luppolo, leggermente speziato di lievito, con un definito finale erbaceo. La bassa gradazione alcolica&nbsp; le conferisce un corpo rotondo, la decisa frizzantezza la caratterizza, assieme all&rsquo;asciuttezza luppolata. Particolare la nota citrica che emerge progressivamente, e un fruttato che si unisce ad una sensazione &ldquo;stranamente&rdquo; ferrosa. Lineare e coerente la corsa finale, secca ed astringente. Assaggiata in bottiglia da 0,33: alc. 5% vol.; </span></span><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif"><em><em>&copy;Alberto Laschi.</em></em></span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: center"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/helleketelbier.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-8002" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/helleketelbier-300x236.png" style="width: 220px; height: 174px" title="helleketelbier" /></a></div>
<div><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif"><br />
	</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif">Passando all&rsquo;ambrata di casa, il nome che porta, <em><strong>Helleketelbier</strong></em>, non &egrave; altro che la traslazione in fiammingo dell&rsquo;inglese <em>Hell&rsquo;s Kettel Beer</em>, il calderone malefico rappresentato sulla label.&nbsp; Un&#39;altra <u><em>belgian ale</em></u> dal bel colore albicocca, brillante e accattivante, ha schiuma non molto cremosa, che scompare abbastanza rapidameente. Il naso &egrave; bello ricco: si parte da sentori fruttati (albicocca, melone, melassa), ai quali si aggiunge una &ldquo;sezione/doci&rdquo; (torta, lievito, caramella) e una &ldquo;sezione/terra&rdquo;, che tutto ripulisce. Il corpo &egrave; rotondo, beverino, con una carbonazione non spiccante. Anche al palato ci si imbatte in una bella ricchezza: un tocco sfuggente di alcool, biscotti speziati (zenzero? cumino?), torta soffice, e alla fine la terra, sentori legnosi e ferrosi che molto bene si integrano con il contesto. Il finale &egrave; altrettanto ricco e variegato. Ricca e fantasiosa. Assaggiata in bottiglia da 0,33: alc. 7% vol.; </span></span><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif"><em><em>&copy;Alberto Laschi.</em></em></span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: center"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/zatte-bie.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-8003" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/zatte-bie-300x247.png" style="width: 211px; height: 175px" title="zatte bie" /></a></div>
<div><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif"><br />
	</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif">&ldquo;L&rsquo;ape ubriaca&rdquo;, ossia la<em><strong> Zatte Bie</strong></em>, &egrave; la <u><em>strong ale</em></u> di casa<strong> De Bie</strong>. Una scura di <strong>9</strong> gradi alcolici, brassata con miele e sei diversi tipi di malto, che generano una birra &ldquo;curiosamente beverina&rdquo; se relazionata alla sua consistenza alcolica. Relativamente opalescente, schiuma cremosa ma non stabilissima, la stessa varianza olfattiva delle altre, con tanto malto e caramello, una leggera nota tostata, e uno speziato relativamente ferroso. Gradevole al palato, che non viene troppo &quot;attaccato&quot;, e ricca di sostanza (il miele e i malti si fanno valere), ma non sciropposa, n&eacute; troppo &ldquo;calda&rdquo;. Scivola via bene, asciutta e realtivamente fruttata, con una nota ferrosa (anche qui) nel finale che aiuta lingua e palato a ripulirisi quasi perfettamente. Assaggiata in bottiglia da 0,33: alc. 9% vol.; </span></span><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif"><em><em>&copy;Alberto Laschi.</em></em></span></span></div>

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		<title>Tre birre dal Belgio</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 06:42:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Se si fosse in America, e questa fosse una delle birre della new generation, la si potrebbe tranquillamente chiamare una Farmhouse ale. Ma siamo in Belgio, e la Hof ten Dormaal Donker la si deve definire una dubbel. Ma &#232; lo stesso. E&#8217; davvero una birra di fattoria, perch&#233;, come le altre due gi&#224; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/hoftendormaal-1.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-7766" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/hoftendormaal-1-300x200.jpg" style="width: 153px; height: 104px;" title="hoftendormaal-1" /></a></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Se si fosse in America, e questa fosse una delle birre della new generation, la si potrebbe tranquillamente chiamare una<em><a href="http://www.inbirrerya.com/?s=farmhouse+ale"> <u>Farmhouse ale</u>.</a></em> Ma siamo in Belgio, e la <em><strong>Hof ten Dormaal Donker</strong></em> la si deve definire una <em><u>dubbel</u>. </em>Ma &egrave; lo stesso. E&rsquo; davvero una birra di fattoria, perch&eacute;, <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/27/hof-ten-dormaal-al-villaggio/">come le altre due gi&agrave; descritte in passato</a>, &egrave; brassata&nbsp;in fattoria, rustica e autentica come le materie prime impiegate, che provengono dai campi di questa farmhouse. </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/hof-ten-donker.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-7767" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/hof-ten-donker-300x211.jpg" style="width: 203px; height: 144px;" title="hof ten donker" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Antica ( costruita originariamente nel <strong>1100</strong>), defilata (nelle<em> Fiandre</em>, in una zona rurale del <em>Brabante</em> fiammingo), autosufficiente (o quasi) per quanto riguarda malto, luppolo e&nbsp;lieviti impiegati. Una bella scoperta la loro<em><u> dubbel</u></em> (o <em><strong>Donker</strong></em>, com&rsquo;&egrave; scritto sulla label), relativamente opalescente, con un gran lievito che si deposita nel bicchiere e che la caratterizza dall&rsquo;inizio alla fine. Non &egrave; birra &ldquo;femmina&rdquo;, non cerca di avvolgerti, ma ti si presenta senza livrea, cos&igrave; com&rsquo;&egrave;, nella sua decisa schiettezza. C&rsquo;&egrave; molto della terra di questa fattoria, un malto &ldquo;tenebroso&rdquo; e polveroso, un luppolo amaricante ed asciutto, il lievito vivace e pizzichino che costituisce il fulcro attorno al quale tutto ruota. Da rivedere un po&rsquo; la schiuma, che, al momento della sversatura, ha dato vita ad un cappello eccessivamente imponente. Altrimenti sarebbe quasi perfetta, come<em> <u>farmhouse ale</u>.</em> Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 7,5% vol.;</span></span><em><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> &copy;Alberto Laschi</span></span></em></div>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/logo-de-ryck.gif" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-7769" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/logo-de-ryck.gif" style="width: 184px; height: 106px;" title="logo de ryck" /></a></p>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;">Anche questa una birra legata la territorio.<span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;"> Un</span></span><span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;"> indizio? La label. In fiammingo <em>civetta</em> si dice, appunto, <em>steenuilke</em>. Questa <strong><em>Steenuilke</em></strong> viene brassata dalla <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=de+ryck"><em>De Ryck</em></a> per sostenere il <a href="http://www.rlva.be/2010primaplatteland.html">progetto della RLVA</a>, mirato al mantenimento, nel territorio delle <em>Ardenne</em>, della presenza di questo piccolo gufo, importante per preservare la biodiversit&agrave; di quella zona. Il progetto prevede il collocamento di &nbsp;una numerosa serie di piccole &ldquo;scatole&rdquo; di </span></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/steenuilke.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-7770" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/steenuilke.jpg" style="width: 213px; height: 152px;" title="steenuilke" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;">legno (a mo&rsquo; di nido) sugli alberi della regione, per favorirne la nidificazione. Birra &ldquo;ambientale&rdquo;, quindi, brassata con granoturco e con tre erbe tipiche di questa zona (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Galium_odoratum">asperula odorosa</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Angelica_archangelica">angelica archangelica</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Prunus_spinosa">prunus spinosa</a>) ; una <u><em>belgian ale</em></u> bionda e molto &ldquo;sbarazzina&rdquo;. E&rsquo; molto vivace, a cominciare dalla schiuma, croccante ed esuberante, passando per l&rsquo;olfatto (pizzichino, fatto di malti pallidi e di un fruttato elegante e pervasivo) per finire al palato, felicemente &ldquo;aggredito&rdquo; da una carbonazione decisa, da una amarezza luppolata ed erbacea ben bilanciata, e da una sensazione fruttata (albicocca, pesca) &ldquo;giovane&rdquo; e brillante. Finisce in un batter d&rsquo;occhio, si fa &ldquo;tracannare&rdquo; con grande facilit&agrave;. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 6,5% vol.; </span></span></span><em><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">&copy;Alberto Laschi</span></span></em></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/logo-barsserie-de-malonne.jpeg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-7771" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/logo-barsserie-de-malonne.jpeg" style="width: 126px; height: 108px;" title="logo barsserie de malonne" /></a></div>
<div>&nbsp;</div>
<div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">E&#39; necessario fare subito un po&#39; di chairezza, visto che, in questo caso, ci si addentra nel mondo un po&rsquo; complicato dei birrifici belgi <a href="http://www.inbirrerya.com/birrifici-del-belgio/bierfirma/"><strong><em>bierfirma</em></strong></a>: la <b><i>Gribousine Blond</i></b>&nbsp; &egrave; brassata negli stabilimenti della <a href="http://www.brasserielabinchoise.be/"><b>Brasserie La Binchoise</b></a> per conto della <a href="http://www.m-abbaye.be/brasserie-malonne.html"><b>Brasserie de Malonne SPRL</b></a>, che per&ograve; non &egrave; una brasserie. E&rsquo; infatti un un grosso distributore (ed esportatore) di birra belga, attivo dal <strong>1998</strong>, che ha &ldquo;dato il compito&rdquo; alla brasserie <strong>La Binchoise</strong> (in collaborazione con la <strong>Brasserie Lefebvre</strong>) di aggiungere al catalogo gi&agrave; corposo delle birre da loro &ldquo;trattate&rdquo; due birre riconducibili alla propria ditta, cio&egrave; <b>alla Malonne</b>. Nome che necessit&agrave; di un ulteriore chiarimento. <a href="http://www.malonne.be/Nouveau/index.php"><i>Malonne</i></a> &egrave; un piccolo villaggio vallone (vicino <i>Namur),</i> dove nel <b>VII</b> secolo un monaco inglese dal nome <a href="http://membres.multimania.fr/saintberthuin/"><i>St. </i></a></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/locandina-gribousine.jpeg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-7772" height="247" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/locandina-gribousine.jpeg" title="locandina gribousine" width="190" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><a href="http://membres.multimania.fr/saintberthuin/"><i>Berthuin</i> </a>inizi&ograve; la propria opera di evangelizzazione. Morto in odore di santit&agrave;, fu proclamato santo nel <b>1200</b>; negli stessi anni venne fondata, proprio a <em>Malonne</em>, un&rsquo;abbazia, <a href="http://abbayedemalonne.be/">esistente ed &ldquo;attiva&rdquo; ancora oggi</a>, all&rsquo;interno della quale riposano le reliquie del santo. Che ogni anno vengono portate in processione lungo delle vie del paese, dove la <strong>Brasserie de Malonne</strong> ha la propria sede. <i>La Gribousine,</i> alla quale la birra &egrave; &ldquo;dedicata&rdquo;, &egrave; la figura quasi leggendaria di una donna vissuta in passato proprio a <em>Malonne</em>, dal carattere alquanto scostante, che alla fine della vita, grazie all&rsquo;opera del parroco, divent&ograve; invece un&rsquo;ottima cristiana. La <a href="http://www.confreries.be/conf/gribousine/index.htm"><em>Confr&eacute;rie de la Gribousine</em></a> &egrave; un&rsquo;associazione di <em>Malonne</em> che ha &ldquo;spinto&rdquo; la <strong>Brasserie di Malonne</strong> a creare delle birre che &ldquo;celebrassero&rdquo; questa tradizione popolare. La <strong><em>Gribousine Blond</em></strong> &egrave; una <u><em>belgian strong ale</em></u> dal robusto ABV( <strong>8,5%</strong>) e dalla caratterizzazione vicina a quella di una <u><em>triple</em></u>. Non un grande equilibrio, molto accentuata la componente alcolica, che &ldquo;brucia&rdquo; un po&rsquo; tutto il contesto. Pi&ugrave; malti che luppoli, corpo consistente e non molto beverino, buona la corsa finale, fruttata pi&ugrave; che luppolata. Pi&ugrave; bella la storia che la birra. Personalmente, un po&rsquo; troppo in &ldquo;stile Binchoise&rdquo;, le cui birre mi paiono sempre &ldquo;troppo&rdquo; alcoliche. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 8,5% vol.; </span></span><em><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">&copy;Alberto Laschi</span></span></em></div>
</div>

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		<title>La grande 10 di Rulles, sontuosa.</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 07:44:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.inbirrerya.com/?p=6661</guid>
		<description><![CDATA[Gregory Verhelst, ormai &#34;di casa&#34; dalle nostre parti (leggasi Villaggio della birra et similia), celebra quest&#39;anno il 10&#176; anniversario dell&#39;apertura della propria brasserie in quel di Rulles, nella pregiata (dal punto di vista birrario) valle della Gaume. Minuscolo villaggio del comune di Habay, nella provincia del Lussemburgo belga, Rulles si trova nelle immediate vicinanze della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em>Gregory Verhelst</em>, ormai &quot;di casa&quot; dalle nostre parti (leggasi <em>Villaggio della birra</em> <em>et similia</em>), celebra quest&#39;anno il <strong>10&deg; </strong>anniversario dell&#39;apertura della propria brasserie in quel di <em>Rulles,</em> nella pregiata (dal punto di vista birrario) <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/14/brasserie-st-helene/">valle della Gaume</a>. <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Rulles">Minuscolo villaggio</a> del comune di <em>Habay</em>, nella provincia del <em>Lussemburgo</em> belga, <em>Rulles</em> si </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/gregory2.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-6668" height="225" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/gregory2-300x225.jpg" title="gregory2" width="300" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">trova nelle immediate vicinanze della <a href="http://www.parcnaturel.be/">riserva naturale di Anlier</a>. Questa ultima specifica non &egrave; marginale, anzi: le acque del fiume che attraversa il piccolo paesino provengono direttamente da questa riserva naturale e possiedono caratteristiche quasi perfette per brassare. <em>Gregory</em>, infatti, non le filtra n&egrave; le tratta in alcun modo e, poverissime di minerali come sono, rappresentano (assieme ai lieviti d&#39;<em>Orval</em>) il valore aggiunto di tutti i prodotti di questa brasserie, piccola ma ormai conosciuta (ed apprezzata) in tutto il mondo. Come dicevo, Gregory inizia la propria attivit&agrave; produttiva nel <strong>2000</strong>, &quot;nel nome&quot; di tre principi per lui fondamentali: <em><u>Qualit&agrave;, Passione, Tipicit&agrave;</u>.</em> Gi&agrave; tre anni dopo costruisce il primo impianto di stoccaggio, accanto al minuscolo birrificio che ancora si trovava ai bordi della strada principale del paese, all&#39;interno di una vecchia casa riadattata. Nel <strong>2006 </strong>il secondo scalino: un nuovo impianto produttivo</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/affiche-brassigaume-20101.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-medium wp-image-6675" height="300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/affiche-brassigaume-20101-168x300.jpg" title="affiche brassigaume 2010" width="168" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> predisposto in a</span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">mbienti diversi da quelli precerdenti e una diversa ridistribuzione logistica delle varie fasi della lavorazione/stoccaggio.<a href="http://www.larulles.be/"> Guardare le gallerie fotografiche</a> riportate nel sito della brasserie che danno conto delle due fasi &quot;storiche&quot; aiuta non</span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> poco a fare i debiti raffronti e danno davvero la misura del concetto di &quot;produzione artigianale&quot;. Altrettanto rimarchevole &egrave; l&#39;impegno competente ed instancabile che <em>Gregory</em> profonde nell&#39;organizzazione, nella vicinissima (<strong>2</strong> km.) <em>Marbehan</em>, del <em><strong>Brassigaume</strong></em>, festival belga, ma di impostazione internazionale, dedicato ai microbirrifci artigianali.<strong> 21</strong> birrifici hanno partecipato quest&#39;anno alla<strong> 10&deg;</strong> edizione del festival, che si svolge solitamente nel <strong>3&deg;</strong> fine settimana di ottobre; di questi ben<strong> 4</strong> italiani (<em>Torrechiara, Toccalmatto, Lambrate, Orso Verde</em>), assieme a <strong>12</strong> belgi, <strong>2 </strong>inglesi,<strong> 3 </strong>francesi. <a href="http://picasaweb.google.com/85.bieres/Brassigaume2010?authkey=Gv1sRgCNCIy5f0t5_MsgE&amp;feat=directlink#">Qui un bel reportage fotografico</a> dell&#39;edizione di quest&#39;anno, nel quale si riconoscono molti visi, noti anche solo per il fatto di essere &quot;transitati&quot; pi&ugrave; di una volta al &quot;nostro&quot; <em>Brassigaume</em>, cio&egrave; al <strong><em>Villaggio della Birra</em></strong>. <br />
	</span></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">L&#39;aveva portata al <strong>Villaggio</strong> di quest&#39;anno, in anteprima assoluta, <em><strong>La Grande 10</strong></em>, la birra &quot;celebrativa&quot; dell&#39;anniversario del quale parlavo prima. E non mi era ancora capitato di poterla assaggiare. Ascoltare <em>Gregory </em>che ne parla in una sua intervista postata su <a href="http://www.pintaperfetta.com/2010/09/30/intervista-esclusiva-con-gregory-verhelst-brasserie-rulles/">Pinta Perfetta</a> mi ha aiutato a capirne la filosofia produttiva, o </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/la-rulles-10.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-6670" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/la-rulles-10.jpg" style="width: 311px; height: 239px;" title="la rulles 10" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">meglio, le intenzioni del produttore (che poi sono la stessa cosa). Sinteticamente e pragmaticamente <em>Gregory </em>dice, in questa intervista, che nel fare questa birra ha volutamente privilegiato il concetto di &quot;semplicit&agrave;&quot;: <em>one malt, one water, one yeast, one hop, one brewer</em>. Tutto qui, solo questo, semplicemente questo. E come per tutte le cose semplici, che sono le pi&ugrave; complicate perch&egrave; non ulteriormente semplificabili, anche per questa &quot;semplice&quot; birra &egrave; difficile dire qualcosa di pi&ugrave;, o in pi&ugrave;. Sontuosamente semplice, quasi austera nella sua eleganza, pochi fiocchini e gale, tanti merletti (nella schiuma per&ograve;); di un amarezza decisa e inconfondibile, robusta ma anche rotonda, <strong>10&deg;</strong> alcolici omogeneamente diffusi e durevoli, calda e rassicurante. A volerla paragonare a qualcun altra, ricorda le<em> Dupont</em> pi&ugrave; classicheggianti (<a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/04/cervesia.html"><em>Cervesia</em></a>, <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2009/02/moinette-blonde-2008.html"><em>Moinette Blonde</em></a>) e la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/11/malheur-brut-reserve.html"><em>Mahleur Brut Reserve</em></a>, (assaggiata pochi giorni fa, un anno dopo la sua naturale data di scadenza: uno spettacolo di raffinatezza!) nelle quali, davvero, la classe non &egrave; acqua. Una birra per le occasioni importanti, da sorseggiare con ponderatezza. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 10% vol.; <em>&copy;Alberto Laschi</em></span></span></p>

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		<title>Contreras, e le sue Valeir</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 06:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gavere, 12.000 abitanti o poco pi&#249;, &#232; un comune della provincia fiamminga delle Fiandre Orientali; qui, dal 1818 &#232; aperta una delle birrerie storiche del Belgio, la Contreras Brouwerij, aperta, in quell&#39;anno da Val&#233;re Latte, che era non solo era agricoltore e produttore di birra, ma anche uno dei politici pi&#249; in vista della citt&#224; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><a href="http://www.gavere.be/website/1-www.html"><em>Gavere</em></a>, <strong>12.000</strong> abitanti o poco pi&ugrave;, &egrave; un comune della provincia fiamminga delle <a href="http://http://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_delle_Fiandre_Orientali"><em>Fiandre Orientali</em></a>; qui, dal <strong>1818</strong> &egrave; aperta una delle birrerie storiche del Belgio, la <a href="http://www.contreras.be/nl/brouwerij"><strong><em>Contreras Brouwerij</em></strong></a>, aperta, in quell&#39;anno da <em>Val&eacute;re Latte</em><span class="long_text" id="result_box"><span style="background-color: rgb(255, 255, 255);" title="Die was niet alleen landbouwer en brouwer,<br />
maar daarbij ook nog eens gemeentesecretaris van Gavere.">, che era non solo era agricoltore e produttore di birra, ma anche uno dei politici pi&ugrave; in vista della citt&agrave; di </span></span></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/logo-contreras.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-6230" height="106" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/logo-contreras-300x106.jpg" title="logo contreras" width="300" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span class="long_text" id="result_box"><span style="background-color: rgb(255, 255, 255);" title="Die was niet alleen landbouwer en brouwer,<br />
maar daarbij ook nog eens gemeentesecretaris van Gavere."><em>Gavere</em>. Nel <strong>1898</strong> la <em>Brouwerij Latte</em> (questo il nome primigenio della futura <em><strong>Contreras</strong></em>) viene ceduta alla famiglia <em>Contreras</em>, che possedeva gi&agrave; un birrificio nella cittadina di <em>Evergem</em> (chiusa poi nel <strong>1925</strong>). Da allora la brouwerij &egrave; rimasta sempre di propriet&agrave; dei <em>Contreras,</em> famiglia dalle origini spagnole (della regione <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Estremadura">Castiglia ed Estremadura</a>), che si era stabilita in <em>Boemia</em> prima di trasferirsi definitivamente in Belgio. Il birrificio ha vissuto, commercialmente parlando, fino a pochi anni fa, sulla vendita di un paio di birre di fascia popolare (la <em>Contra Pils</em> e la <em>Raf Export pils</em>), e di una ambrata, la <em>Tonneke</em>, che hanno sempre riscosso un buon gradimento di vendita. La &quot;svolta&quot; produttiva &egrave; avvenuta nel <strong>2004,</strong> quando in fabbrica fa il suo ingresso il mastro birraio<em> Frederick de Vrieze</em> (fidanzato, fra l&#39;altro, di una delle eredi della famiglia <em>Contreras</em>). Rilanciata in grande stile la <em>Tonneke</em>, stabilizzata e &quot;rifinita&quot; la linea-base delle pils (&egrave; rimasta solo la <em>Contra Pils</em>), inserita una saison (<em>Especial Mars</em>), la <em>Contreras</em> ha fatto il &quot;botto&quot; con la nuova</span></span></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/contreras-1.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-medium wp-image-6231" height="229" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/contreras-1-300x229.jpg" title="contreras 1" width="300" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span class="long_text" id="result_box"><span style="background-color: rgb(255, 255, 255);" title="Die was niet alleen landbouwer en brouwer,<br />
maar daarbij ook nog eens gemeentesecretaris van Gavere."> linea di birre ad alta fermentazione <em><strong>Valeir</strong></em>, commercializzata a partire dal <strong>2004</strong>. Ispirate alla figura pi&ugrave; o meno leggendaria di un soldato dal nome <em>Valeir </em>(la cui statua &egrave; ancora oggi visibile sulla piazza del mercato di <em>Gavere</em>), che avrebbe partecipato nel luglio del <strong>1453</strong> alla battaglia di <em>Gavere</em>, combattuta vicino <em>Semmerzake</em>, tra l&#39;esercito di <em>Filippo III, duca di Borgogna</em>, e la citt&agrave; ribelle di <em>Gand</em> (la battaglia fu vinta dall&#39;esercito del duca e provoc&ograve; la morte di circa <strong>16.000</strong> cittadini di<em> Gand</em>). Attualmente sono quattro le birre di questa linea &quot;vincente&quot;: la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2009/05/valeir-donker.html"><em><strong>Donker,</strong></em></a></span></span><span class="long_text"><span style="background-color: rgb(255, 255, 255);" title="Die was niet alleen landbouwer en brouwer,<br />
maar daarbij ook nog eens gemeentesecretaris van Gavere."> una <em><strong>Blond</strong></em> di <strong>6,5&deg;</strong> gradi alcolici, la <em><strong>Divers</strong></em> (una <em>triple </em>con un ABV di <strong>8,5</strong>) e l&#39;<em><strong>Extra</strong></em> (una blond di <strong>6,5&deg;</strong> ispirata allo stile delle <em>IPA</em>, &quot;nata&quot; nel <strong>2007</strong> e battezzata allora con il nome di <em>El Toro</em>, per celebrare il passaggio da <em>Gavere</em> del <em>Tour de France</em>)</span></span>.</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/valeir-extra.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-6234" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/valeir-extra.jpg" style="width: 212px; height: 143px;" title="valeir-extra" /></a></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em><strong>Valeir Extra</strong></em>, &quot;nata&quot; nel <strong>2008</strong>: una belga che assomiglia ad una americana. <strong>6,5&deg;</strong> gradi alcolici, una freschezza invidiabile ed una bevibilit&agrave; ruffiana. Forse (mi manca solo la <em><strong>Blond</strong></em> da assaggiare) la migliore delle quattro <em><strong>Valeir</strong></em>, che strizza l&#39;occhio alla moda americaneggiante delle IPA, innestata su di un classica e solida tradizione belga. I luppoli <em>Sterling </em>ed <em>Amarillo</em> le conferiscono una grazia particolare, rinvigorendola, la ingentiliscono. Niente estremizzazioni luppolate, bello il sottofondo maltato, rotondo e vellutato, elegante il perlage e la carbonazione, floreale e legegrmente speziato l&#39;aroma, fine e cremosa la schiuma, leggermente velato il biondo ramato di questa birra. Pericolosamente beverina.</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/Valier-TripleUSFront1.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-6233" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/Valier-TripleUSFront1-300x201.jpg" style="width: 215px; height: 145px;" title="Valier-TripleUSFront" /></a></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em><strong>Valeir Divers</strong></em>, la stessa &quot;data di nascita &quot; (<strong>2005</strong>) della <em><strong>Donker</strong></em>, una triple robusta (<strong>8,5&deg;</strong> alcolici), ma non particolarmente riuscita, a mio parere. Corposa e calda di alcool, seccamente luppolata dal <em>Saaz</em>, rifermentata in bottiglia grazie all&#39;uso di lieviti e zucchero di canna. Sull&#39;aroma ci siamo (caldo di malto, leggermente piccante di lievito, il luppolo che sintetizza il tutto), anche la schiuma &egrave; ok (abbondante, fine, cremosa e persistente). E&#39; il palato che non rimane molto soddisfatto, o almeno il mio palato: un sapore che non ti aspetti, eccessivamente speziato (sembra cannella, o radice di ginseng), che genera una sorta di squilibrio generale. Buono l&#39;attacco della sorsata, un po&#39; disturbata nella sua corsa finale da questa sensazione, che nemmeno una luppolatura sostenuta riesce ad &quot;ammortizzare&quot;. Peccato, perch&egrave; la birra nel suo insieme, preva promettere bene, all&#39;inizio.</span></span></p>
<p><a href="http://http://www.bloggen.be/bier_in_beeld/"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Per finire, molto interessante il report fotografico della visita a <em><strong>Contreras</strong></em> postato nelle date 24 e 25 ottobre sul blog degli amici Thierry e Bianca.</span></span></a></p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/Contreras_6.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-6235" height="200" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/Contreras_6-300x200.jpg" title="Contreras_6" width="300" /></a></p>

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		<title>Brasserie St. Helene</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 05:53:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La regione è quella della Gaume, nel sud del Belgio, vicino al confine con la Francia, non lontano dal Granducato del Lussemburgo, una zona a vocazione turistica, dal microclima particolare. E&#8217; anche chiamata la Piccola Provenza del Belgio, con il suo centro abitato più famoso, Virton, una cittadina di 12.000 abitanti circa, situata proprio al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La regione è quella della <a href="http://soleildegaume.com/"><em><strong>Gaume,</strong></em></a> nel sud del Belgio, vicino al confine con la Francia, non lontano dal Granducato del Lussemburgo, una zona a vocazione turistica, dal microclima particolare. E&#8217; anche chiamata la <em>Piccola Provenza </em>del <em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/logo-st.-helene.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-5859" title="logo st. helene" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/logo-st.-helene-300x244.png" alt="" width="300" height="244" /></a>Belgio</em>, con il suo centro abitato più famoso, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Virton">Virton</a>, una cittadina di 12.000 abitanti circa, situata proprio al centro della <em>Gaume</em>. E&#8217; terra di birrifici, la <em>Gaume</em>: nel raggio di non molti chilometri vi si possono trovare  l&#8217;<a href="http://www.orval.be/"><em>Abbazia D&#8217;Orval</em></a>, l&#8217;ormai conosciutissima <a href="http://www.larulles.be/"><em>Brasserie Artisanale de Rulles </em></a>, la storica <a href="http://www.brasseriegigi.eu/"><em>Brasserie GiGi</em></a> attiva da più di 160 anni, la <a href="http://www.millevertus.be/"><em>Brasserie Millevertus</em></a> di Toernich-Arlon, la <a href="http://www.les3brasseurs.com/restaurant.php?resto=28"><em>Brasserie les 3 Brasseurs </em></a>di Athus, la neonata <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/09/22/la-brasserie-du-lion-a-plume-e-la-metisse/"><em>Brasserie du Lion à Plume</em></a> che produce (per ora) la sua unica birra, la <em>Metisse</em>, nell&#8217;impinato della <a href="http://www.sainte-helene.be/"><em>Brasserie Saint Helene </em></a>di <em>Ethe</em>, <strong>4 </strong>chilometri appena da <em>Virton</em>. Zona quasi &#8220;fatata&#8221; quindi, per la produzione birraria, con una ulteriore &#8220;aggravante&#8221;: spesso i birrifici della zona si trovano a poter usare anche i lieviti di <em>Orval,</em> che i monaci distribuiscono, almeno occasionalmente, fra i brasseurs della zona, che lo usano proprio perchè rispetta ed incentiva la tipicità delle birre che si fanno in quella zona.</p>
<p>Dopo aver parlato di<em><strong> <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/09/22/la-brasserie-du-lion-a-plume-e-la-metisse/">Raphaël Vanoudenhoven</a></strong></em><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/09/22/la-brasserie-du-lion-a-plume-e-la-metisse/">,</a> e dopo <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/03/villaggio-2010-video-degustazione-metisse/">averlo visto all&#8217;opera </a>con <em>Kuaska</em> in uno dei laboratori di degustazione dello scorso Villaggio, adesso è la volta del padrone di casa di <em>Rapahel</em>, cioè di <em>Eddy Pourtois</em>, titolare della <em><strong>Brasserie Saint Helene</strong></em>, presso  cui locali di produzione vede la luce anche la <em>Metisse</em>. <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/brasserie-st-helene.jpg"><img class="alignright size-medium  wp-image-5860" title="brasserie-st-helene" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/brasserie-st-helene-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" /></a><em>Eddy</em> inizia la sua avventura produttiva nel <strong>1993</strong>, dopo aver trascorso alcuni anni producendo vino, e inizia come tutti i produttori che si &#8220;rispettano&#8221;, cioè come homebrewer: prima un pentolone da <strong>20</strong> lt., poi da <strong>50</strong> e infine da <strong>100</strong>, tutti adoperati con i manuali aperti, per passare progressivamente dalla teoria alla pratica. Ci vogliono un po&#8217; d&#8217;anni, la partecipazione a corsi specifici e si arriva così al <strong>1998</strong>, quando <em>Eddy </em>decide di fare il salto, diventando birraio di professione, aprendo ufficialmente il proprio impianto di produzione al quale da il nome della strda nella quale è posto,<em> rue de Saint Helene</em>, appunto. Il <strong>30 giugno 1999</strong> inizia la commercializzazione ufficiale delle proprie birre, nonchè prende vita un sodalizio (che ancora oggi dura) con <em>Gregory</em>, birraio de <em>la Rulles</em>, col quale danno vita alla prima edizione del <a href="http://www.brassigaume.be/en/index.php"><em><strong>Brassigaume</strong></em></a>, festival dei piccoli birrifici artigianali del Belgio, giunto quest&#8217;anno alla sua decima edizione (parteciperanno, fra gli altri, anche gli italiani <em>Lambrate, Orso Verde, Toccalmatto, Torrechiara</em> il <strong>15</strong> e il<strong> 16 </strong>ottobre prossimi). La storia produttiva di <em>Eddy</em> si complica un po&#8217; a cusa di alcuen vicende familiari, che lo portano, nel <strong>2002</strong> a cambiare la location del birrificio, <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/BrassiGaume.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5861" title="BrassiGaume" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/BrassiGaume-300x88.jpg" alt="" width="300" height="88" /></a>adesso a <em>Ethe</em>, pochi chilometri da <em>Virton</em>. Adesso la produzione si è stabilizzata,in un impianto completamente rinnovato nel <strong>2005</strong>, e può contare su una decina di prodotti, fra stabili e stagionali, per i quali <em>Eddy</em> usa solo malto e luppolo, senza alcuna speziatura, per sua personale scelta; quasi tutte le labels delle sue birre sono disegnate da <a href="http://www.palix.be/"><strong>Palix</strong></a> (che disegna, fra l&#8217;altro, anche le labels di <em>Rulles</em>), uno degli illustratori più conosciuti in Belgio. Nel <a href="http://www.birrerya.com/birrerya5/index.php?nome_birra=&amp;marca_birra=HELENE&amp;categoria_birra=&amp;colore_birra=&amp;tipo_birra=&amp;ordina_birra=NOME-BIRRERIA&amp;Invia.x=39&amp;Invia.y=16&amp;Invia=Filtra&amp;scelta=catalogo#desc">catalogo di Birrerya</a> sono presenti due delle birre di Eddy, quelle che si sono potute degustare allo scorso <strong>Villaggio</strong>, e cioè la <em><strong>Djean Triple</strong></em> e la <em><strong>Grognarde</strong></em>, entrambe nel formato 0,75 cl.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/sthelenelagrognarde.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5862" title="sthelenelagrognarde" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/sthelenelagrognarde-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p>La <em><strong>Grognarde</strong></em> è una birra asciutta e pungente, molto bitter, di <strong>5,5% </strong>vol. alc., di un biondo leggermente ramato, dalla netta caratterizzazione luppolata, quasi inglese, per certi versi. Netta la punta speziata che le conferisce il lievito piccante e rustico di <em>Orval,</em> che si ritrova nettamente sia nell&#8217;aroma che nel gusto (più nel gusto però). Fine la schiuma, relativamente ricca e non molto persistente, netta la frizzantezza, media la consistenza, per un prodotto che vede il malto impiegato abbastanza &#8220;rimpiattato&#8221;, ma non emarginato del tutto, da un luppolo vivace e accattivante. Ricche le note floreali, discreta la presenza di un cereale leggero e intrigante, lungo e asciutto il finale, molto bittering e rinfrescante.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/sainteheleneladJean.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5863" title="sainteheleneladJean" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/sainteheleneladJean-219x300.jpg" alt="" width="219" height="300" /></a></p>
<p>La <em><strong>Djean Triple</strong></em>, invece, è una &#8220;classica&#8221; triple d&#8217;impostazione belga, robusta e morbida allo stesso tempo, con il suo <strong>9%</strong> di vol. alc. che fa la sua bella figura in un contesto generale elegante ed importante. Una birra solida, dal bell&#8217;attacco maltato che si evolve, nel corso della degustazione, in un amaro importante, ben sostenuto da una rotondità generale e da un bell&#8217;equilibrio gustativo. E&#8217; bionda, relativamente nebbiosa, dalla bella schiuma fine e cremosa, dalla speziatura lievitata molto meno pungente rispetto alla <em><strong>Grognarde</strong></em> e dalla luppolatura sempre decisa, ma un po&#8217; più al servizio del contesto generale, meno prevaricante. Biscotto, caramello, fiori, un po&#8217; di rustichezza ruspante le danno la configurazione finale, rendendola piacevola alla beva, anche al di là della sua robusta connotazione alcolica.</p>

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		<title>La Brasserie du Lion à Plume e la Metisse</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 07:14:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Raphaël Vanoudenhoven</strong></em>, a vederlo, non gli daresti più di 25 anni; poi pilucchi qua e là sul web e scopri che probabilmente ne ha un po&#8217; di più, che fa l&#8217;architetto, che ha un <a href="http://www.vanoudenhoven.be/">sito web personale</a> nel quale parla di sè e dei propri <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/09/portrait.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5404" title="portrait" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/09/portrait.jpg" alt="" width="100" height="141" /></a>progetti, nel quale però non si fa menzione della sua &#8220;<em>second life</em>&#8221; (o &#8220;<em>first life</em>&#8220;, chi lo sa), cioè di quella nella quale fa il mastrobirraio di un neonato birrificio artigianale in Belgio, la <a href="http://www.lion-a-plume.be/"><em>Brasserie du Lion à Plume</em></a>. Uno dei due birrifici (il secondo è il <em>St. Helene</em>) <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/09/15/il-villaggio-2010-per-flash-orari/">arrivati in ritardo</a> al <em><strong>Villaggio</strong></em>, nel pomeriggio del sabato, accomunati dalla stessa complicata sorte legata ad un viaggio un po&#8217; burrascoso. Non a caso sono arrivati tardi insieme, visto che il neo-nato birrificio (aprile <strong>2010</strong>) vallone ha la propria sede a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Messancy">Messancy</a>, al confine con il Lussemburgo, ma brassa la sua (per ora) unica birra nel vicino (<strong>20 </strong>km. circa) birrificio di <em>St. Helene</em> (che ha sede a <em>Virton</em>), nella <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gaume">valle della Gaume</a>, sede anche del birrificio de <em>La Rulles</em>, ma soprattutto, dell&#8217;<a href="http://inbirrerya.blogspot.com/search/label/Orval"><em>abbazia de Notre Dame d&#8217;Orval</em></a> (tutti nel raggio di <strong>50</strong> km., o giù di lì). <em>Raphael</em> ha una faccia molto giovanile (quelle facce dei valloni alle quali attribuisci sempre con un po&#8217; di difficoltà l&#8217;età reale), parla molto bene l&#8217;italiano, ed ha quella espressione seria propria di chi fa le cose con ponderatezza. L&#8217;ho &#8220;frequentato&#8221; poco nei due giorni del <em><strong>Villaggio</strong></em>, ma due episodi valgono la pena di essere raccontati. Lunedi post villaggio, tarda mattinata, lo accompagno al magazzino di <em>Birrerya</em> per fargli scaricare un po&#8217; di casse di <em><strong>Metisse</strong></em>: una<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/09/logo_big1.png"><img class="alignright size-full wp-image-5405" title="logo_big" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/09/logo_big1.png" alt="" width="241" height="458" /></a> volta aperto il portone rimane impressionato dal contenuto del magazzino stesso, tanto che mi chiede com&#8217;è possibile che così tanta birra (pronuncia la frase &#8220;<em>questo paradiso di birra</em>&#8220;) possa trovarsi tutta insieme così lontano dal Belgio e, per di più, in una terra così famosa per il vino. E gli fanno tre foto, al magazzino, per mostrale al loro ritorno, in Belgio. Una volta scaricate le casse, mi chiede alcuni suggerimenti su cosa vedere a Siena, che non aveva mai visitato, e che si apprestava a raggiungere per una giornata di full immersion turistica (ma non solo, visto l&#8217;architetto &#8220;che è in lui&#8221;). Gliele do e ci diamo appuntamento per la sera stessa, alla cena di fine-Villaggio, dove ci ritroviamo e dove mi parla, con tutta l&#8217;ammirazione possibile, di cosa aveva potuto vedere (lui e i suoi amici di <em>St. Helene</em>): e ne avevavno viste di cose, compresa <em>Piazza del Campo</em> dall&#8217;alto, dal momento che erano saliti fino in vetta alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Piazza_del_Campo">Torre del Mangia</a>. Gli ho spiegato che quella era la famosa piazza dove a Siena si svolge il Palio, cogliendolo di sorpresa e suscitando la sua incredulità. Riteneva quasi impossibile (meglio, quasi inverosimile) poter trasformare quel gioiello in una pista per la corsa di cavalli; aiutato da Gianni e da tutti gli altri autoctoni, gli abbiamo spiegato come materialmente accadeva il tutto, lasciandolo, definitivamente, stupefatto. Le stesse nostre spiegazioni si è poi premurato di passarle, in francese, ai suoi due compagni di viaggio, che hanno, come lui, sgranato gli occhi tanto così. Due episodi, ma che dicono già qualcosa della persona, che ho trovato interessante e interessata, oltre che gentile e molto disponibile. Speriamo di rivederlo dalle nostre parti, anche perchè, oltre a tutto ciò, sa anche far bene la birra.</p>
<p>Che per ora è solo una, una saison, la <em><strong>Métisse</strong></em>, che tanto è piaciuta alla gente del <em><strong>Villaggio</strong></em>, e che mi ha colpito per originalità e &#8220;spregiudicatezza&#8221;. <a href="http://www.pintaperfetta.com/2010/09/14/villaggio-della-birra-2010/">Qualcuno ha detto (e scritto)</a> che questo è stato l&#8217;anno delle<em> saison </em>al <em><strong>Villaggio </strong></em>(effettivamente quasi una decina, fra bellghe e italiane): la <em><strong>Métisse </strong></em>è quella, a parer mio, che più si è distinta per coraggio produttivo e risultato finale. Coraggio perchè per brassarla, oltre all&#8217;inglese <em>E.K. <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/09/metisse.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-5406" title="metisse" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/09/metisse-300x254.png" alt="" width="300" height="254" /></a>Goldings</em>,<em> Raphael</em> ha impiegato anche l&#8217;americanissimo <a href="http://www.brewersconnection.com/popup/Hop%20profile/cascade.htm"><em>Cascade</em>,</a> un luppolo non proprio &#8220;classico&#8221; per un tipologia di birra, quella delle s<em>aison</em>, al quale la <em><strong>Métisse</strong></em> si ispira. <strong>6,5</strong>% vol. alcolico (che non si avvertono più di tanto)<strong> 38 </strong>di IBU (ma mi sembravano di più) una &#8220;rustichezza&#8221; polverosa che la rende &#8220;maschia&#8221;, senza farne un inutile, paradossale esempio di machismo birrario. Un po&#8217; di aria nuova, quindi nel mondo delle<em> saison</em> (per parte nostra ci ha già pensato Schigi con la sua <em><strong>Saison</strong></em>), senza per questo voler per forza snaturare un mito produttivo. Una bella birra, solida e di carattere, bionda al punto giusto, dal bel cappello cremoso di schiuma, e dal naso veramente terragno, quasi muffato, che fa davvero venire in mente la penombra di cantine polverose. Bello il palato, altrettanto screziato e rustico, ottima la pulizia che se ne ricava dalla bevuta, equilibrata la carbonazione, ben luppolato il finale, privo di fronzoli. Bell&#8217;inizio, questa <em><strong>Mètisse</strong></em>; speriamo sia solo la prima di una bella serie. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 6,5% vol.; <em>©Alberto Laschi.</em></p>

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